World Tour 2020: 4 considerazioni sul nuovo calendario

Salvare il salvabile”.

È questo il concetto espresso da David Lappartient, presidente dell’UCI, riguardo al nuovo calendario World Tour svelato nella giornata di martedì. Per giorni – se non settimane – voci, ipotesi e indiscrezioni sul possibile collocamento delle maggiori corse su strada si sono inseguite in attesa che il massimo organo internazionale si pronunciasse ufficialmente e iniziasse a dare qualche certezza circa la ripresa dell’attività agonistica nel 2020.

In settimana finalmente, corridori, squadre, tifosi e addetti ai lavori hanno cominciato a vedere una piccola luce in fondo ad un tunnel ancora lungo e insidioso, da percorrere con cautela e una dose di sano realismo.

Già, perché se le curve dei casi di Covid-19 e il conseguente allentamento generalizzato delle restrizioni hanno permesso di stilare con accuratezza un piano corse tanto denso quanto sensibile alle varie esigenze di un universo (quello del ciclismo professionistico) dal futuro decisamente pericolante, la situazione oggi esige di usare un quanto mai doveroso condizionale.

Le possibilità, infatti, di assistere ad una seconda ondata epidemica e, in generale, le incertezze legate a un virus per molti aspetti ancora sconosciuto suggeriscono di restare prudenti, esaltarsi poco e continuare a navigare a vista tenendo sotto controllo gli sviluppi in tutta Europa e non solo.

Nonostante questo, e con l’intento di guardare avanti per scongiurare uno stop che rappresenterebbe un potenziale tsunami per il mondo delle due ruote, l’Unione Ciclistica Internazionale ha provveduto a stilare un calendario molto fitto che, a livello World Tour, prevede 25 eventi (17 gare di un giorno e 8 gare a tappe più la EuroEyes Cyclassics Hamburg e la Eschborn-Frankfurt ancora da confermare) assieme ai campionati nazionali da svolgere in un arco di tempo che va dal 1 agosto (Strade Bianche) all’8 novembre (conclusione della Vuelta a España).

Alla luce di queste disposizioni e considerata anche l’assenza di un prestigioso obiettivo come i Giochi olimpici, ora verrà il momento per tutti di riprogrammare obiettivi, sforzi e allenamenti nel tentativo di farsi trovare pronti e preparati quando più conterà.

Non volendo sconfinare nel complesso lavoro a cui saranno chiamati preparatori e allenatori dei vari team, scorgendo tuttavia quanto approntato dall’UCI sono numerose le considerazioni e le riflessioni che si potrebbero fare. Proprio nell’ottica di analizzare la nuova calendarizzazione e provare a tener conto dei possibili sviluppi e incroci di questa stagione accorciata, di seguito proviamo brevemente a mettere l’accento su quattro aspetti che saltano all’occhio dopo la lettura del documento emanato due giorni orsono.

Punti fermi

Nel redigere il nuovo calendario maschile WT 2020 sono due le certezze da cui, Lappartient e i suoi collaboratori, sono voluti partire: i Mondiali di Aigle-Martigny e il Tour de France.

La rassegna iridata svizzera – che gli organizzatori hanno ribadito voler essere senza restrizioni per il pubblico – è l’unica manifestazione che non ha subito spostamenti di data ma, proprio per questo, la sua collocazione si accavalla con la Grande Boucle.

Domenica 20 settembre, infatti, in terra elvetica è prevista la cronometro individuale élite e, per ragioni tecniche, difficilmente un’inversione delle prove contro il tempo potrà essere applicata: dunque, chi sarà impegnato in Francia (a meno di ritiri anticipati) non potrà prendere parte alla gara contro le lancette che varrà il titolo di campione del mondo.

Sul Tour (come ancor di più sul Criterium du Dauphine in programma dal 13 al 16 agosto) resta più di un dubbio vista la decisione del ministro dello sport francese Edouard Philippe di vietare fino al 1° settembre gli eventi che prevedono una presenza di persone superiore alle 5000 unità.

Saranno fatte delle deroghe? Si correrà a porte chiuse come già avvenuto alla Parigi-Nizza?

Al momento questo non è dato saperlo. Sicuramente l’importanza e l’esposizione mediatica della Grande Boucle sono uniche (Lappartient ha dichiarato che “senza Tour quest’anno sarebbe un disastro […] perché per una squadra costituisce circa il 50% della visibilità e se investi nel ciclismo il ritorno arriva dall’esser visto al Tour”) per cui c’è da aspettarsi che ASO, fino alla fine, cercherà soluzioni ed eventualmente compromessi perché il Tour si corra.

Sovrapposizioni

Condensando la stagione in circa quattro mesi era inevitabile che alcuni eventi si svolgessero nelle stesse date.

Questo, a livello di scelte, porterà gli atleti a seguire percorsi e direzioni ben precise prediligendo una o più corse a discapito di altre. Difficilmente, dunque, sarà possibile assistere al confronto fra molti grandi nomi all’interno di una singola manifestazione se questa si svolgerà in contemporanea ad altre di valore non dissimile: in questo caso le competizioni entreranno inevitabilmente in conflitto tra loro e, pur non volendo, si dovranno contendere visibilità e attenzioni.

Alcune corse potrebbero pagare queste penalizzanti dinamiche ma, sebbene molti potrebbero storcere il naso, questo avverrà per un solo e semplice motivo: far sopravvivere il ciclismo professionistico per come è concepito oggi.

Correre nello stesso periodo, in quest’ottica, si configura come un sacrificio necessario per consentire al movimento e a tutti coloro che vi gravitano attorno di mantenersi in piedi e non crollare.

I tifosi e noi tutti dunque ce ne faremo una ragione se durante il Giro d’Italia (che come da tradizione avrà una durata classica di tre settimane, dal 3 al 25 ottobre) si correranno tutte le classiche del Nord ad eccezione della Freccia-Vallone (30 settembre): Liegi-Bastogne-Liegi (4 ottobre), Amstel Gold Race (10 ottobre), Gand-Wevelgem (11 ottobre), Giro delle Fiandre (16 ottobre), Dwars door Vlaanderen (14 ottobre) e Parigi-Roubaix (25 ottobre, questa peraltro potrebbe anche stuzzicare qualcheduno a lasciare la gara italiana prima dell’ultima tappa) così disposte porteranno gran parte del circus a rinunciare alla Corsa Rosa.

Come d’altro canto, ragionando sempre sui grandi giri, pensare di presenziare (o ancor più di ambire alla vittoria) in due delle tre grandi corse a tappe quest’anno risulterà alquanto complesso: Giro e Vuelta (accorciata a due settimane e senza partenza dall’Olanda) si sovrappongono per cinque giorni (20-25 ottobre) mentre l’accoppiata Giro e Tour, per quanto affascinante sulla carta (a separare la fine dell’uno dall’inizio dell’altro intercorrono solo 12 giorni) resta di difficile praticabilità a causa proprio della vicinanza tra i due impegni e soprattutto degli sforzi (per non parlare delle capacità di recupero) che richiedono le due competizioni.

Variabile meteo

Un’altra conseguenza della ridistribuzione degli eventi nella seconda metà dell’anno è che, in alcuni casi, organizzatori e corridori potrebbero avere a che fare con condizioni climatiche differenti rispetto a quelle abitualmente incontrate nel periodo di originaria collocazione in calendario.

In virtù di questo, è quindi bene tenere a mente le tendenze generali registrate in Europa di recente e in particolare nel 2019, anno in cui diverse nazioni (Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito tra queste) hanno toccato le loro massime temperature di sempre e dove è stata confermata la tendenza dell’ultimo quinquennio che vede la temperatura media del continente superiore di 2 gradi a quella dell’era preindustriale.

Gli ultimi 12 mesi in particolare sono stati i più caldi di sempre in Europa ma, assieme alle ondate di calore, sono stati caratterizzati anche da eventi meteorologici di rara violenza e da una piovosità molto accentuata specie a fine autunno-inizio inverno (a novembre le precipitazioni in centro e sud Europa sono state quattro volte superiori alla media).

Detto che è difficile riscontrare un trend preciso per quel che riguarda le piogge, alla luce degli ultimi accadimenti a livello climatico tuttavia sarà bene tenersi pronti a ogni casistica rivolgendosi, come extrema ratio, al protocollo meteorologico sottoscritto dall’UCI.

Non è improbabile infatti, ad esempio, che al Giro d’Italia ad ottobre ci si possa imbattere in fitte nevicate ad alta quota, un evento per il quale bisognerà avere delle alternative pronte e soprattutto non farsi trovare impreparati. Come (e in molti già se lo augurano) non sarà il caso di meravigliarsi di fronte all’eventualità di una Parigi-Roubaix bagnata.

Altre squadre e altre corse

L’attività delle formazioni ProTeam e Continental e l’effettivo svolgimento di un calendario alternativo a quello World Tour sono questioni strettamente legate tra di loro.

Le prime, sebbene in alcuni importanti casi possano sfruttare gli inviti a competizioni WT, hanno necessariamente bisogno di una più ampia visibilità e un maggior numero di corse per giustificare sforzi e investimenti e provare così, in qualche modo, a reggere l’urto delle difficoltà create dal Covid-19 a tutto il movimento ciclistico internazionale.

Al contempo, la presenza in parallelo di un altro circuito (seppur ristretto) di manifestazioni a cui poter prendere parte da un lato garantirebbe agli organizzatori di vedere ripagati i propri sacrifici e dare continuità a corse storiche, dall’altro fornirebbe proprio ai corridori appartenenti a team WT una vitale opportunità per preparare o rifinire la forma in vista degli appuntamenti più rinomati.

Riguardo a queste corse, Lappartient e l’UCI si sono espressi dicendo che una versione completa e più aggiornata del calendario comprendente le corse di tutte le categorie sarà presentata entro il 20 maggio: la speranza pure in questo caso, sempre per il bene di tutti e nel rispetto delle indicazioni fornite dagli apparati sanitario-governativi dei singoli paesi, è che se ne possano disputare il più possibile.

Non solo, l’augurio è che, studiando una nuova collocazione per queste altre tipologie di gare, prevalga il buon senso e la disposizione delle stesse faciliti gli spostamenti (nel World Tour sono solo tre gli eventi extraeuropei) e l’organizzazione logistica delle squadre che, verosimilmente, dovranno scorporarsi in più location per riuscire ad essere al via di più manifestazioni contemporaneamente.


Detto ciò, completare o meno un programma agonistico simile dipenderà in gran parte dalle decisioni che i singoli Stati prenderanno per contenere l’epidemia a seconda dell’evolversi della stessa nei prossimi mesi.

In questo però, un ruolo chiave lo avremo in primis proprio noi, genti e popoli del mondo, coi nostri (imprudenti) comportamenti che potrebbero, nonostante i numerosi appelli già fatti al nostro senso di responsabilità, spingere il batterio e favorire la sua capacità di riprodursi.

Oltre, perciò, alla sicura buona volontà di corridori, team, enti e singole federazioni, solo adottando le giuste contromisure e solo agendo tutti in maniera consapevole nelle attività quotidiane delle prossime settimane potremo far sì che questo piano di emergenza ideato per il ciclismo professionistico diventi realtà.

Senza addentrarci in discussioni a sfondo politico e lasciando momentaneamente perdere chi dovrà decidere quali provvedimenti e/o allentamenti adottare, nel nostro piccolo quello che possiamo fare (e in grandissima parte abbiamo già fatto) ora è stringerci come dei gregari attorno al nostro capitano (la nostra salute) e, da appassionati, arrivare insieme a tagliare il traguardo più bello: quello di goderci e tornare a emozionarci davanti al ciclismo corso in strada.

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