fbpx
Annunci
Cesare Benedetti si racconta a Km Zero Cycling
Cesare Benedetti, ciclista italiano, di origini trentine (Rovereto), è attualmente in forza alla Bora-Hansgrohe, squadra dove milita anche l’ex campione del mondo Peter Sagan. La sua carriera nel ciclismo che conta inizia come stagista presso la Liquigas (2019), ma è nel 2010 che passa ufficialmente al professionismo grazie al contratto con la attuale Bora-Hansgrohe (la allora NetApp). Da allora sono passati circa 9 anni e Cesare non hai mai cambiato squadra, partecipando a 3 Giro d’Italia, 1 Tour de France, 2 Vuelta Espana, 5 Milano-Sanremo, 5 Liegi-Bastogne-Liegi e 4 Giro di Lombardia. Tra i risultati di maggior rilievo spiccano una maglia di “Miglior Scalatore” alla Tirreno-Adriatico 2016, un 14° posto al Giro di Lombardia e un successo di tappa al Giro del Trentino 2015 (cronosquadre). Nel corso degli anni il ruolo del ciclista trentino si è tramutato da attaccante amante della salita a gregario puro in aiuto al campione slovacco Peter Sagan, ma non sono mai venute meno la passione e la professionalità.
Cesare Benedetti si racconta per Km Zero Cycling nella seguente intervista:

Iniziamo da una domanda sulla tua squadra, la Bora-Hansgrohe. Cosa distingue una squadra World Tour come la tua da tutte le altre?

“Ad essere sincero non saprei, non sono mai stato in nessun altra squadra per potere fare un paragone concreto. È una squadra che è partita piccola per arrivare fino al terzo posto nel World Tour nel 2018. La maggior parte delle squadre del World Tour sono entrate da subito con grossi sponsor nella serie A del ciclismo, noi ci siamo arrivati un po’ alla volta. Abbiamo uno sponsor come Bora che è prima di tutto un grande appassionato e praticante di ciclismo, nella modernità è un po’ uno sponsor alla vecchia maniera se vogliamo. Così come Spinazzè Group, azienda di Treviso che ci sponsorizza, sono persone che oltre a far vedere il loro marchio, ci tengono ad essere presenti e ad avere un rapporto diretto coi corridori e anche col personale. Si nota la differenza tra puro business e passione per il ciclismo.”

Ormai sei alla Bora-Hansgrohe da qualche anno, come ti trovi con i tuoi compagni? Chi ti impressiona di più in allenamento?

“Il 2019 sarà la mia decima stagione in questa squadra, che nel corso degli anni ha cambiato qualche volta lo sponsor principale e di conseguenza anche la denominazione. Della prima stagione siamo rimasti in tre corridori, oltre a me Schillinger e Schwarzmann. Non si può andare d’amore e d’accordo con tutti ma non ho grossi problemi con nessuno in squadra. In allenamento fortunatamente non abbiamo fenomeni, ognuno pensa al suo e fa quello che deve fare. Quest’anno abbiamo fatto solo un ritiro invernale tutti insieme ma eravamo divisi in tre gruppi, per cui per due settimane mi sono allenato sempre con gli stessi. Qualcuno degli altri probabilmente lo vedrò solo al prossimo ritiro per la stagione 2020, visto che avremo calendari nettamente diversi.”

Nel 2018 hai avuto un calendario davvero fitto di Gare importanti (Milano-Sanremo; Amstel, Liegi, Giro d’Italia, Tour di Polonia, Il Lombardia, ecc). Qual è stata la gara/tappa in cui ti sei trovato più in difficoltà e perché?

“Penso che il giorno più difficile del 2018 sia stata la tappa del Giro che ha vinto Mohoric, la Penne Gualdo-Tadino. Sulla carta non era certamente una tappa dolomitica, ma complice il fatto che non stavo benissimo e che è stata una tappa tiratissima (vi ricorderete Chaves in difficoltà) è stata per me una giornata piuttosto nera.
”

Quali sono gli aspetti fondamentali per preparare al meglio una grande corsa a Tappe come il Giro d’Italia? Cosa cambia nella preparazione rispetto ad una Classica?

“Sinceramente non ho mai avuto il tempo di prepararmi specificamente una grande corsa a tappe. Ho sempre corso tanto prima del Giro, partendo da gennaio passando per le corse a tappe di marzo e le classiche delle Ardenne di aprile, non ho mai avuto l’occasione di allenarmi solo per il Giro. Quest’anno invece dovrei restare più tranquillo invece prima della corsa rosa, arrivandoci con più allenamenti in salita e arrivandoci con meno giorni di corsa e quindi un po’ più fresco.”

Facciamo un bel passo indietro. Come ti sei appassionato al ciclismo e quando ti sei reso conto che la bici sarebbe diventata il tuo lavoro?

“Ho deciso di cominciare a correre nel 1999 quando sono stato a visitare una tappa del Giro d’Italia. In particolare sono stato al villaggio di partenza della triste tappa di Madonna di Campiglio. Un’amica di famiglia lavorava nella carovana e mi aveva procurato i pass per il villaggio. Nonostante la vicenda di Pantani quel giorno, mi è piaciuta l’atmosfera in mezzo ai corridori e ho così deciso di provare. Ho sempre corso perché volevo arrivare lì in quel villaggio di partenza come corridore e non come spettatore, è stata un’idea che mi ha sempre accompagnato. Poi da juniores ho deciso che dovevo provarci al 100%, questo anche grazie alle riunioni con Dario Broccardo che ripeteva sempre che quella era un’età critica perché si era alla fine della scuola, ci si avvicinava al mondo del lavoro e anche in bici bisognava cominciare a comportarsi sul serio, bisognava insomma fare delle scelte.
”

Quando eri più piccolo, quali erano i tuoi idoli nel ciclismo? A chi ti ispiravi e perché? 

“I primi anni in cui correvo sono cresciuto col mito di Gilberto Simoni, mio corregionale, che nel giro di tre anni ha vinto due Giri. Sinceramente non ho mai avuto un vero idolo, ho sempre cercato di ispirarmi magari a corridoi più “piccoli” ma coi quali potevo avere un confronto diretto. Se dovessi pensarci adesso comunque farei dei nomi come Rebellin, Zabel e Vinokurov, esempi di dedizione, serietà e grande disciplina.”

Che cosa pensi attualmente del Doping nel mondo del ciclismo e nello sport in generale?

“Nello sport in generale non lo so, non posso fare commenti riguardanti cose delle quali non ho nessuna conoscenza. Nel ciclismo i controlli sono tanti e mirati e con il sistema “whereabouts” siamo sempre obbligati ad aggiornare i nostri spostamenti su una piattaforma in internet. Posso affermare che ci sia stato un cambio di mentalità e parlo soprattutto per la Germania. I miei coetanei tedeschi e tutta la popolazione in generale sono rimasti parecchio scottati dai casi Telekom e Gerolsteiner, nelle loro parole c’è sempre tanta repulsione per quei fatti e per diverse persone, non vogliono avere nulla a che fare con quella mentalità e hanno voltato pagina.”

Ultima domanda, per concludere. Quando scendi dalla bicicletta, dopo una gara intensa o una stagione a tutta, hai altri hobby con i quali sfogarti? Se si, quali e come li coltivi?

“Purtroppo è una mia mancanza. Non ho qualcosa che mi piaccia veramente oltre alla bici e faccio fatica a staccare la spina. Dopo una gara intensa un giretto in bici con una bella pausa caffè e si pensa alla prossima corsa. Dopo una stagione a tutta qualche bella camminata in montagna che per via degli allenamenti e delle gare non posso godermi durante la stagione.”

Grazie mille ancora di cuore ed in bocca al lupo per la nuova stagione che sta per incominciare. Ti aspettiamo al Giro d’Italia!!

“Crepi il lupo e grazie a voi per lo spazio dedicatomi, un saluto ai lettori e speriamo di sì, di vederci al Giro.”
Annunci
prev
next

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: