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Giro D’Italia (Tappa 18): Metri da tachicardia!

A Santa Maria di Sala fanno otto su diciotto. Otto sono i tentativi di fuga conclusisi in successo, diciotto sono le tappe del Giro d’Italia 2019 percorse fino a questo punto: matematicamente parlando si tratta del 44,4%, percentuale che sale addirittura fino al 50% se escludiamo le due cronometro disputate a Bologna e San Marino.

Ormai dunque non può più considerarsi una sorpresa: l’arrivo vittorioso dei fuggiaschi di giornata è una tendenza consolidata in questa Corsa Rosa e non è affatto da escludere che questa venga ulteriormente rafforzata nelle ultime due decisive tappe di montagna tra il Trentino e il Bellunese.

Secondo il detto (quanto mai vero in quest’edizione numero 102) “l’appetito vien mangiando”, i “fugaioli” certamente si lasceranno ispirare dai due tracciati impegnativi prima dell’approdo conclusivo a Verona e tenteranno di emulare gli otto che finora, più abili di tutti, sono riusciti ad approfittare della tanta libertà concessa da un gruppo quanto mai poco interessato ai successi parziali.

L’ultimo a imporsi in ordine cronologico è stato Damiano Cima, autore dell’arrivo certamente più palpitante tra quelli che hanno visto arrivare al traguardo i tentativi del mattino. Il corridore della Nippo-Vini Fantini-Faizanè, assieme a Mirco Maestri e Nico Denz, con il suo coraggio e la sua azione da lontano malamente battezzata dal plotone ha prodotto un finale convulso e appassionante, frutto dell’incertezza che ha iniziato ad aleggiare attorno ai fuggitivi quando si è visto che il vantaggio accumulato poteva bastare per giocarsi la vittoria di tappa.

Il gruppo, una volta intuito che le possibilità di sprintare stavano evaporando, ha inscenato un inseguimento folle e disperato che ha progressivamente aumentato il pathos e allontanano ferocemente i presupposti di una conclusione scontata. Negli ultimi cinque chilometri la tensione è diventata spasmodica, c’è chi è entrato in empatia col gruppo e chi con i fuggitivi, i battiti e le pulsazioni di tutti sono aumentati di pari passo con le pedalate poderose dei due attori in gioco, il gruppo famelico e i tenaci avventurieri.

Il tentativo (vano) di anticipare e staccare i propri compagni di tragitto da parte del tedesco dell’AG2R ad un certo punto è sembrato poter mettere la parola fine alle residue speranze del terzetto, stanchissimo e con un gap davvero risicato da amministrare. Anche il gruppo però, consumatosi a suon di tirate ai 50 km/h, all’improvviso è parso non avere i componenti necessari per chiudere e poi lanciare una volata lineare: insomma, le forze erano risicate da entrambe le parti e l’indecisione ha continuato a regnare sovrana fino alle ultime centinaia di metri.

Qui, i tre hanno iniziato a guardarsi in faccia, esitanti su chi dovesse sacrificarsi e lanciare una volata lunga che forse gli avrebbe evitato di essere risucchiati dal gruppo in forte rimonta. Con la Groupama alle calcagna, Denz ha rotto per primo gli indugi mandando all’aria le proprie speranze di successo ma non quelle di Maestri e Cima il quale, freddo quasi come se non avesse niente da perdere, ha rischiato più di tutti aspettando che il corridore in maglia Bardiani sfogasse i suoi cavalli prima di liberare a sua volta i propri.

Scartate le prime due carte, perché la fuga arrivasse e quindi coprisse più in fretta di Ackermann e degli altri velocisti gli ultimi duecento metri è rimasto a quel punto solo lo spunto veloce del giovane bresciano che, con improbabili energie, si è lasciato alle spalle i suoi due colleghi e si è involato con l’ansia di subire una beffa atroce verso la linea bianca ormai all’orizzonte.

Solo negli ultimi cinque metri, contro tutto e tutti, l’atleta con più chilometri in fuga di questo Giro (932) ha compreso di avercela fatta, ha capito di non essere lui il beffato e di aver conquistato anzi il successo più importante della carriera. Dietro di lui il rammarico del gruppo si è manifestato tutto nelle manate del campione tedesco (arrivato secondo ma nuovamente in maglia ciclamino) al manubrio della sua bici: nonostante la potenza sfogata negli ultimi metri, ieri la forza bruta del Panzer da Kandel e dei suoi compagni è stata inutile contro il cuore e il folle pensiero che ha spinto i temerari ad imporsi anche in quest’occasione.

Il sogno è diventato realtà per uno solo di loro, Damiano Cima, ma è come se con lui avessero alzato le braccia al cielo anche Denz e Maestri, degni e caparbi uomini con cui spartire i meriti e senza i quali il successo sarebbe sicuramente rimasto solo una chimera.

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