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Giro D’Italia (Tappa 6): Rivincita in salsa pugliese

Due anni dopo e una sessantina di chilometri di distanza. Stessa regione, stessa provincia (quella foggiana) ma giorni e tappa differenti. Quest’ultimo dato però è poco importante: quello che interessa è che Valerio Conti, ventiseienne romano, in Puglia ha trovato la sua redenzione.

Forse non è un caso che il suo conto aperto con la Corsa Rosa si sia chiuso proprio nel tacco d’Italia e per la precisione a San Giovanni Rotondo ovvero la città di Padre Pio, il luogo in cui il santo (dal 2002) ha vissuto, predicato e ora riposa tra orde di pellegrini e fedeli che ogni anno vengono a rendergli omaggio. Anche il Giro 2019 ha voluto celebrare questa importante figura della cristianità portando la carovana a qualche centinaio di metri dal santuario dedicato al frate cappuccino, il quale è bello pensare che da lassù abbia dato una mano a tutti i coraggiosi che ieri per 238 chilometri hanno animato la tappa con una fuga fortunata, spingendo perciò anche il minuto atleta laziale che dopo il traguardo ha finito per coprire la maglia del suo team, l’UAE-Emirates, proprio con quella rosa di leader della generale. La stessa che era sfumata tra i rimpianti due stagioni or sono.

A Peschici infatti, nell’edizione numero 100 della Corsa Rosa, il 13 maggio si concludeva l’ottava tappa con partenza da Molfetta. Valerio Conti, al tempo al terzo anno da professionista ma già nello squadrone degli Emirati Arabi, era stato lesto prima a inserirsi nel tentativo di giornata e poi a unirsi ai cinque che si sarebbero giocati il successo parziale. Anche in quell’occasione al via egli non aveva molto ritardo dal primo in classifica generale (Jungels) e i 2’10” di gap con un po’ di fortuna potevano essere colmati aprendo le porte del paradiso al giovane romano.

Ebbene, col passare dei chilometri quello scenario tanto insperato prende forma: i tenaci evasori accumulano in breve un vantaggio discreto che sufficiente al vincitore di una splendida tappa alla Vuelta España un anno prima di impadronirsi del simbolo del primato. Alla linea bianca della cittadina del Gargano però manca ancora parecchio terreno e con l’alzarsi del ritmo in gruppo, evidentemente ingolosito dalla possibilità di riprendere i fuggiaschi e giocarsi una vittoria prestigiosa, il vantaggio inizia a calare drasticamente. La rosa allora diventa sempre più un’illusione ma per Conti e i suoi compagni di avventura c’è ancora la possibilità di conquistare la frazione: all’ultimo chilometro il margine è davvero risicato ma Valerio, il più generoso in quel tentativo e in possesso di una gran gamba, non vuole darsi per vinto, vuole giocarsi le sue chance residue e quindi passando sotto la flamme rouge accelera ancora imboccando in prima posizione uno stretto tornante verso destra.

La sua foga, la sua veemenza sui pedali però sono davvero troppe: in maniera maldestra perde infatti il controllo del mezzo e scivola a terra quasi senza rendersene conto. Impotente, non gli resta che rimettersi mestamente in sella e pedalare amaro verso il la linea bianca, constatando ormai che gli altri si sono irrimediabilmente involati verso il traguardo e con loro anche i suoi sogni di gloria, evaporati tutti nell’arco di qualche sfortunata ora.

Valerio ancora (ovviamente) non lo sa ma due anni più tardi, nello stesso periodo, il rammarico che sta provando per l’occasione persa mentre passa sotto lo striscione d’arrivo e si avvia al bus si tramuterà in una gioia per una conquista indimenticabile a qualche chilometro da lì. L’appuntamento con la gloria, una gloria di colore rosa, è solo rimandato, si tratta di aspettare, crescere e quando sarà l’ora farsi trovare con la condizione giusta al momento giusto.

Ieri l’ora è arrivata, Valerio ha fatto quel che doveva fare, non ha smesso di crederci e alla fine ha scritto una nuova pagina di storia, la sua e quella del ciclismo italiano, vendicando l’amarezza del 2017. Ora non si trova attaccato a una transenna nel tentativo di respirare e dare una spiegazione ai giornalisti e a sé stesso di cosa sia successo in quel finale velocissimo. Ora è sul podio, fasciato dalla maglia rosa, e ha una gioiosa incredulità stampata in faccia mentre si sfoga innaffiando i fotografi di champagne.

Il figlio di papà Franco (professionista per otto stagioni) ce l’ha fatta, ha espiato tutti i dolorosi residui di quel giorno infausto e adesso gode, gode di una felicità piena frutto della grande performance con cui è balzato in testa alla classifica. Sapeva che quella di ieri era una tappa adatta alle sue caratteristiche, sapeva che con il giusto pizzico di fortuna avrebbe potuto centrare la fuga e giocarsi la tappa, come sapeva che se il gruppo gli avesse lasciato spazio avrebbe potuto attentare veramente alla maglia di leader.

Conscio di ciò e forse anche con un pelo di pressione addosso, Conti non ha sbagliato: tenendo sempre gli occhi ben aperti (vedi il cane randagio prontamente evitato nel finale) e le gambe vigili, ha avviato e dato forza alla fuga di giornata e poi, quando ha capito che quelli di Masnada potevano essere l’azione e il passo decisivi, si è agganciato subito all’indiavolato corridore dell’Androni scappando così in coppia dal resto degli attaccanti.

Sul traguardo poi, come da antica tradizione, Valerio ha concesso all’alleato/avversario l’onore di transitare per primo sulla linea d’arrivo, consapevole che in cima al podio delle premiazioni avrebbe ricevuto qualcosa di più prezioso: una delle casacche più iconiche e riconoscibili nel mondo dello sport e un’indescrivibile leggerezza per aver definitivamente riscattato quello sventurato 13 maggio pugliese.

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