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Giro D’Italia: Magica Spagna

Da un punto di vista scenografico le riprese aeree sono probabilmente le più spettacolari. È grazie a queste che si ha infatti il reale riscontro cromatico del gruppo, la resa in immagini dell’idea futurista di mille puntini colorati che si muovono veloci in un’unica direzione.

Le vedute dall’alto risaltano i colori accesi delle divise sociali e i contrasti di queste tra di loro e con l’asfalto grigio: il gruppo assume allora la forma di un gigantesco e sinuoso serpente multicolore dove i ciclisti, fasciati da maglie e pantaloncini vivaci, costituiscono squame dalla vita propria.

Tra queste ve n’è una che brilla o, quantomeno, salta più all’occhio di altre. Sarà per le sfumature totalmente diverse da quelle dei compagni, sarà per la sua tripartizione che si allunga su tutto il busto, ma sta di fatto che la maglia di campione ceco difficilmente passa inosservata.

A indossarla, in quella che a tutti gli effetti è la sua prima partecipazione alla Corsa Rosa nonché la prima assoluta in una gara a tappe di tre settimane, è Josef Černý. Un corridore il cui nome, ad oggi, raramente si è guadagnato le attenzioni della cronaca sportiva italiana ma che da quest’anno, militando nella CCC, è entrato di diritto a far parte del World Tour, la massima serie del ciclismo su strada che rappresentava, per il nativo di Praga, il traguardo di una vita.

Dopo anni con più bassi che alti in cui ha quasi rischiato di perdere irrimediabilmente la via e la voglia per giungere sul più prestigioso palcoscenico mondiale, Josef è finalmente planato tra i big delle due ruote, un approdo che, se si guarda alle premesse degli inizi, è arrivato certamente in ritardo.

Černý infatti si rivela al suo secondo anno da professionista al Giro del Trentino 2013 con la CCC Polsat Polkowice (tra le sue fila anche il nostro Davide Rebellin), squadra in cui approda grazie all’allenatore della nazionale ceca René Andrle che fa al suo nome al proprietario dell’azienda polacca Piotr Wadecky, quest’ultimo interessato ad un giovane ceco da mettere sotto contratto in vista dell’apertura di diversi suoi store proprio in Repubblica Ceca.

Per Josef dunque è il primo anno con gli arancioni quando debutta nella breve corse a tappe italiane inserendosi immediatamente nella fuga del mattino della prima semitappa Lienz-Lienz. Il gruppo (presenti fra gli altri Vincenzo Nibali, Cadel Evans, Ivan Basso e Bradley Wiggins) in questo caso lascia fare e lui si piazza secondo fra i suoi compagni di avventura dietro a Maxime Bouet (AG2R) al quale nel pomeriggio poi, facendo meglio nella cronosquadre, strappa addirittura la maglia ciclamino di leader della corsa.

Anche se successivamente non riesce a mantenere la leadership (accumulerà più di dodici minuti di ritardo nella frazione seguente), Černý sale alla ribalta mostrandosi precocemente al grande pubblico e alzando subito le aspettative sul suo conto, aspettative che purtroppo a lungo verranno deluse.

Nelle stagioni seguenti sostanzialmente Josef si perde, fa fatica a macinare risultati e più spesso viene sfruttato per mansioni di gregariato. Capisce anche lui, dopo quattro anni nello stesso ambiente, che ha bisogno di nuovi stimoli, che deve dare una svolta se vuole davvero emergere e perseguire il suo sogno di bambino di competere a fianco dei migliori.

Fa allora una scelta coraggiosa e decide di tornare a gareggiare in patria per un team locale, l’Elkov – Author Cycling Team, ben consapevole che difficilmente potrà prendere parte a corse rinomate. Nonostante questo, la svolta tanto attesa arriva e diventa realtà per merito di due persone e un luogo che nell’arco di soli due anni risollevano morale, ambizioni e status del giovane praghese.

Vladimír Vávra e Otakar Fiala, a capo della piccola formazione dell’est Europa, si mettono a lavorare intensamente sulla mente e sul rendimento di Josef, trovando dall’altra parte piena disponibilità e totale dedizione. Il ragazzo sa quello che vuole e dove vuole arrivare e per questo ascolta tutti i consigli che il suo general manager e il suo direttore sportivo gli offrono. Riceve quindi importanti insegnamenti su come allenarsi e come riposarsi, scoprendo ad esempio che nel suo caso per il recupero è più funzionale un’uscita in bici di qualche ora senza itinerario prestabilito piuttosto che stare sdraiato a letto.

Il suggerimento più importante di tutti però, quello sul lungo termine si rivela estremamente azzeccato e ne rilancia la carriera in maniera definitiva, è di trasferirsi in Spagna, dove può approfittare di un clima più favorevole per allenarsi e uscire praticamente tutto l’anno, evitando così di perdere importanti mesi di preparazione e trovarsi in ritardo di condizione.

Per Josef non è una scelta facile ma decide comunque di compiere questo ulteriore sacrificio stabilendosi a Calpe e salutando per mesi i propri affetti, i propri amici e le proprie terre. La selezione del posto non è casuale: a differenza di molti altri professionisti che optano per Maiorca, la zona costiera tra Valencia e Alicante gli consente di spostare più agevolmente tutte le sue cose e l’attrezzatura per la bici muovendosi in macchina, soluzione che gli consente di risparmiare diverso denaro.

Il costo di questa operazione e di questo investimento su sé stesso infatti non è affatto basso e Černý deve ricorrere all’autofinanziamento. Anche in questo caso tuttavia intervengono in suo aiuto i due responsabili della squadra i quali, assieme al contributo del centro sportivo del Ministero dell’Interno ceco, riescono sempre a coprire le spese di almeno un mese di permanenza.

Per due anni consecutivi Josef ricorre a questo espediente e la cosa paga i dividendi sperati: nel 2017 vince la classifica generale del Giro del Sud Boemia e del Giro della Repubblica Ceca (con tappa annessa), mentre nel 2018 oltre ad un successo parziale sempre nella corsa del sud-est del Paese fa suoi entrambi i campionati nazionali (strada e cronometro), una doppietta che rilancia definitivamente le sue quotazioni attirando l’interesse di molti top team a livello internazionale.

La conquista della doppia maglia di campione ceco, come lui stesso afferma, è il risultato di un netto cambiamento di mentalità e approccio nei confronti del ciclismo. Černý ora ha capito che per essere ripagati non è ammissibile saltare un allenamento, rilassarsi o cercare scorciatoie, bisogna solamente dare il 100% e le ultime conquiste sono semplicemente frutto dell’applicazione di questi semplici precetti ripetutigli più volte dai capi del suo team.

Per loro e tutta la Elkov i suoi primi posti in queste corse rappresentano un vero e proprio trionfo collettivo dato che sul podio, alle sue spalle, salgono in tutti e due i casi solo atleti in maglia giallo-nera: Josef è stato per tutta la stagione uno dei capitani e adesso per loro è arrivata inevitabilmente l’ora di vederlo partire e concretizzare il suo desiderio d’infanzia.

Come detto, all’improvviso sono in tanti a chiedere di lui ma il ragazzo è sprovvisto di procuratore. È costretto perciò a correre ai ripari e dopo aver sentito diversi agenti decide di affidarsi a Dries Smets, già manager di atleti come Greg Van Avermaet, Adam Hansen e il connazionale-rivale Zdeněk Štybar. Grazie a lui Černý riesce a mettere la firma su un buon contratto con la BMC, azienda a cui, per uno strano scherzo del destino, nel 2019 subentra come main sponsor CCC, lo stesso della compagine che non gli aveva rinnovato il contratto quattro stagioni prima.

Il cerchio quindi si chiude attorno a Josef che entra a far parte del World Tour “realizzando un sogno” e andando a vestire la maglia di una squadra importante che però sarà coperta (parzialmente) dai colori di quella di campione ceco. Jim Ochowicz, boss della sua nuova formazione, al momento della firma gli promette che correrà per la prima volta un Grande Giro, promessa che mantiene con la convocazione al Giro d’Italia dove, oltre a supportare negli arrivi in volata Jakub Mareczko, ha già provato a mettersi in luce nella tappa di Pinerolo, una di quelle adatte alle sue qualità.

È un gran talento, un corridore versatile, abile ad inserirsi nelle fughe, a suo agio su terreni mossi e nelle cronometro” ha detto di lui in tempi non sospetti Jozef Regec che l’ha allenato e cresciuto in casa sua per due anni quando era agli esordi. Insomma, attenzione agli ultimi giorni di Giro quando la Corsa Rosa attraverserà il nord Italia e quando, tra gli avventurieri di giornata, potremo imbatterci in una maglia più colorata delle altre, una maglia portata con fierezza da un uomo che ha ritrovato il filo perduto lontano da casa, al caldo della Spagna: quell’uomo sarà Josef Černý.

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