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Il Nord chiama, il Nord risponde

La stagione delle classiche del Nord si è chiusa a Liegi con la vittoria di Fuglsang al termine di una gara corsa sotto un tempo decisamente poco primaverile

Ci sono volte in cui essere il più forte non basta per vincere e la sola condizione fisica non è sufficiente per prevalere sugli altri. Imprevisti, calamità, ostacoli possono in qualsiasi momento e senza preavviso alcuno avere la meglio su ogni tipo di resistenza e prestanza atletica. Spesso quindi è necessario anche prendere positivamente i segnali esterni e accettare (qualora si manifestino) le circostanze e i regali disposti dal fato.

Così ieri Jakob Fuglsang, splendido duellante con Julian Alaphilippe alla Strade Bianche come sui traguardi più prestigiosi delle classiche delle Ardenne, era sì supportato dalla miglior forma della vita ma per mettere le mani sulla sua prima classica monumento ha approfittato delle condizioni climatiche che hanno caratterizzato la Liegi-Bastogne-Liegi quasi nella sua interezza, mettendo in mostra le sue innate qualità di corridore proveniente dal Nord Europa abituato al freddo e alle avversità atmosferiche.

Lui, nato a Ginevra ma con sangue e nazionalità danese, ha trovato nel tempo un prezioso alleato per appesantire le gambe e minare la tenace resistenza degli avversari, dall’iridato Valverde a Nibali, dallo stesso Alaphilippe al grintoso Schachmann fino a Michael Woods e (per ultimo) uno splendido Davide Formolo, riuscendo in questo modo ad involarsi da solo con un’inesorabile progressione una volta scoccato il suo attacco sulle pendenze della Roche aux Faucons.

Mentre temperature basse, freddo e pioggia sono state per qualcuno nemici, per altri fastidiose componenti con cui convivere, per altri ancora muri insormontabili, per il suddito di Margherita II questi si sono dimostrati apprezzatissimi alleati su cui poter contare per circa 6 ore: loro avrebbero indebolito piano ma inevitabilmente le forze dei rivali chiusi nelle loro corazze impermeabili, lui e le sue gambe avrebbero fatto il resto negli ultimi trenta decisivi minuti di battaglia.

Spalleggiato da una formazione motivata e decisamente in palla, il 34enne portacolori dell’Astana non ha mancato l’appuntamento con il ventesimo successo (il più importante) della carriera, primeggiando in una manifestazione che l’aveva visto precedentemente tra i primi dieci solo due volte e che solo in un’altra occasione aveva applaudito la vittoria di un esponente della Danimarca, Rolf Sørensen nel 1993.

Quell’edizione della Doyenne si concluse con uno sprint a due vinto dall’atleta della Carrera sullo svizzero Tony Rominger, uno scenario che per qualche istante si pensava potesse concretizzarsi anche quest’anno nel momento in cui è rimasto solamente un caparbio Formolo alla ruota del danese. L’illusione tuttavia è durata qualche centinaio di metri, giusto gli istanti necessari perché il ritmo forsennato imposto dal vicecampione olimpico si rivelasse insostenibile anche per il veneto della Bora-Hansgrohe.

A questo punto, a braccetto con la solitudine, a Fuglsang non è rimasto altro che percorrere i restanti 13 chilometri che lo separavano dalla gloria nel minor tempo possibile, una missione apparentemente solo fisica e molto più semplice di staccare tutti i 101 corridori rimasti ancora in gara ma che in realtà si è rivelata molto più tecnica e insidiosa di quanto ci si potesse aspettare.

Tutto questo per colpa di un’umida curva verso sinistra a 5 chilometri dal termine e un improvviso scarto della bicicletta del danese che poteva risultare fatale per le sue ambizioni, quest’ultime salvate in extremis grazie alle abilità e al passato da biker che gli hanno consentito repentinamente di raddrizzare il mezzo, ritrovare in modo miracoloso l’equilibrio e riprendere la propria marcia trionfale.

Un brivido, di paura e non di freddo, ha percorso la schiena di chi ha assistito alla scena e certamente anche quella di Jakob che ha rischiato seriamente di vanificare tutti gli sforzi fatti dalla propria squadra e da lui stesso durante la corsa e nelle settimane precedenti nel tentativo di trovare la condizione migliore per ben figurare nell’ultima settimana della Campagna del Nord, cosa che gli è decisamente riuscita visto che lo score parla di un terzo posto all’Amstel, un secondo alla Freccia e un primo alla Liegi: un’escalation di un uomo del Nord che ha avuto il Nord al proprio fianco.

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