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Giro D’Italia (Tappa 19): Un sorriso liberatorio!

Togliere il sorriso a Esteban Chaves potrebbe essere una missione impossibile. Sembra, talmente è naturale e gioioso, che ci sia nato con quell’espressione sulla bocca.

È un sorriso spontaneo, che parla come parlano i suoi occhi, pieni di vita, gratitudine e cose da raccontare.

Negli ultimi mesi però le sue pupille e il suo riso non solo, nonostante l’attitudine e il carattere del colombiano, sono comparsi con minor frequenza ma sopratutto sono sembrati meno convincenti, penetranti e forti del solito, come se ci fosse qualcosa dentro di lui a stopparli, a contaminarne la naturalezza.

Anche durante questo Giro d’Italia abbiamo visto sì sorridere il Chavito ma con un sorriso che pareva più un riflesso automatico, non frutto della serenità del suo animo. Tanto che, da Ceresole Reale al Colle San Carlo, non è mancato di beccarlo ringhiare i denti, boccheggiare per la fatica, guardare a terra, ammirarlo in ghigni che oseremmo definire innaturali per l’atleta della Mitchelton-Scott.

Faceva e ha fatto male vederlo così, lui che è andato vicino a toccare il sogno della maglia rosa a Sant’Anna di Vinadio prima che fosse un’impresa di Nibali a cancellare le sue ambizioni di gloria. Lui che in carriera ha vinto due bellissime tappe al Giro (Corvara 2016, Etna 2018) e che proprio al Giro sembrava essere rinato prima che lo scorso anno una crisi allergica lo mandasse al tappeto fisicamente e moralmente, minandone le certezze e l’integrità.

Ieri ai 50 metri dal traguardo, dopo un numero indefinibile di scatti, allunghi e cambi di ritmo, Chaves ha fatto brillare nuovamente un sorriso schietto, contento e appagato quando ha capito che nessuno si sarebbe frapposto tra lui e la linea bianca del traguardo di San Martino di Castrozza.

Dietro quella linea, dall’altra parte, ad accoglierlo c’erano i suoi genitori e in particolare sua madre, commossa e con due occhi lucidi che brillavano intensi, gli stessi che qualche metro più in là sotto gli occhiali aveva anche il figlio.

I due si sono ritrovati dopo poco avvinghiati in un abbraccio, in una stretta intensa, sentita, colma di leggerezza per tutte le difficoltà e i momenti bui attraversati dal nativo di Bogotà e che improvvisamente, con la giusta rabbia e voglia di riscatto, lungo la salita trentina sono stati archiviati.

E da lì spontaneamente è riemerso sul volto di Chaves anche il solito e consueto sorriso, quello che quando lo guardi è contagioso, ti solleva, ti fa sentire bene, ti fa dimenticare per un attimo i problemi e le brutte cose.

Speriamo proprio che quel sorriso sia tornato definitivamente e non vada più via: vederlo è sinonimo di allegria e al giorno d’oggi spesso una dose in più d’allegria può solo far bene.

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