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Giro D’Italia (Tappa 3): Pescata dal mazzo della sorte

Come un gioco di carte ma ai 60 km/h. Solitamente a uscire vincitore da un arrivo in volata è colui che più dei rivali diretti ha interpretato nel modo migliore l’evolversi dello sprint; scegliendo la corretta ruota da seguire, uscendo al momento giusto dalla scia del compagno e leggendo opportunamente le caratteristiche del rettilineo conclusivo. Ma non solo.

Imporsi in volata è anche spesso una questione legata agli imprevisti, al saper evitare con fortuna e/o abilità gli ostacoli inaspettati che la corsa pesca dal mazzo delle fatalità, rimanendo freddi e trovando nell’adrenalina del momento la forza per superarli.

A scompaginare i rapporti di forza quindi possono essere delle folate di vento, delle buche nell’asfalto, l’assenza di uomini al proprio servizio oppure una “esse” come quella trovata dai corridori ai 500 metri dal traguardo nella terza tappa del Giro 102 con arrivo ad Orbetello, un infido sinistra-destra in rapida successione che necessitava, per rimanere in piedi e (magari) prendere del vantaggio sugli avversari, di un attento studio preliminare, di abilità nel guidare il mezzo, di supporto da parte del proprio team e infine di tanta lucidità.

Bastava infatti essere troppo indietro all’imbocco delle due curve per vedere immediatamente tramontare le proprie speranze di vittorie. Bastava scegliere il varco sbagliato per perdere vitali posizioni. Bastava scegliere la traiettoria errata per vedersi sopravanzare da tutto il gruppo. Bastava una pizzicata ai freni, resa obbligatoria dall’imbuto che si sarebbe creato, per perdere velocità ed essere costretti a bruciare energie extra utili per giocarsi il successo finale.

In casistiche del genere sono rientrati Sacha Modolo (alla fine comunque nella top-ten) e soprattutto il grande deluso di giornata Caleb Ewan, rimasto chiuso in curva e incapace in seguito di recuperare il terreno perso, mentre Viacheslav Kuznetsov e Ryan Gibbons (settimo e undicesimo il giorno prima) avevano perso le ruote degli sprinter migliori ben prima dei metri decisivi.

A imporsi sulla linea bianca dunque, approfittando dell’ennesimo colpo di scena (la squalifica per volata irregolare di Elia Viviani, reo di aver cambiato la propria traiettoria e ostacolato il rimontante Matteo Moschetti), è stato anche in questa circostanza un atleta che è rinvenuto da dietro passando con un picco di velocità superiore coloro che si erano già lanciati nella contesa: Fernando Gaviria.

Il colombiano alla decisiva svolta, trovandosi affiancato proprio dallo spento Ewan, sembrava spacciato ma con grande scaltrezza si è infilato in un varco tra il corridore della Lotto-Soudal e Jakub Mareczko e non frenando si è trovato all’imbocco del rettilineo finale in tredicesima posizione. Lì ha chiuso di nuovo gli occhi passando tra l’italo-polacco della CCC e Modolo, muovendosi poi con passo facile e deciso verso le posizioni di testa dove la mancanza di spazio e i contatti tra Nizzolo e Belletti non l’hanno intimorito. A questo punto un’improvvisa virata a sinistra dei primi gli ha liberato una corsia sulla destra puntualmente presa dal portacolori dell’UAE-Team Emirates, il quale poi non ha esitato a buttarsi nello spazio lasciato libero a centro strada da Ackermann (sulla destra) e Viviani, raggiungendo così una seconda posizione che il declassamento del campione d’Italia ha tramutato in prima.

Il nativo di La Ceja, molto signorilmente, ha incassato dopo qualche minuto la notizia e senza celebrazione alcuna è salito sul palco delle premiazioni per quella che a tutti gli effetti è una sua vittoria, la settima parziale nei tre Grandi Giri combinati: solo Luis Herrera e Santiago Botero (entrambi a quota otto) ora hanno conseguito più successi di lui.

Indipendentemente dalle considerazioni sul gesto, dalla decisione della giuria e dalle possibili recriminazioni, ciò che si è concretizzato negli istanti conclusivi della frazione ha dimostrato ancora una volta che il più piccolo dettaglio come il particolare più significativo possono rendere imprevedibile e mutare profondamente l’esito di uno sprint prima, durante e dopo la sua esecuzione. Alla fine, basta solo aspettare e vedere, avendole mescolate, quale sarà la “carta imprevisto” che stravolgerà l’andamento della partita o meglio, della gara.

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