Oltre il solito inverno!

Articolo a cura di: Carlotta Cortese

Quando lo scorso Ottobre ho deciso di salire il Col de L’Iseran con la bici, le temperature non erano delle migliori. Il primo freddo aveva investito il nord delle Alpi, e la poca neve che di notte aveva imbiancato le cime tardava a sciogliersi. Ma ero di passaggio e non potevo sprecare quella possibilità. Partii sotto un pallido sole, stoicamente in pantaloncini, con le tasche della maglia piene di vestiario.
La località di Tignes, che ospita uno dei comprensori sciistici più attrezzati d’Europa, si aprì davanti a me nel deserto più totale; superato il lago, pacifico e calmo, la località Val-d’Isére apparve improvvisamente sotto forma di altissimi palazzi turistici, silenziosi e vuoti; un villaggio fantasma attraversato dalla strada principale, dritta e pianeggiante, in cui il freddo era sempre più pungente all’aumentare dell’aria. Spingendo lo sguardo sui prati scoscesi oltre le case, gli impianti sciistici fermi sembravano pezzi di ferro in rovina, posizionati senza logica. Tra poco più di un mese tutto sarà bianco di neve e la vita ripartirà anche qui: ai cavi vuoti torneranno ad essere appesi seggiolini e cabine, le piste assumeranno una forma, i bar saranno aperti e i residence pieni. Ma ora no. Misi i guanti e proseguii oltre l’abitato, dove la strada continuava diritta in mezzo a un’ampia valle, prima di iniziare a salire. La strada dell’Iseran, il valico automobilistico più alto d’Europa con i suoi 2770 m , era bellissima e gelida, bordata di poca neve che donava al paesaggio un aspetto polare.
La salita fu tutto sommato piacevole, senza vento, e l’andatura tranquilla mi permise di scaldarmi senza sudare troppo. Ma in cima la temperatura era attorno allo zero, che grazie al famigerato effetto wind-chill e alla maglietta umida avrebbe reso la discesa un vero incubo. Alla fine era successo di nuovo. L’inverno era alle porte, e io come al solito non volevo arrendermi. (“Le gambe girano così bene. Cosa sarà mai, una maglietta in più? Al massimo metto i guanti.”) Ovviamente non bastò, e la discesa fu una tortura: quasi più lenta della salita per minimizzare l’aria, con le mani congelate che a malapena tenevano il manubrio e i freni. Ma questa è un’altra storia, che un giorno magari racconterò.
La verità è che quando l’inverno arriva non si può sbagliare…anche senza salire a 2700 metri. Lo si sente già nelle prime pedalate autunnali: la bruma mattutina, il sole basso, camini accesi che portano odore di legna. Le temperature scendono, ma noi continuiamo a uscire in bici sotto strati di vestiario sempre maggiori; maglia traforata, manicotti, gilet, fino al grande passo della maglia lunga e quello dei pantaloni pesanti, che sancisce l’arrivo inesorabile del freddo vero. Che poi il freddo in bicicletta è il più micidiale: si insinua ovunque assieme all’aria, e anche se muliniamo le gambe lui entra di soppiatto attraverso mani e braccia. Inutile nasconderlo: il ciclismo è un’attività estiva, o quanto meno non invernale. Come si stava bene con la maglietta leggera, aperta e svolazzante nell’aria calda di luglio! Certo, per prolungare la bella stagione si può sempre fare una puntatina alle Canarie…ma poi? Nel mio caso la risposta è stata semplice; abito in montagna, e c’è un momento in cui mettere via la bici, almeno per un po’, è un obbligo.  Ma allo stesso tempo è anche un toccasana: un periodo di stacco dalle due ruote è necessario per rifarsi dallo stress psico-motorio; lo fanno anche i professionisti.
E allora d’inverno che si fa?  Non so voi, ma noi quest’inverno vorremmo spingerci oltre la striscia d’asfalto e continuare a salire; con altri mezzi oltre alla bici ma con la stessa voglia di libertà, fatica, ricerca del limite. Parleremo di neve, di montagna, di sport, e anche di bicicletta naturalmente; con lo spirito di sempre. Scoprendo qualcosa di nuovo su luoghi e persone che già conosciamo, e mostrando l’inverno in una luce finalmente diversa. In attesa di tornare a pedalare in maglietta e pantaloncini nella bella stagione, quella preferita da ogni ciclista; e godersi l’Iseran e tutti gli altri passi con il clima giusto e le maniche corte. Il viaggio comincia….

Immagini prese da: https://motorcycle-diaries.com/roads/d902-col-de-liseran

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