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Giro D’Italia (Tappa 5): Idee e suggestioni per accendere la miccia

Ackermann, Gaviria e ancora Ackermann. In mezzo il colpo di Carapaz (con Caleb Ewan secondo) a Frascati su un arrivo che, tolta la caduta a 6,5 chilometri dal traguardo, quasi sicuramente sarebbe ancora stato materia per velocisti.

Il conto dunque è presto fatto: tre arrivi e mezzo allo sprint su quattro tappe in linea. Non che non fosse preventivabile e preventivato ma con questo tipo di conclusione il copione seguito dalla corsa in queste prime giornate è stato praticamente lo stesso. Ad una fuga iniziale infatti è sempre seguito l’inseguimento da parte del gruppo, il ricongiungimento e quindi il rush finale che, sulla carta, gli organizzatori attraverso il disegno dei tracciati hanno sperato di rendere convulso ed intrigante ponendo dei potenziali ostacoli (da chicane a rettilinei in salita) prima della linea bianca.

Il loro tentativo è riuscito parzialmente poiché, per quanto lunghe potessero essere le frazioni e per quanto tecnici potessero essere i percorsi, la spettacolarità del finale o dell’intera frazione è dipesa sempre dai corridori e dalla loro interpretazione della gara.

Così a cambiare le carte in tavola e a stravolgere il tranquillo e normale andamento della competizione in queste prime tappe ci hanno pensato più le condizioni atmosferiche (vento e pioggia in quasi tutte le fatiche finora) e le cadute, fattori senza i quali, sicuramente da casa e forse anche in gruppo, tappe così lunghe di questo tipo sarebbero state ancora più piatte da un punto di vista emozionale e competitivo.

Già, perché se si escludono i sempre più attesi finali di corsa, il Giro a parte le bellezze e le storie offerte dai suoi paesaggi prima degli ultimi chilometri ha regalato poco finora agonisticamente parlando e in quest’ottica, fra le tante, ci sono due possibili chiavi di lettura su cui conviene spendere qualche parola.

Innanzitutto, le modifiche apportate al regolamento per quanto concerne i traguardi volanti. Da quest’anno infatti, a differenza dello scorso, solamente uno (il primo) dei due traguardi intermedi disposti in ogni tappa assegna punti per la maglia ciclamino, mentre l’altro (il secondo) mette a disposizione punti validi esclusivamente per la classifica dei traguardi volanti.

Ebbene questa soluzione pare, almeno in queste prime frazioni, aver eliminato l’interesse per questi obiettivi da parte dei velocisti e delle loro squadre le quali, rispettando finora la trama sopra descritta, non hanno potuto/voluto tenere la corsa chiusa fino al primo traguardo a punti, evitando in questo modo di spendere energie utili per il finale nel tentativo di non mandare via la fuga di giornata.

Di conseguenza invece questi punti e queste mete parziali sono quasi sempre stati bottino per i fuggitivi che, senza eccessive discussioni, se li sono spartiti in maniera più o meno equa prima di essere ripresi: al contrario, se entrambi o solo il secondo traguardo avessero attribuito dei punti validi per l’ex maglia rossa la corsa forse si sarebbe vivacizzata ben prima degli ultimissimi chilometri, eventualità a cui anche una diversa distribuzione dei GPM (e dei conseguenti punti in palio) avrebbe potuto contribuire.

A tal proposito, guardando le cartine della Corsa Rosa 2019 è abbastanza lampante come vi sia una netta e sproporzionata ripartizione dei gran premi della montagna: sui 42 traguardi totali le prime dodici tappe ne presentano 14 mentre i restanti 28 sono stati concentrati nelle ultime nove. È vero che le vette e le frazioni più dure sono state raggruppate tutte nel finale di quest’edizione ma è altrettanto vero che asperità che potevano, per durezza o lunghezza, essere classificate come GPM non mancavano nelle prime due settimane.

La salita verso La Serra dal bivio di Lagaro (lunga 14 chilometri) nella 2^tappa, quelle di Poggio All’aglione (6,6km al 5,5%) e Cantoniera di Montebello (2,4km al 5%) nella terza, quella di Poggio Evangelista (12,1km) nella quarta e quelle infine molto note di Rocca Priora (8km) e Rocca di Papa (5,4km) nella quinta sono tutte scalate che si prestavano ad essere riconosciute e classificate come gran premi della montagna (e qui sorge il dubbio che forse sia necessaria una suddivisione più ampia come in Francia), mettendo in palio quei punti per la maglia (e quei soldi) che probabilmente avrebbero animato fin da subito la lotta per questo vessillo spingendo più atleti a tentare un attacco o promuovere una fuga nelle prime ore di corsa.

La certezza non si ha e non si avrà mai ma può darsi che questi provvedimenti, presentati singolarmente o in coppia, avrebbero acceso subito le micce in diverse frazioni e avrebbero dato fin da subito alla corsa un motivo per essere seguita con un altro e più vivido interesse di quello di perdersi nei panorami e nelle meraviglie, qualche volta asciutte ma finora più bagnate, dello Stivale.

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