Dal Monte Grappa a Capo Nord

Questo che segue è il racconto di un viaggio sensazionale alla conquista di Capo Nord. Un viaggio partito dalle terre venete, dalla cima di un monte storico e leggendario come il Grappa, e concluso in uno dei posti più belli al mondo; un paradiso terrestre. Un’esperienza di puro ciclismo, vissuta a 360 gradi e senza sosta. Uno di quei viaggi che rimangono impressi per sempre.

A voi la testimonianza di Nadia e Livio…


Scrivere un report non è il mio forte e descrivere la nostra avventura di trentuno giorni in poche righe non è per nulla semplice.

Siamo Nadia e Livio e da una quindicina d’anni andiamo in bici, ma da un paio ci siamo appassionati ai viaggi cicloturistici. Prima Monaco, Roma e Berlino con un gruppo di ciclisti; poi Parigi, Vienna e Praga con un’amica: questi sono i viaggi fin’ora intrapresi, ma sentivo che non erano ancora abbastanza. Una meta rimaneva fissa nella mia mente: Capo Nord.

Finalmente nel 2017 riesco a convincere Livio ad accompagnarmi. Per tutto l’inverno mi documento, leggo libri, osservo cartine, traccio possibili itinerari, programmando il viaggio sera dopo sera, aggiustandolo ogni volta fino al tanto atteso giorno.

30 giugno 2018. Partiamo da Cima Grappa, monte che io amo particolarmente e a cui sono legata perché faccio parte dello staff dell’omonimo brevetto (Brevetto del Grappa). Prevediamo di attraversare l’Europa toccando cinque Paesi, pedalando per un totale di 4300 chilometri con 27000 metri di dislivello.

Saliamo in sella alle nostre bici ben equipaggiate e scendiamo da Cima Grappa portando appresso 40 chilogrammi di peso Livio e altri 30 io. Direzione Capo Nord.

Passiamo per Austria, Germania, Svezia, Finlandia e Norvegia. Abbiamo tappe stabilite, ma si vive la giornata, così a volte, anziché dormire in campeggi attrezzati, ci accampiamo in riva al mare o vicino ad un lago, nei pressi di freschi boschi o in terre desolate.

Il meteo ci è a favore: piove solo due notti e un paio d’ore una mattina, rinfrescando un’estate anomala in cui il termometro segna 28°C gradi di media in Svezia, e cosi anche a “Napapijri” 66° parallelo, sino ai 24°C di Capo Nord, raggiungendo lungo la strada picchi di 34°C gradi.

La nostra priorità giornaliera è procurarci l’acqua, una cosa che può sembrare facile, ma percorrendo strade secondarie, supermercati e distributori non si vedono anche per alcuni giorni, così siamo costretti a rifornirci ai rubinetti dei cimiteri. Non siamo gli unici a soffrire il caldo: lungo il tragitto scarne renne si fanno il bagno in mare, cosa che non capita di vedere tutti i giorni!

Per evitare la E4, arteria principale della Svezia, percorriamo anche 70 km di strade sterrate al giorno. Strade sulle quali risulta difficile pedalare con tanto peso da portare avanti, fatica che si aggrava ancor più già dopo qualche giorno, quando un raggio della ruota posteriore si rompe. Non passano molti giorni che un altro raggio decide di abbandonarmi, costringendoci alla ricerca dei pezzi di ricambio. La fatica, la lontananza da casa, lo sconforto di non trovare pezzi adeguati gravano più del peso che ci portiamo appresso, finché un giorno compriamo una nuova ruota da un meccanico tuttofare. Siamo di nuovo sulla strada, si riparte a pieno ritmo su strade lunghe e desolate, contro un vento forte costante ogni giorno. Non c’è fretta però, ci godiamo chilometro dopo chilometro, salite e discese, gustandoci ogni paesaggio che la natura ci offre: infinite distese d’acqua limpida, campi coltivati che delineano l’orizzonte, soffuse montagne che fanno da sfondo, foreste incontaminate, e tutto visto con una luce diversa, particolare, una luce che ci accompagna ventiquattrore su ventiquattro, una luce che ci impedisce a volte di dormire la notte.

Non ci arrendiamo, anche questo fa parte di un viaggio diverso, unico, tutto nostro. Ormai siamo arrivati, leggiamo “Nordkapptunnelen”, un tunnel lungo sette chilometri che ci separa dalla meta. Scendiamo sino a duecentododici metri sotto il livello del mare, ma risaliamo con forza e vigore, perché per quanto dure le gambe, è il cuore che spinge più forte. Vediamo la luce. Siamo arrivati.

4326 chilometri totali, con un dislivello positivo di 27742 metri, 31 giorni di viaggio non-stop. Eccolo la, quel globo di ferro nero, simbolo del mondo, situato sul punto più settentrionale dell’Europa continentale. Ore16 del 30 luglio: fisso l’ora che non scorderò più, fisso l’istante che rimbomba di gioia infinita, condivisa con il mio compagno di vita. Una conquista personale, una soddisfazione che si può soltanto immaginare. Ci godiamo il momento, il giorno, l’attimo che racchiude un viaggio. Aspettiamo mezzanotte, gustiamo il sole che accarezza l’acqua senza nascondersi e illumina la notte di un soffice colore arancione, come fosse un crepuscolo lunghissimo. Magari poter rimaner lì ancora.

In quel luogo lascio un pezzo di cuore e un giorno mi piacerebbe andare a riprenderlo.

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