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Giro D’Italia: Il tabù del “Toro”

È mai possibile? C’era un toro in gara e nessuno lo ha notato? Impossibile, un toro non passa inosservato. Forse i corridori, i tifosi a bordo strada e anche gli spettatori a casa l’hanno visto e semplicemente non si sono soffermati sulla sua possente figura, concentrando invece l’attenzione su altri particolari.

Eppure, questo più volte è stato citato nelle cronache di corsa e più volte addirittura è stato il soggetto delle riprese televisive incrociando l’occhio sempre vigile delle telecamere. Due giorni fa, ad esempio, ha tagliato in diagonale la strada in testa al gruppo a 40 chilometri dall’arrivo verso Pesaro mentre nelle frazioni precedenti…è caduto malamente, ha tentato la fuga e ha condotto le danze al comando del plotone sul filo dei 50 chilometri orari.

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Perché quello in questione è un esemplare un po’ particolare: ha un profilo nordico, occhi piccoli e azzurri, a volte un accenno di pizzetto ma soprattutto pedala potente in sella alla bicicletta, talmente potente da essersi guadagnato appunto la fama e il titolo di “Toro”.

Così viene chiamato dai compagni Jasha Sütterlin, ventiseienne passista del Team Movistar, più avvezzo al lavoro sporco, a compiti di “gregariato”, ad agire nelle prime ore di gara che ad imporsi sui traguardi prestigiosi del World Tour. Da sei stagioni nelle fila del team di Eusebio Unzue, è dunque un uomo dedito al servizio e alla protezione dei suoi vari capitani, portando borracce, proteggendoli dai pericoli, facendo forcing in testa al gruppo e scandendo il passo in pianura, terreno dove il teutonico (alto 184 cm, per 78 kg) sa dare decisamente il meglio di sé.

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Lungo vialoni battuti dal vento, altipiani infiniti e terre piatte come tavoli da biliardo il tedesco ha affinato l’arte dello spingere in solitaria, del macinare il rapporto lungo e del battere la resistenza dell’aria, costruendosi prima un nome tra gli under 23 e poi affermandosi come uno dei più valevoli faticatori tra i professionisti.

Ai titoli nazionali e alle medaglie continentali contro il tempo assieme ad alcune prestigiose vittorie da dilettante è infatti seguito lo sbarco tra i professionisti in una formazione che solo in altre due occasioni (con Steffen Radochla e Daniel Becke) si era rafforzata pescando in Germania i propri atleti. Sütterlin però di questo non si è preoccupato, ha colto l’occasione al volo e ha fin da subito cominciato a lavorare per il team, mettendosi sì a disposizione dei Quintana o dei Valverde di turno ma mantenendo comunque intatta dentro di sé l’intenzione di far bene nelle cronometro e (magari) provare a sviluppare una parabola alla Fabian Cancellara.

Con questo imprinting Sasha, tornato a Friburgo dopo che a 18 anni era stato costretto a lasciare casa per inseguire il suo sogno nel Thüringer Energie Team, ha iniziato ad allenarsi ancora più alacremente e ha saggiato metodi e intensità a lui sconosciuti prima dell’approdo nel mondo dei grandi dove, stimolato dalle proprie qualità atletiche e dalle caratteristiche delle sue strade d’allenamento, ha sempre ritenuto di poter far bene e sentirsi a suo agio nelle corse del nord, Fiandre e Roubaix su tutte.

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Spianando allora i tracciati nel sud-ovest del Paese, tra le colline del Kaiserstuhl, le vigne del Markgräflerlande i freschi itinerari nella Foresta Nera, Jasha ha costruito le basi per imporsi come uno dei migliori aiutanti in squadra e, allo stesso tempo, avere quel credito necessario (in assenza dei capitani) per prendere parte e tentare di ben figurare nelle classiche che a lungo sono state terreno di caccia del suo punto di riferimento, la “Locomotiva di Berna” con origini lucane.

Pur rimanendo lontano dalle performance realizzate dall’elvetico in quelle corse, non è un caso che il suo primo e unico successo da professionista sia arrivato proprio reinterpretando uno dei cavalli di battaglia dell’oro olimpico a cronometro di Rio, ossia l’allungo nell’ultimo chilometro ad anticipare il gruppo. Con un numero del genere Sütterlin è riuscito a imporsi nel 2017 nella tappa conclusiva della Vuelta Ciclista Comunidad de Madrid con arrivo sull’Avenida de la Castellana, traguardo su cui il tedesco è giunto in leggero vantaggio sugli inseguitori grazie a una tanto sapiente quanto efficace sparata negli ultimi 800 metri.

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Peccato che quel trionfo rompi-ghiaccio poi non abbia trovato più seguito: qualche top five in prologhi individuali, qualche piazzamento in cronometro a squadre, la buona prova al Tour of Britain (quinto nella seconda tappa e sesto nella generale) lo scorso anno ma in sostanza il filo con la vittoria del tedesco nelle ultime recenti stagioni ha finito irrimediabilmente per perdersi.

In verità, in tre occasioni in particolare questo legame è andato molto vicino a ricomporsi ma sempre, in maniera quasi ineluttabile, in quegli attimi è intervenuta puntuale la mano del destino che, con disprezzo del corridore in maglia azzurro-blu, ha infranto ogni possibilità di riconciliazione agendo per mezzo di un suo vicario di fiducia chiamato Tony Martin.

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I momenti in cui Jasha infatti è andato più vicino a interrompere il suo digiuno e a riassaporare il gusto del primo posto sono stati i campionati nazionali contro il tempo. Qui per tre anni consecutivi, dal 2016 al 2018, il corridore della Movistar è rimasto sulla hot seat finché a planare sul traguardo non è arrivato “Panzerwagen” da Cottbus che inesorabilmente per 1’02”, 1’39” e una volta addirittura per soli 15 secondi gli ha levato per ultimo da sotto il naso l’indescrivibile piacere del successo finale.

Una sorta di prolungata e infausta maledizione quindi che quest’anno il “toro” proverà a infrangere passando prima da un Grande Giro e in particolare dalla Corsa Rosa, manifestazione che sta affrontando con la giusta determinazione e tanta voglia di rendersi protagonista. In questo modo, tentando di inserirsi nei tentativi della prima ora e poi lavorando per il duo LandaCarapaz nei finali concitati, Jasha sta accumulando quei chilometri nelle gambe che potrebbero in seguito finalmente consentirgli di prevalere nel campionato tedesco a cronometro.

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In quest’ottica la frazione contro il tempo di ieri da Riccione a San Marino poteva rappresentare, almeno nei primi 22 chilometri pianeggianti fino a Faetano, un test importante. A quell’intertempo Sütterlin si è piazzato in ventiduesima posizione con 1’56” di ritardo dal Campenaerts (poi secondo battuto solo da un superbo Roglic), un piazzamento che forse molti non avranno notato e non avranno neanche preso in considerazione.

Il “Toro” invece avrà appuntato tutto con cura sapendo che, anche senza esser finito tra i primissimi (48° al traguardo finale), tutto il lavoro fatto sulle strade italiane potrà poi risultare decisivo più avanti, a giugno, quando per la quarta volta andrà a caccia del titolo attualmente in mano al suo più noto connazionale in maglia Jumbo-Visma tentando di infrangere definitivamente quel fastidioso tabù del secondo posto.

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