Le Dolomiti non dormono mai!

Articolo a cura di: Carlotta Cortese

Ogni ciclista che si rispetti conosce le Dolomiti. 

In realtà, i profili aguzzi e i meravigliosi colori dei Monti pallidi sono ormai noti anche a chi non li frequenta per passione sportiva. 

Ma il ciclista conosce le Dolomiti da una prospettiva stradale: percorre quelle strisce d’asfalto serpeggianti in mezzo ai pascoli e sotto grandiose pareti e ne conosce ogni asperità e ogni sassolino. 

Una prospettiva lenta e, perciò, privilegiata.

Anche lo sciatore conosce bene le Dolomiti: è facile abbandonarsi alla perfezione di piste perfettamente innevate, impianti capillari e veloci, servizi al top e, naturalmente, alcuni tra i panorami di montagna unici al mondo. Sciare sulle Dolomiti è a dir poco dispersivo: si può tranquillamente partire al mattino e tornare alla sera senza ripetere la stessa pista. E d’altronde questo avviene facilmente anche in sella alla propria bici. 

Sono sempre tornata distrutta dalle “spedizioni” invernali da queste parti: l’efficienza delle seggiovie ti riporta in cima talmente in fretta da non avere nemmeno il tempo di riprendersi dalla discesa.

Qualche giorno fa accendendo la tv ho rivisto le Dolomiti: panoramica aerea sulla bella Val Badia e poi ecco la Gran Risa, un serpente bianco in mezzo al bosco, nell’ombra azzurrina che garantisce neve di marmo: è il gigante maschile di Coppa del Mondo, che si disputa qui da una trentina d’anni, e questo giro dominato dalla solita performance monstre del fuoriclasse Marcel Hirscher.

Qualche giorno dopo è stato il turno delle donne, per la prima volta protagoniste sulla mitica Saslong fino all’anno scorso prerogativa dei colleghi maschi. All’ombra del Sassolungo, che dà il nome alla pista, la poca neve di contorno non ha rovinato lo spettacolo, che era anzi prontissimo, grazie al poderoso innevamento iniziato da settimane anche in Val Gardena.

Che strano vedere questi luoghi in veste invernale: le strade fredde, l’asfalto striato di sale: la bici è un sogno lontano ancora per qualche tempo. Eppure proprio tra questi passi ora innevati, tra circa sette mesi passerà la Maratona dles Dolomites. Il 7 luglio 2019 partirà da Corvara l’edizione numero 33 di un appuntamento dalla lunga storia e dai grandi successi.

Ora invece i riflettori sono sulle piste  di gara, e sulla neve che tarda ad arrivare. Ma qui è raro che gli appuntamenti saltino: l’innevamento programmato ha prodotto milioni di mq di neve, permettendo non solo le gare ma anche l’apertura di oltre il 50% delle piste, compreso il famoso giro del Sella (il Sellaronda).

Ma com’è stata possibile questa accelerazione, questo sviluppo turistico, questa efficienza infrastrutturale? 

Lo sviluppo turistico da queste parti è stato relativamente veloce, ma ha beneficiato di una base posta almeno un secolo fa. Qui la montagna, un tempo chiusa, senza sbocchi, condannata dalle condizioni naturali difficili a vite umili e faticose, ha trovato la sua strada in una maniera quasi rocambolesca: dopo le prime opere imperiali, è stato il genio militare a decretarne lo sviluppo. Servivano collegamenti, strade: fin dove si poteva. Servirono poi trincee, filo spinato, teleferiche, fin dove mai si era pensato di arrivare. Il fronte si spostò sulle vette e sulle crode.

Da lì, molti anni più tardi e in tempo di pace, poté nascere l’idea altrimenti folle, di tirare dei cavi d’acciaio in cima al Sass Pordoi, o di portare una terrazza panoramica in cima al Lagazuoi; ma il Lagazuoi, quella bella parete incombente che ci accoglie all’arrivo sul passo Falzarego e Valparola, non ha più nulla di naturale: è un dedalo di gallerie, ricoveri, terrazzamenti aperti nella roccia. Non sapremo mai come fosse quella parete, perché la sua forma originaria è stata distrutta dalla guerra di mine del 1916. 

Strade che arrivano, strade che vanno: lo sa bene il ciclista, che su quelle salite soffre, circondato di bellezza. Le strade dolomitiche sono una ragnatela, sono collegamenti perfetti e talvolta arditi tra valli altrimenti destinate all’isolamento. Collegamenti militari e commerciali e infine turistici. Come sarebbero quelle zone oggi, senza i trascorsi storici che le hanno un tempo martoriate, cancellandone la natura e immettendo a forza la cultura, il lavoro umano, le macchine, da trasporto e da guerra? E portando lassù migliaia di soldati da ogni parte d’Italia, i primi turisti ignari di esserlo, votati alla morte, costretti a odiare quelle montagne così belle.   

Non si può saperlo: si può solo pedalare e godersi le discese sinuose del Gardena e del Pordoi, inanellando quattro, cinque o sei passi in un centinaio di km. 

Il piccolo miracolo delle strade dolomitiche, che le rendono così versatili e divertenti per chi ama le due ruote.

Allo stesso modo si può replicare il Sellaronda con gli sci ai piedi, macinando km grazie ai collegamenti perfetti tra gli impianti di risalita.

Così funzionano le Dolomiti, “Superski” come cita il nome del suo comprensorio. Una macchina perfetta dove estate e inverno sono in sapiente continuità. 

A giugno saremo pronti in sella. Nell’attesa, si può sempre godersi la neve: lo spettacolo non cambia.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close