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Giro D’Italia (Tappa 4): La dura legge della strada

Ultimo chilometro: Luis Vervaeke, uomo di fatica del team Sunweb, appoggia delicatamente una mano sulla schiena di Tom Dumoulin spingendolo per qualche istante. Il ginocchio sinistro di quest’ultimo, gonfio e ferito, è la conseguenza di un grosso capitombolo verificatosi a 6,5 chilometri dal traguardo e non passa decisamente inosservato.

I primi, guidati dal vincente e coraggioso anticipo di Richard Carapaz, sono già arrivati da quasi quattro minuti. La classifica, i sogni di vittoria finale, i sacrifici fatti negli ultimi mesi scivolano via veloci come il sangue che copiosamente continua a fuoriuscire dalla gamba del longilineo olandese. Il corridore col dorsale 191 è, o meglio era, uno dei favoriti per indossare la maglia rosa a Verona e invece ora, in maniera tanto fatale quanto frustrante, lungo il rettilineo in leggera salita di Frascati vede i propri sogni di gloria fortemente compromessi.

Colpa di una caduta, non la prima nelle (nervose) tappe iniziali di un Grande Giro, non la prima finora in questa Corsa Rosa e non la prima neanche in questa tappa. A 12,5 km dal termine, quasi come segno premonitore, c’era stato già un ruzzolone che aveva coinvolto Benedetti, Knox (seconda volta a terra in quattro giorni), Ludvigsson e il neoprimatista dell’ora Campenaerts. Ripresisi dallo spavento e controllate le botte, i quattro avevano ripreso la via dell’arrivo e avevano concluso attardati la propria fatica.

Qualche migliaio di metri dopo invece la caduta, per modalità ed effetti, si rivela decisamente peggiore: nelle posizioni di testa Salvatore Puccio si sbilancia per evitare di impattare contro la ruota di Lucas Hamilton della Mitchelton e perdendo malamente il controllo del mezzo causa un inevitabile effetto cascata alle sue spalle. Mentre Lopez, Nibali e Yates (accusato però da Landa dopo il traguardo di averlo fatto cadere in una rotatoria) riescono miracolosamente ad evitare guai peggiori, in tanti finiscono a terra rimediando infortuni più o meno seri e tra questi, su tutti, il team Katusha e proprio il vincitore del Giro 2017.

La formazione di matrice russa infatti vede ben quattro suoi esponenti saggiare l’asfalto ed è costretta a registrare purtroppo il ritiro di Dani Navarro, una sorte che subito o nei prossimi giorni potrebbe condividere con Dumoulin. Escluse le fratture dagli esami fatti nel dopo tappa, molto dipenderà in questo senso da come risponderà il ginocchio che, risalito in sella, negli ultimi cinque chilometri della quarta frazione non gli ha permesso di spingere e ridurre il gap dai primi.

Assieme alle considerazioni mediche poi, la squadra e il diretto interessato rifletteranno sicuramente anche su quanto convenga proseguire nell’avventura rosa con una classifica complicata e se, eventualmente, non sia meglio fermarsi per recuperare meglio e puntare ad altri obiettivi (vedi Tour de France) nel tentativo così di portare comunque a casa dei risultati e salvare la stagione.

Sono discorsi inevitabili per un campione come il nederlandese, uomo di punta non solo della sua formazione ma anche del movimento nazionale su strada. Un infortunio del genere nel suo caso non può essere certamente preso alla leggera e nel prendere una decisione riguardo alla sua prosecuzione del Giro verranno valutati tutti gli aspetti e le variabili del caso, dallo stato fisico al morale, dalle motivazioni ad un eventuale programma alternativo.

Tutto questo purtroppo per colpa nuovamente della legge della strada: è lei, asfaltata o meno, che comanda e se si finisce in terra in un modo o nell’altro te ne fa pagare le conseguenze. La strada è quel nemico che scorre per tutto il giorno sotto i tubolari dei ciclisti obbligandoli a stare sempre allerta e a tenere costantemente gli occhi aperti davanti, di fianco e se fosse possibile anche dietro di loro. Perché nasconde buche, brecciolino, curve insidiose, avvallamenti, tutte temibili componenti che possono in ogni momento, quando meno te lo aspetti, condurti a contatto con una realtà ruvida, dura, perennemente inscalfibile. Lei non si fa mai un graffio, tu invece ne puoi uscire con le ossa rotte, uno sconforto montante e le ambizioni polverizzate.

La beffa è che, per quanta attenzione e per quanto preventivamente e prudentemente un corridore possa muoversi in gruppo, spesso non sia tu la causa di questo brusco incontro ma quelli che ti circondano in corsa, da auto e moto (purtroppo è capitato) a quei corridori che per un attimo si distraggono trovandosi istantaneamente indifesi di fronte all’inesorabile imprevisto “offertogli” dalla strada.

Quando succede, quasi sempre il malcapitato non fa neanche tempo a prenderne coscienza e finisce a terra, trascinandosi dietro chi eventualmente è nei suoi paraggi. A seconda della fortuna e dell’entità della caduta, lo sventurato poi può ripartire quasi subito o trovarsi dopo poco sul sedile dell’ammiraglia o, peggio, su quello di un’ambulanza.

Dumoulin, corridore di classe e tempra, ci ha provato ma ha percepito che qualcosa negli arti inferiori non andava. D’altro canto, quando una farfalla viene inavvertitamente calpestata in mezzo all’erba alta questa o muore o se riesce a librarsi ancora in volo lo fa a fatica, tentennante e malferma: ieri malauguratamente è stato il caso della farfalla di Maastricht.

2 commenti su “Giro D’Italia (Tappa 4): La dura legge della strada

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