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Giro D’Italia (Tappa 1): Orfani e orfanelle

Non ci sono spiegazioni complicate o significati nascosti. La curva delle Orfanelle, la più ripida e la più temuta da chi a Bologna è solito inforcare una bicicletta, deve il suo nome all’Istituto sorto proprio in prossimità dell’infida svolta tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del Novecento per accogliere quelle bambine rimaste senza casa ne famiglia.

Inaugurato nel 1930, espansosi e rimasto attivo fino al 1990 grazie alla dedizione delle suore Imeldine, l’orfanotrofio era un luogo di riparo, di accoglienza, un’oasi in cui chi era rimasto solo poteva trovar modo di riempire con educazione e fede i vuoti che la vita gli aveva riservato. Rigore e ordine come pace e momenti di silenzio erano dunque di casa e per oltre mezzo secolo hanno caratterizzato l’atmosfera appartata e tranquilla della struttura, minacciata ripetutamente e immancabilmente solo in una circostanza: i passaggi o gli arrivi in cima al colle della Guardia da parte delle manifestazioni ciclistiche.

In occasione di quest’ultime, al di fuori dell’edificio e lungo la strada che vi scorreva affianco decine e centinaia di appassionati si sono sempre accatastati inneggiando ai propri idoli che in quella giornata avrebbero ammirato e supportato dal vivo. I loro cori, le loro urla, il loro scalpicciare affianco ai corridori, la loro festosa presa in ostaggio dell’asperità bolognese hanno turbato e minato per anni il clima attorno alla nuova casa delle giovani orfane dando vita a un irreale incontro-scontro di sonorità e ambienti: la calma e la disciplina all’interno, la frenesia e l’irrequietezza all’esterno.

Ieri è stata un’altra giornata come quelle. L’orfanotrofio ha chiuso i battenti, le orfanelle non ci sono più ma l’ambiente ovattato e placido è rimasto intatto. A disturbarlo la colorita ed emozionante riconciliazione del pubblico del ciclismo italiano con la manifestazione che più ama, il Giro d’Italia.

I suoi tifosi hanno atteso pazientemente oltre 365 giorni per riabbracciare i propri beniamini lungo le strade dello Stivale: in un certo senso anche loro, ogni anno, rimangono spaesati, malinconici, quasi orfani dello spettacolo unico offerto dalla Corsa Rosa ma, a differenza delle giovani del vecchio istituto sulla collina felsinea, costoro ogni stagione sportiva hanno l’occasione di ritrovarla e con essa le emozioni e la spettacolarità che suscita.

Il loro ricongiungimento con la carovana quindi assomiglia puntualmente alle prime ore di una grande (e colorata) festa, quando tutti i partecipanti si sciolgono e poi si scatenano nelle danze più energiche e sfrenate. Allo stesso modo i gli aficionados presenti lungo l’asperità di San Luca e alle Orfanelle in particolare non ci hanno messo molto a scaldarsi e a scatenare l’inferno attorno all’ex orfanotrofio. Dai tifosi canarini dell’indimenticato Pirata, ai sempre presenti norvegesi, dagli olandesi in vacanza fino agli universitari fuori sede, tutti hanno riempito l’attesa condividendo canti, buon vino, qualche chiacchiera e molti sorrisi accendendosi definitivamente con l’abbrivio della competizione.

Sotto i loro occhi pieni e le loro mani crepitanti si sono susseguiti la straripante marcia di Roglic (sue la tappa e la prima maglia rosa), l’incedere determinato di Nibali, la maschera di bava di Ten Dam, il calvario di Nishimura (fuori tempo massimo e fuori dalla corsa), le difficoltà del gigante Dunne, le smorfie di Biermans e l’eleganza di Ruben Plaza e la leggerezza di Ciccone.

Loro e tutti gli altri con il loro passaggio e la loro lotta con il cronometro hanno, come in ogni prima tappa di una nuova edizione, riaggregato festante la variegata famiglia del ciclismo, quella che nei prossimi 20 giorni si muoverà con gioia per tutta la penisola integrando curiosi neofiti, alimentando il senso comune di sentirsi parte di qualcosa di grande e annullando totalmente nei suoi componenti quel il senso di malinconia e isolamento che si manifesta in loro in assenza della corsa.

Gli stessi che ieri, dopo che il colle si è spopolato dei suoi chiassosi invasori, si sono impadroniti di nuovo della curva delle Orfanelle ridandole la sua consueta aria di intimità e tranquillità.

Photo Credits by @MatteoSecci

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