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Nove giorni di sfumature blu con vista Sanremo

Concreti, determinati, infallibili. Per nove giorni, dal 10 marzo a l’altro ieri, è parso quasi di seguire la stessa corsa come se fra il centro-sud della Francia e le regioni centrali dello “Stivale” non ci fosse la benché minima distanza: Tirreno-Adriatico e Parigi-Nizza hanno infatti tutte e due seguito, per la loro maggior parte, un copione impartito e dettato con autorità dai celestini dell’Astana.

Magnus Cort Nielsen e Ion Izagirre in territorio transalpino, Jakob Fuglsang e Alexey Lutsenko in quello italiano hanno recitato la parte dei leoni portando quattro vittorie alla compagine kazaka che, in questo modo, ha visto rafforzato il proprio primato nella classifica dei team plurivittoriosi di stagione. Così facendo, in poco più di un mese la formazione con a capo Alexander Vinokourov ha già raggiunto i due terzi (19) dei successi totali conquistati in tutto il 2018 (30) ma, più di questo dato, a impressionare in questa trionfale marcia di fine inverno è il livello di condizione media mostrato su ogni fronte da tutti i corridori impegnati con la maglia turchese.

Dietro all’abilità, alla cattiveria e alla fame di chi ha alzato le braccia al cielo sui traguardi della corsa del sole e di quella dei due mari c’è sempre stato un forte e tangibile appoggio da parte di uno o più rappresentanti della squadra asiatica che ha giocato un ruolo chiave per il conseguimento dei molteplici risultati positivi: più volte si sono visti gli uomini Astana forzare l’andatura in testa al gruppo, rompere i cambi in testa per disturbare l’inseguimento ai propri compagni in avanscoperta oppure sfruttare la superiorità numerica nelle azioni decisive (vedi Lutsenko con Fuglsang alla Tirreno per due giorni consecutivi ma anche Luis Leon Sanchez e Izagirre nella frazione conclusiva della manifestazione francese).

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Sull’onda di una fiducia crescente data dalle continue vittorie e di una condotta di gara aggressiva e dinamica, l’Astana ha terrorizzato il gruppo in entrambe le competizioni con una feroce presenza nelle posizioni di testa, non riuscendo però in nessuna delle due occasioni a portare a casa la classifica generale, segno forse questo della progressiva evoluzione di una squadra che, con il solo Miguel Angel Lopez in grado di puntare al podio nei Grandi Giri (nel 2018 terzo a Vuelta e Giro), sta spostando il proprio target principale dalle grandi corse a tappe a quelle di una settimana e ai successi parziali in queste ultime.

Comunque sia, in Italia come in Francia si è dovuto aspettare l’ultimo giorno per capire chi si sarebbe aggiudicato le due corse, finite alla fine nelle mani di un altro uomo vestito di blu (più scuro di quello Astana) e di un corridore che con il blu ha coperto la propria appariscente divisa sociale. Il riferimento è ovviamente a Egan Bernal e Primoz Roglic, degni vincitori finali in manifestazioni dove hanno dovuto lottare praticamente fino all’ultimo secondo per spuntarla sui rispettivi antagonisti.

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Il colombiano del team Sky ha saputo concretizzare al meglio il fatto di avere la squadra più forte che, in una sorta di piccola prova generale in vista di quello che vedremo a maggio al Giro d’Italia, gli ha consentito di rimanere coperto e respingere senza eccessivo affanno gli ultimi disperati assalti di un Nairo Quintana apparso finalmente combattivo e deciso a giocarsi il tutto per tutto. Troppi però erano gli uomini in nero-azzurro e troppo era il divario dal giovane compatriota il quale, senza risentire affatto della pressione, ha “prelevato” la maglia di leader al compagno Kwiatkowski sul Col de Turini in una giornata all’insegna dei colori colombiani (Daniel Martinez e Miguel Angel Lopez sono stati primo e secondo di tappa), centrando il giorno seguente il successo finora più importante della carriera in una corsa in cui ha dato l’ennesima grande prova di solidità (vedi cronometro), maturità e scaltrezza (vedi presenza nei ventagli) a dispetto della giovane età.

Anche Roglic, durante la corsa dei due mari, ha potuto contare su una squadra (pur falcidiata dalle cadute) compatta al suo fianco ma alla fine tutto è dipeso da lui e dal suo duello all’ultima pedalata contro Adam Yates dal quale è uscito vincitore giusto per una manciata di centesimi di secondo. Deciso a staccare il britannico ogni qual volta la strada si impennava, lo sloveno ha rischiato di pagare proprio in salita la sua inesauribile esuberanza perdendo contatto dal rivale verso Recanati e accumulando un ritardo che, vista anche la condizione dell’inglese, sembrava difficile da recuperare nella conclusiva prova contro il tempo di San Benedetto del Tronto. In questa tuttavia l’ex saltatore con gli sci ha dato vita a un’esibizione maiuscola su un percorso a lui congeniale rimettendo tutto in discussione e accendendo un finale al cardiopalma da cui, complici il vento e una gestione rivedibile da parte di Yates, è uscito per un nonnulla con la maglia di leader sulle spalle. La sua strada, dopo questo successo e quello all’UAE Tour, incrocerà quella di Bernal, Tom Dumoulin (sottotono alla Tirreno) e Vincenzo Nibali alla prossima Corsa Rosa che si annuncia già quanto mai equilibrata, contesa e parecchio scoppiettante.

Tirreno-Adriatico 2019 - edizione 54 - da Foligno a Fossombrone (221 km)

Prima ad ogni modo c’è una stagione, quella delle classiche (monumento e non), da vivere con altrettanta trepidazione a partire dalla Milano-Sanremo di sabato, un obiettivo di tanti e per il quale sono molte le indicazioni che le due gare in Francia e in Italia hanno dato. Nella solita estenuante battaglia tra attaccanti e velocisti per avere la meglio sul traguardo di via Roma ci sono due squadre che, per gli uomini che schiereranno al via dal capoluogo lombardo, potranno giocarsi in maniera redditizia entrambe le carte e quindi, inevitabilmente, andranno a ricoprire il ruolo di formazioni-faro.

Gli identikit corrispondono a quelli della Deceuninck-Quick Step e della Bora-Hansgrohe. La prima avrà tra le proprie fila quelli che probabilmente sono lo scattista e il velocista più in forma del momento, ossia Julian Alaphilippe (già sei successi nel 2019, due dei quali proprio alla Tirreno) ed Elia Viviani (a quota 4 dopo i 18 che lo hanno consacrato nel 2018). Con questi due uomini (senza dimenticare l’esperto Philippe Gilbert che potrebbe agire sulla Cipressa o nel tratto tra le ultime due salite) la squadra belga può seriamente puntare alla vittoria qualsiasi sia lo scenario che andrà a materializzarsi o che deciderà si concretizzi nel finale di gara, opzioni che valgono anche per i tedeschi guidati dall’ex campione del mondo.

54th Tirreno-Adriatico 2019 - Stage 2

Peter Sagan, sebbene abbia perso chili e giorni di allenamento in altura e alla Tirreno abbia fatto fatica, per classe e caratteristiche quasi certamente sarà una pericolosissima mina vagante che negli ultimi chilometri potrà colpire in qualunque momento e indirizzare la corsa a seconda dei suoi movimenti. Quest’anno però, più di quelli passati, lo slovacco non dovrà sostenere da solo tutto il peso delle ambizioni dei suoi ma potrà condividere questo fardello con un uomo che, visti i recenti successi, potrà coprirgli egregiamente le spalle in caso di arrivo a ranghi compatti. Sam Bennett infatti, nonostante alla Sanremo vanti come miglior risultato il 66esimo posto del 2017, ha lanciato alcuni importanti squilli alla Parigi-Nizza dove ha fatto sue due tappe sorprendendo per tenuta e spunto negli ultimi metri.

Ecco che allora, considerate le alternative per lo sprint in seno alle due squadre, potremmo assistere a una recita simile a quella del 2017 quando il nativo di Zilina fece la differenza sul Poggio proprio con Alaphilippe prima che sui due rientrasse fatalmente in discesa Michal Kwiatkowski, poi vittorioso nella volata a tre. Quest’anno, nella batteria degli attaccanti che cercheranno di far la differenza in salita per scongiurare l’arrivo a ranghi compatti, saranno in tanti che proveranno ad affiancarsi al polacco leader di Sky: dallo stesso Vincenzo Nibali (se avrà le gambe e potrà godere di un attimo di distrazione del gruppo) vincitore lo scorso anno al duo Toms SkujiņšJasper Stuyven (molto continui e spesso presenti in testa alla Tirreno) di una Trek-Segrafredo che allo sprint può giocarsi la carta John Degenkolb (già a segno nel magico 2015), da Greg Van Avermaet (leader unico della CCC) a Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), da Giovanni Visconti fino alla coppia in gran spolvero della Education First Simon ClarkeAlberto Bettiol, coperti in caso di volata da uno fra Sacha Modolo e Daniel McLay.

Tirreno Adriatico 2019

Approfittando di un momento di rilassamento del gruppo lungo l’Aurelia o di un attimo di rimescolamento al termine della discesa del Poggio in contropiede potrebbero provarci passisti pericolosi del calibro di Tom Dumoulin (che potrebbe provare a vendicare una Tirreno deludente), Niki Terpstra (coperto allo sprint da Bonifazio) e Matej Mohoric il quale, viste le doti di discesista, potrebbe scompaginare i piani già nei primi metri della picchiata conclusiva.

Se invece il gruppo dovesse restare compatto una volta planato su Sanremo, a quel punto entrerebbe in gioco il vasto parco dei velocisti che di certo aspetterà e sognerà paziente tutto il giorno di sfogare i propri cavalli nel convulso rush finale: Gaviria (nascosto alla Tirreno) e Kristoff dell’UAE-Team Emirates (fondamentale sarà la comunicazione tra i due se entrambi dovessero presentarsi con gamba nel finale), Caleb Ewan  per la Lotto-Soudal, Arnaud Demare per la Groupama, Giacomo Nizzolo per la Dimension Data, Sonny Colbrelli per la Bahrain-Merida, Davide Cimolai per l’invitata Israel Cycling Academy e soprattutto Dylan Groenewegen, mattatore delle prime due tappe alla Parigi-Nizza per la Jumbo-Visma, sono i principali indiziati per imporsi sul filo dei 70km/h.

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Molti sono poi i punti interrogativi che accompagnano nomi di corridori che per palmares e qualità atletiche si sposerebbero bene con la Classicissima di Primavera sul cui rendimento però, vuoi perché al rientro agonistico (Impey, Gasparotto e il campione del mondo Alejandro Valverde) vuoi perché afflitti precedentemente da problemi fisici (Ulissi, Matthews), è davvero difficile fare delle previsioni. Allo stesso modo è arduo pronosticare cosa potrà fare la formazione dominante in questi ultimi nove giorni: l’Astana non ha un capitano designato ma con Nielsen, Ballerini e Fraile sospinti da una condizione eccezionale può dar battaglia e piazzare colpi importanti insinuandosi nelle pieghe della corsa in qualunque momento. Puntando ovviamente a colorare di celeste anche il cielo sopra la Riviera dei Fiori.

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