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Giro D’Italia: Italia tempra canguri

Il primo giorno di riposo è davvero un traguardo fondamentale”. Queste parole risalgono al settembre scorso ma, viste le circostanze e considerato il personaggio che le ha pronunciate, sono più che mai attuali. Se l’ultima Vuelta España rappresentava per Jai Hindley un terreno sconosciuto essendo il primo test in una gara a tappe di tre settimane, il Giro d’Italia attualmente in corso è a tutti gli effetti un’importante verifica e un’altra tappa essenziale del proprio percorso di crescita ed evoluzione in un corridore da Grandi Giri.

Il primo giorno di riposo della Corsa Rosa 2019 ormai è alle spalle. Jai e il suo Team Sunweb hanno approfittato del sole che finalmente ha scaldato la riviera romagnola e hanno trascorso la giornata tra una sgambata, una tranquilla pausa caffè e infine del buon barbecue, un piccolo premio di consolazione dopo otto giorni di gara tutt’altro che felici.

102nd Giro dÕItalia (2.UWT) - stage 4

La formazione tedesca ha perso il proprio leader Tom Dumoulin, costretto al ritiro dal suo ginocchio malandato, in seguito alla caduta nella tappa di Frascati e all’improvviso ha dovuto reinventarsi e trovare un nuovo approccio e nuovi obiettivi per onorare la manifestazione.

In questo piano sicuramente rientra anche Hindley che, macinando esperienza e chilometri, entrerà in gioco quando la corsa si muoverà verso il terreno a lui più congeniale (le salite) e tenterà la sorte con un attacco da lontano. Non si tratterrà tuttavia di una prima volta per l’australiano con le pendenze italiane e le asperità alpine.

Il 23enne di Perth infatti nel 2015 ha corso per sei mesi in Italia, vivendo, adattandosi e confrontandosi con la realtà del nostro Paese, un’esperienza che lo ha segnato profondamente accelerandone in maniera sensibile la maturazione.

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Contagiato e messo in bici a sei anni da suo padre, dopo aver alternato da junior pista e strada Jai decide di dedicarsi solo all’attività su quest’ultima. Dopo i Mondiali di categoria a Ponferrada nel 2014 però il ragazzo non riesce a trovare un team con cui disputare la stagione agonistica successiva e così, assieme al supporto dei genitori, volge il suo sguardo e la sua attenzione verso il Vecchio Continente. Contatta in particolare la Federazione Italiana scrivendole più volte di essere alla ricerca (disperata) di un team per l’annata seguente e alla fine, grazie alla sua perseveranza, riesce a trovare un posto nell’abruzzese Aran Cucine.

Jai allora si trasferisce nel Bel Paese ma l’impatto con il mondo italiano è tutt’altro che semplice dato che vive sotto lo stesso tetto del proprietario della squadra che però non parla una singola parola della lingua della Regina Elisabetta. Hindley comunque tiene duro, sa dentro di sé che l’esperienza di vita e competitiva fatta in quelle circostanze darà i suoi frutti.

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Sul nostro suolo il risultato migliore lo ottiene al GP Capodarco dove si piazza in ventiseiesima posizione, un piazzamento che poi l’anno successivo (con la maglia della taiwanese Attaque Team Gusto) migliorerà e non di poco visto che salirà sul gradino più alto del podio. Questo exploit, assieme al secondo posto nella generale dell’An Post Ras (gara a tappe irlandese) e ai risultati ottenuti con la selezione australiana tra fine 2016 e inizio 2017 (quinto posto finale al Tour dell’Avenir e secondo all’Herald Sun Tour), gli consente di strappare un posto nella formazione continental della Mitchelton-Scott.

Con i colori giallo-neri torna a gareggiare spesso e volentieri sulle nostre strade rivelando a tutti il proprio (non più nascosto) talento a suon di prestazioni di altissimo livello: in poco meno di tre mesi si piazza secondo al Trofeo Città di San Vendemiano, conquista la generale e la classifica della montagna alla Toscana Terra di Ciclismo Eroica e infine conclude terzo (con un successo di tappa) il Giro d’Italia Under 23.

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La sua stagione prosegue fino a novembre quando si impone nella quarta tappa e conquista la classifica generale del Tour of Fuzhou in Cina, gara dopo la quale finalmente può staccare e preparare mentalmente il debutto fra i professionisti con il Team Sunweb, rimasto incantato dalle sue performance e convinto più di tutti a investire sulle sue potenzialità.

La prima stagione tra i grandi per Jai è chiaramente di adattamento (ottiene un solo piazzamento tra i primi cinque in una tappa del Giro di California) ma lo staff della sua nuova squadra ha ben presente quali siano le sue caratteristiche e quale possa essere il suo sviluppo come atleta e, pertanto, gli viene preparato un calendario (molto allenante) fatto su misura comprendente molte corse a tappe di breve-media durata, il tutto in previsione poi del debutto alla Vuelta Espana, il suo primo Grande Giro.

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In territorio iberico l’australiano va con il compito di supportare le ambizioni di classifica di Wilco Kelderman ma anche, se non soprattutto, per valutare la reazione del suo fisico alle tre settimane di gara. Durante queste Hindley ha modo di restare sorpreso dal numero e dal calore degli spettatori presenti a bordo strada e, mentre constata ciò, lotta per aiutare il più possibile il proprio leader cercando di stare con lui e staccarsi dal gruppo dei primi ogni giorno sempre più tardi.

Capisce anche l’importanza della routine e del recupero, oltre all’attenzione ai dettagli fondamentale per prevalere in un contesto così competitivo, e in questo modo giorno dopo giorno riesce a concludere le sue fatiche in crescendo, non solo a livello mentale ma anzitutto atletico. Porta quindi a termine la sua avventura in Spagna e approfittando della condizione ottenuta partecipa ai Mondiali Under 23 di Innsbruck (chiusi all’undicesimo posto) prima di terminare la sua stagione ancora una volta in Italia, un Paese che, come nel caso di molti altri australiani prima di lui, è entrato a far parte definitivamente del suo destino e ha contraddistinto importanti fasi della sua storia personale e di corridore.

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Disputa allora Milano-Torino e Giro di Lombardia, su tracciati e strade che (specialmente nel secondo caso) dovrà affrontare poi anche qualche mese più tardi prendendo parte alla prima Corsa Rosa della carriera, una manifestazione iniziata con la missione di scortare Dumoulin fino al podio di Verona e in cui invece verosimilmente tenterà di guadagnarsi l’attenzione dei cronisti in altro modo.

A prescindere comunque dal fatto che riesca o meno ad alzare le braccia al cielo in una tappa, Jai sarà arrivato a giocarsi il successo parziale, o quantomeno la possibilità di emozionare il grande pubblico italiano, superando non solo strappi e salite ma soprattutto gli ostacoli e le difficoltà che il trasferimento in un contesto (il nostro) totalmente diverso dal proprio gli ha sottoposto.

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L’Italia quindi ha temprato Hindley, gli ha dato fiducia nei propri mezzi, ha migliorato le sue capacità di adattamento e l’ha plasmato caratterialmente: forse è ora che, dopo le prove a cui l’ha sottoposto, gli dia anche una ricompensa, magari sotto-forma di vittoria.

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