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Tour De France: Non solo lancette

Tra i corridori presenti in maglia Katusha-Alpecin alla 106^edizione del Tour de France ce n’è uno che, tolti casco e occhiali, spicca più degli altri, non può proprio passare inosservato. Ha i lineamenti candidi, apparentemente innocenti, la pelle di carnagione chiara, una capigliatura che sotto il sole di luglio produce riflessi accecanti e, soprattutto, un paio di piccoli e vispi occhi azzurri sempre attenti a non perdersi nulla di ciò che accade intorno e a squadrare persone e interlocutori.

La figura tratteggiata, dalle sembianze pure e angeliche che ricordano da vicino quelle di un imberbe fanciullo, cozza con la durezza del suo nome e cognome, contraddistinti da un intricato e disarmonico accostamento di consonanti: Mads Würtz Schmidt. Nonostante questo, la fisionomia e la carta d’identità del ragazzo non mentono: è davvero giovane (ha 25 anni) e le sue stagioni migliori devono ancora venire.

Non che quelle precedenti siano state deludenti o non ne abbiano rivelato il talento, ma si sa, un conto è affermarsi tra gli juniores e i dilettanti un altro è farlo tra i professionisti, tra i grandi del pedale che da sempre conosci e ammiri. Glielo si legge in faccia, facendo attenzione, che il ragazzo ha voglia di emergere, di dire la sua, di recitare una parte da protagonista anche sul palcoscenico più importante del mondo, il World Tour.

Sotto la pelle dura, levigata a lungo dai venti del nord, e un mezzo sorriso che pare sempre aver stampato in faccia, Mads sa che è arrivata l’ora di mettere in mostra le proprie qualità a tutto tondo, non può e non ha mai voluto accontentarsi di essere solo l’uomo delle cronometro, sebbene sia proprio questo l’esercizio che più di ogni altro, finora, gli ha dato le gioie maggiori e gli ha regalato la ribalta a livello mondiale.

Campione del mondo contro il tempo sia a livello juniores che Under 23, più volte campione nazionale a livello giovanile, sfidando le lancette il danese di Randers (città più devota al calcio che alle due ruote) ha ottenuto nove delle sedici vittorie complessive (classifiche generale escluse) da quando a otto anni ha deciso di abbracciare definitivamente il ciclismo, una scelta quasi scontata visti i precedenti illustri in famiglia: il padre Steen è stato membro della Nazionale di mountain bike negli anni ’90, la madre Susanna di quella femminile su strada negli anni ’80, lo zio Jørgen si è laureato campione del mondo fra gli amatori, mentre la cugina Lotte è stata iridata junior nel 1988.

La bici dunque è da sempre stata nel DNA di famiglia ed era destino che anche Mads prima o poi ne subisse irrimediabilmente il fascino. Gli inizi tuttavia non sono stati facili per via di un ritardo nel suo sviluppo fisico ma col tempo le cose si sono aggiustate e già tra gli juniores riesce a esprimersi su buoni livelli, trovando la sua dimensione e, in particolare, capendo di essere naturalmente predisposto per le prove contro il tempo. A 15 anni, finendo tra i primi sei il campionato nazionale under 17 contro avversari più grandi e potenti, comprende che quella specialità può regalargli davvero grandi soddisfazioni e lavorando alacremente per un anno intero la stagione successiva salirà sul gradino più alto del podio nella stessa gara.

Da lì, seppur con alti e bassi, Mads prende consapevolezza dei propri mezzi e inizia una scalata fino al mondiale Under 23 di Richmond dove, trionfando nella prova a cronometro, attira definitivamente su di sé le attenzioni di diverse squadre professionistiche. Sorprendendo un po’ tutti però, al termine di quella rassegna iridata decide di rimandare al mittente le offerte e le proposte dei top team del World Tour per completare il suo sviluppo e il percorso a livello continental, ritardando quindi di un anno l’approdo tra i big.

Il ragazzo proveniente dallo Jutland ovviamente nel frattempo non si ferma anzi, i successi al Triptyque des Monts et Châteaux, la doppia maglia di campione nazionale (strada e crono) e i trionfi al Giro di Danimarca (la corsa che più di tutte le altre ne ha visto i miglioramenti e il progresso anno dopo anno) convincono definitivamente la Katusha a investire con denaro sonante su di lui e ad accaparrarsi le sue capacità.

Dal 2017 Wurz Schmidt è così entrato a far parte dello squadrone di matrice russa trovandosi però più a faticare che a gioire, con più desideri e sogni ancora da realizzare che risultati concreti, con un rendimento al di sotto delle attese e nessuno squillo di tromba, tutto ciò frutto di un’evidente difficoltà nella transizione e nell’adattamento alla massima categoria del ciclismo su strada.

Passato gradualmente da un calendario di classiche e piccole corse a tappe ai grandi giri e ai monumenti più rinomati, Mads ha stentato a farsi vedere nelle posizioni nobili degli ordini d’arrivo, mettendo tuttavia assieme un bagaglio di esperienza che potrebbe tornargli utile a breve e, assieme ai giusti stimoli, al giusto contesto e al giusto picco di forma, potrebbero finalmente lanciarlo sulla cresta dell’onda anche tra i pro’, dove contemporaneamente sono diversi i connazionali e i coetanei di Schimdt che stanno emergendo con forza.

Se Jakob Fuglsang è ormai un nome affermato in gruppo e uno dei principali candidati al podio della corsa francese dopo lo splendido trionfo alla Liegi e la recente conferma all’ultimo Giro del Delfinato, lungo le strade d’oltralpe la ruota del portacolori team russo si incrocerà con diverse facce familiari che, in un modo o nell’altro, si stanno ritagliando tutte il proprio spazio nel ciclismo che conta: con Michael Valgren (Dimension Data) e Magnus Cort (Astana) Mads ha condiviso un annata importante al Team Cult Energy, mentre con Søren Kragh Andersen (Team Sunweb) il legame è ancora più stretto.

I due infatti (assieme a Pedersen, secondo al Giro delle Fiandre nel 2018 e assente al Tour de France) si sono contesi gomito a gomito fin da giovanissimi le vittorie e i traguardi di diverse corse in Danimarca. Da quei momenti passati assieme alle rispettive famiglie, quando le gare costituivano un puro e giocoso divertimento, i due sono riusciti a mettersi in luce come alcuni tra i migliori prospetti danesi della loro generazione e attraverso un percorso non privo di insidie oggi si trovano ancora, uno a fianco all’altro, a prender parte alla manifestazione ciclistica più prestigiosa al mondo.

Se Andersen però qualche squillo di rilievo è già riuscito a lanciarlo, Schmidt invece corre ancora con l’ambizione di conquistare un successo che potrebbe una volta per tutte metterlo sulla mappa e giustificare investimento e attese sul suo conto. La Grande Boucle in questo senso costituisce lo scenario perfetto, il teatro in cui un compiere il primo passo verso la gloria personale, il terreno in cui far sbocciare il proprio fiore, la rampa di lancio per dare il là seriamente alla propria carriera e non essere ricordato solo come una promessa delle cronometro.

Non per niente i suoi modelli sono due atleti che, partiti dalle performance individuali contro il tempo e sfruttando ciò che la preparazione per un esercizio simile ti dà, hanno poi trovato modo di imporsi brillantemente anche in linea e di scrivere proprio al Tour de France pagine stupende della loro carriera: Fabian Cancellara, ritiratosi da poco, e Tony Martin, ancora in attività e presente al via da Bruxelles con i colori della Jumbo-Visma.

Prendendo spunto da loro, facendo leva sulle proprie ambizioni, scavando fino in fondo alla propria forza di volontà, Mads correrà il Tour con un occhio rivolto al capitano Zakarin e l’altro certamente alle possibilità che gli si potrebbero aprire in corsa per andare a caccia della prima gioia tra i professionisti. È questo ciò a cui è sempre stato abituato e per cui ha deciso di votare anima e corpo: vincere in bicicletta. Con il benestare del proprio leader e dei suoi direttori sportivi, oltre a dar tutto nelle prove contro il tempo, Schmidt potrebbe avere carta bianca per animare le fughe (come ha fatto già nella prima tappa) e muoversi in quelle tappe adatte agli uomini da classiche, capaci del cambio di ritmo e poi di tenere il passo.

Sarà dura centrare il bottino pieno vista la qualità del campo partenti, ma Mads vuole e sa che ci deve provare. Dietro quel corpo minuto ma potente e quel viso per cui ti chiedi che cosa ci faccia lì, ci sono la determinazione e l’esuberanza di uno che vuole urlare al mondo delle due ruote “Presente!” e lo vuole fare per sé stesso, per la passione trasmessagli con tanta intensità dalla famiglia, per i sacrifici affrontati e per ripagare gli sforzi fatti da Morten Bennekou e dai fratelli Skelde, Michael e Christa.

Sono loro a comporre il terzetto che ha sempre creduto nelle sue abilità e che gli ha insegnato come correre, come sopravvivere in un ambito così competitivo, come maturare come persona, come spronarsi e trovare dentro di sé la forza per non abbattersi e proseguire nel suo sogno, dimostrando a tutti che alla fine non è e non è mai stato solo vento in faccia e cronometro ma anche qualcosa di più.

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