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Loulou, c’est fou!

Pazzesco Loulou, pazzesco.

Loulou non è un personaggio inventato proveniente da chissà quale fiaba o da chissà quale mondo illusorio; è un uomo reale fatto di carne ed ossa, capace però, effettivamente, di auto-lanciarsi in una dimensione fantastica, ai confini del surreale.

La sua storia parte da lontano, poco meno di due mesi fa, da terre inesplorate e sconosciute per lui come quelle d’Argentina e del Tour de San Luis. Qui, senza alcun timore ma col piglio del conquistatore, riesce subito ad apporre il suo indelebile sigillo con due vittorie di tappa; facendo sfoggio di due gambe già piuttosto in palla. La sua campagna in Sud America prosegue in Colombia dove il suo spunto esplosivo, che già nel 2018 aveva fatto brillare gli occhi di molti calorosi aficionados, manda in estasi i tifosi al termine della quinta frazione da lui vinta.

A questo punto Loulou, o più comunemente Julian Alaphilippe, fa rotta verso il Vecchio Continente e più precisamente verso il Belpaese, l’Italia, meta (nobile) designata per trovare scalpi prestigiosi e provare ad arricchire ancor di più palmares e bottino personale. Dopo venti giorni di attività utili per recuperare dalle fatiche australi e viaggiare verso lo Stivale, il francese sbarca in un paesaggio contraddistinto dalla polvere delle strade bianche che si snodano come serpenti lungo le colline senesi.

Il fondo e gli aspri dislivelli di queste alture comunque non frenano il suo mulinare potente sui pedali: baciato dalla fortuna e mossosi con scaltrezza, il tricolore entra con margine sullo scenografico traguardo in Piazza del Campo arena di molte competizioni equestri e alla sua ottava annata da professionista in bicicletta conquista finalmente la sua prima vittoria italiana, in una manifestazione che colma il gap di storia e tradizione con le altre grazie a un elevato tasso di spettacolarità e all’apprezzamento da parte degli stessi protagonisti.

Capito come impossessarsi delle strade d’Italia, Julian non si ferma più e alla Tirreno-Adriatico (solo cinque giorni dopo) arriva, al termine di uno sprint sul traguardo a lui favorevole della seconda frazione, il successo numero cinque della stagione, bissato nella sesta tappa da un capolavoro di tattica e potenza in mezzo ad alcuni velocisti di primissimo livello tra cui il suo compagno di squadra, nonché campione nazionale italiano, Elia Viviani.

La Milano-Sanremo è ormai alle porte e questa impressionante dimostrazione di forza lo pone immediatamente in testa al lotto dei favoriti. Si percepisce il momento magico, l’incanto che avvolge il corridore della Deceuninck – Quick Step la quale, con due minacciosi calibri come lui e il veronese fasciato di verde-bianco-rosso nella stessa squadra che farà rotta verso la Liguria, deve per forza farsi carico del ruolo di formazione faro per il primo monumento della stagione. Per i biancoblu guidati da Bramati questo è un problema relativo essendo ormai, dopo le 73 gioie del 2018 e le 18 già avute nel 2019, inevitabilmente abituati ad avere gli occhi e la pressione di appassionati e addetti ai lavori addosso.

E infatti alla soleggiata partenza dal capoluogo lombardo, nonostante il peso e il significato di una corsa come la Classicissima, i componenti della formazione belga appaiono sorridenti e apparentemente distesi, consapevoli della loro forza e di avere tutte le carte in regola per imporre la loro legge anche sul traguardo di via Roma. Anche Loulou sorride, risponde in italiano alle urla della gente che lo acclama, è presente insomma. Poco dopo prende il via assieme agli altri 174 contendenti e inizia anche lui a marciare di buon passo verso la Riviera, quasi una sorta di rito simbolico per lasciarsi alle spalle l’inverno e accogliere stagioni più miti.

La corsa scorre veloce secondo il solito copione (fuga delle squadre invitate per mettersi in mostra) fino alla Cipressa, quando tutti gli attaccanti vengono riassorbiti e la tensione inizia a farsi palpabile. Sulla salita di Costarainera però prevale l’attendismo e non si vedono attacchi di sorta. Le uniche emozioni, o meglio brividi, le regala la picchiata verso l’Aurelia dell’enfant du pays Niccolò Bonifazio: il portacolori della Direct Energie scende a tomba aperta pennellando curve e tornanti con pieghe da capogiro e, pizzicando il giusto i freni, danza con traiettorie sinuose sempre tra i 60 e i 70 km/h.

Pare davvero un folle proiettile telecomandato che colora con una scia giallo-nera la picchiata verso Santo Stefano al Mare. Purtroppo per lui il suo sforzo è tanto bello quanto infruttuoso, visto che nessuno ha in quel momento lo stesso mix di coraggio-tecnica-conoscenza della strada per potergli stare ruota: il risultato sono una bella vetrina e una ventina di secondi guadagnati sul gruppo che, lasciato sfogare il baffuto ligure, si ricompatta e facilmente lo riacciuffa.

Si arriva allora ancora piuttosto numerosi ai piedi del Poggio, luogo e momento della verità, ed è qui che con autorità ha inizio il forcing violento della Deceuninck – Quick Step. Il ritmo è forsennato e spasmodico, dalla coda sono in diversi a perdere contatto mentre chi ha condizione e ambizioni di vittoria risale con fatica verso la testa della gara. Julian ammira il lavoro dei suoi, sa (ed è chiaro) che tra poco dovrà attaccare ma ci vuole un casus belli, qualcuno che inneschi l’offensiva esattamente come successo 365 giorni prima con il lettone Neilands e Vincenzo Nibali, qualcuno insomma che accenda la miccia e dopo poco lo trova.

È Alberto Bettiol, prima brevemente con Anthony Turgis e successivamente da solo, a provare l’azione. Per Alaphilippe questo è il segnale: la sagoma rosa del tenace italiano diventa immediatamente l’obiettivo da raggiungere e poi superare in una volta sola. La sua azione è tremendamente potente (42km/h la media del suo forcing) e con cattiveria riduce il plotone a un manipolo di uomini affaticati il cui unico scopo è non perdere la sua saettante ruota. L’unico che prova a rispondergli e sembra tenergli testa affiancandolo è un indomito Peter Sagan, già rivale di precedenti battaglie sul Poggio.

Per i due e i pochi a resistergli però è già tempo di buttarsi in discesa e qui Loulou, con una mossa sintomo di grande lucidità e sicurezza nonostante i 280 chilometri già percorsi, si sgancia abbandonando le posizioni di testa per rifiatare in coda al gruppetto che ha selezionato. Nessuno scendendo verso la città dei fiori forza la mano anzi, tutti si guardano e si controllano con l’intento di capire da chi possa arrivare a breve l’offensiva più pericolosa, forse quella decisiva.

L’equilibrio, mentre dalle retrovie rientrano in diversi, viene rotto da Trentin che prova il colpo “alla Cancellara” a 1500 metri dalla linea bianca. L’affondo del campione europeo è deciso e avrebbe anche chance di successo se Van Aert non decidesse di sacrificare sé stesso e le proprie aspirazioni andando a chiudere sull’atleta della Mitchelton-Scott. Alaphilippe rimane guardingo nelle prime posizioni ma non interviene in prima persona finché a muoversi, in maniera pericolosa, è Mohoric, un altro che le qualità per arrivare in fondo con un colpo da finisseur le ha tutte.

Julian chiude e, entrato con i suoi compagni di avventura negli ultimi mille metri, inizia a pensare alla volata, tira un paio di respiri e allargandosi fa sì che siano altri a condurre l’andatura in testa prima del rettilineo conclusivo. Sagan abbocca e poco opportunamente prende aria e comando della gara precludendosi così la possibilità di vincere, una possibilità che a 300 metri fa gola a Mohoric che lancia una volata lunghissima. Loulou allora rapido gli prende la ruota, lo fa sfogare qualche decina di metri e poi parte a sua volta, rabbioso, a bocca aperta verso il centro della strada, verso la gloria, verso la sua prima classica monumento perché nessuno, neanche un bravissimo Naesen e un ottimo Kwiatkowski, riesce a superarlo.

L’esultanza è espressione di una gioia incontenibile che ben presto si trasforma in lacrime e commozione tra gli abbracci del suo massaggiatore e dei suoi compagni di squadra che, felici quanto lui, arrivano in parata manifestando l’incredibile unità di un team che oggi non sa far altro che vincere (19 successi stagionali e successi in tutte e quattro le classiche World Tour finora disputate) ma che non trionfava con un proprio corridore a Sanremo da ben 13 anni.

Per Alaphilippe è inevitabile sul podio la doccia di champagne, un liquore che negli ultimi 15 giorni italiani è riuscito ad assaporare per ben quattro volte consegnando definitivamente sé stesso e le proprie imprese alla storia. Perché il nativo di Saint-Amand-Montrond si sta ritagliando un posto tra i grandissimi di questo sport non solo per il peso dei trionfi in sé come quello di Sanremo ma anche, se non soprattutto, per la facilità e la classe con cui si esibisce e riesce a ripetersi ormai sempre più spesso, che sia negli Stati Uniti o in Francia, in Italia o in Argentina, rendendo concreti sogni e possibilità.

Pazzesco Loulou, pazzesco.

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