Monte Grappa: odi et amo

ll particolare rapporto che lega la mia passione per il ciclismo ed il Monte Grappa risulta alquanto difficile da raccontare con un semplice articolo; molto probabilmente non basterebbe un libro intero. Un rapporto perfettamente composto da momenti di amore contrapposti ad altrettanti momenti di “odio”.

Per chi non lo sapesse, il Monte Grappa è una montagna storica (qui, infatti, è stata salvata l’Italia durante la Prima Guerra Mondiale) situata sulle prealpi venete, proprio nel mezzo delle tre provincie che fanno vengono spesso definite come la patria del ciclismo: Treviso, Belluno e Vicenza. Questa vetta alta più di 1700 metri rappresenta una delle salite più ambite e più impegnative di tutto il panorama ciclistico del nord-est italiano. 

Molte sono le vie che possono portare alla vetta del Monte Grappa e tutte queste, messe insieme, vanno a creare il “Brevetto del Grappa”. Una riconoscimento ciclistico prestigioso che, opportunamente timbrato e conservato, certifica il completamento di tutte le dieci salite al Grappa utilizzando la bici da strada. Ogni anno sempre più ciclisti, sia amatoriali che professionisti, si cimentano in questi percorsi lungo le strade che sono state protagoniste della Grande Guerra alla ricerca della soddisfazione personale o, più semplicemente, di un panorama mozzafiato sull’intera pianura padana.

Le 10 salite sono (le ultime 4 sono in provincia di Belluno):

  • Bassano – Cima Grappa: lungo la strada “Cadorna” (27 km);
  • Semonzo di Borso del Grappa – Cima Grappa: lungo la strada “Generale Giardino” (20 km);
  • Fietta di Paderno – Archeson – Cima Grappa: lungo la strada di San Liberale ed il Salto della Capra (22 km);
  • Possagno – Bocca di Forca – Cima Grappa: lungo la strada degli Alpini (22 km);
  • Cavaso del Tomba – Monte Tomba – Archeson – Cima Grappa: lungo la strada del monte Tomba (23 km);
  • Pederobba – Monte Tomba – Cima Grappa: lungo strada del Monfenera (25 km);
  • Alano di Piave – monte Tomba – Cima Grappa: lungo la strada del Grappa (22 km);
  • Seren del Grappa – Chiesa Nuova – San Luigi – Forcelletto – Cima Grappa: lungo la strada della Valle di Seren (23 km);
  • Seren del Grappa – Prassolan – Cima Grappa: lungo la strada che da Caupo sale sulla dorsale nord del monte Grappa (28 km);
  • Cismon del Grappa – Col dei Prai – Forcelletto – Cima Grappa: lungo la strada forestale (26 km).

Dal 2014 è stata aggiunta l’undicesima salita dedicata agli amanti della mountain bike; partendo dal Ristorante al Covolo di Crespano del Grappa si percorre una strada sterrata che segue il sentiero n. 105 per una distanza di circa 10 km con pendenze che vanno dall’11% al 20%. Questa è la salita più corta per arrivare alla cima ma, al tempo stesso, rappresenta la più dura e impegnativa!

Portare a termine tutte le 10 salite in un anno solo può sembrare una cosa semplice e alla portata di qualsiasi ciclista amatoriale con un minimo di allenamento sulle gambe; tuttavia, chi conosce davvero il monte Grappa sa perfettamente che le inside sono dietro l’angolo! Il brutto tempo, il troppo caldo estivo, il chilometraggio della salita (raramente sotto i 20 km), le pendenze (tutte intorno al 9% medio) e la forma fisica sono tutti dettagli/ostacoli che possono risultare determinanti per il raggiungimento della vetta.

Io stesso, proprio a causa di alcuni di questi “ostacoli”, sono riuscito ad affrontare il Grappa una sola volta durante tutto l’arco estivo. In molte circostanze il meteo mi ha messo letteralmente il bastone tra le ruote, in molte altre ci hanno pensato gli impegni lavorativi (che spesso mi hanno portato lontano da casa) e, quando invece non era colpa di questi ultimi, ci ha pensato la mia stessa bici (rottura della catena)! Insomma, il monte Grappa ha deciso di farsi corteggiare e desiderare come fosse una bella donna. Un rapporto davvero particolare che mai mi era capitato con altre montagne/salite. Il Passo Gardena, il Campolongo, il Passo Sella, lo Zoncolan, il Pordoi, il Falzarego, il Passo Giau; nessuno di questi mi ha mai “respinto” per così tante volte da diventare quasi un’ossessione, una sorta di maledizione, un richiamo costante ed intrigante. Una sfida che quasi ogni giorno si rinnova e mi attrae inesorabilmente!

Il 3 Agosto 2018 è stata la mia prima volta in assoluto in cima al monte Grappa. Infatti, non ero mai stato sul sacrario che è posto sulla vetta delle montagna né in macchina nè tanto meno in bici. Dopo numerosi tentativi, però, sono riuscito finalmente a montare in sella alla mia Specialized Tarmac e ad affrontare il gigante Veneto dal versante di Semonzo (vicino a Romano d’Ezzelino). Una salita tanto lunga quanto impegnativa; la seconda salita più usata dai ciclisti, dopo quella che sale da Romano d’Ezzelino. La strada è quasi sempre in salita e sono veramente pochi i tratti dove poter rilassare le gambe e riprendere fiato. Questa è probabilmente la strada d’allenamento preferita da molti ciclisti di tutte le categorie perché da un lato è praticamente priva di traffico, dall’altro è stata teatro di numerose gare, tra le quali anche il Giro d’Italia. Infatti, sia nel 2010 (salita strategica della tappa Ferrara-Asolo) che nel 2014 (cronoscalata vinta da Nairo Quintana) la corsa rosa ha deciso di dare spettacolo sulle pendenze di questa montagna

La prima parte di salita è caratterizzata da ben 28 tornanti che, nonostante una pendenza abbastanza regolare che non supera mai il 10%, sembrano non finire mai. I pini che affiancano la strada aiutano a regalare un attimo d’ombra e a tenere lontano il calore del sole che, in pieno Agosto, si fa notevolmente sentire. La pianura che ci fa compagnia si abbassa sempre più velocemente regalando alla vista un panorama sempre più bello e sempre più esteso. Pochissime auto, zero pianura e la fatica che piano piano inizia a farsi sentire sulle gambe. Alla fine dei 28 tornanti si arriva in località Campo Croce (sulla sx è possibile trovare anche la Malga per un piccolo ristoro al volo) e, dopo una breve discesa e un piccolo tratto di pianura, si riprende a salire come e più di prima. Bivio, svolta a destra ed eccoci nella parte, secondo me, più dura e sofferente di tutta la salita al Grappa. Un tratto davvero impegnativo che passa prima davanti alla Baita Camol, e poi per Malga Le Saline (non più attiva per la ricezione): la pendenza richiede uno sforzo fisico ed un impegno mentale che, con alle spalle i tornati della prima parte, rischiano di mandare in crisi anche i più allenati. Le pendenze oscillano intorno al 10% – 11% con punte che arrivano anche al 14%. La vegetazione diventa sempre più rada e selvaggia, l’aria fresca ci fa sentire il sole più gradevole ma non ci fa dimenticare che, con tutto il calore e lo sforzo accumulato, è fondamentale idratarsi e nutrirsi nella maniera corretta. Il paesaggio diventa sempre più affascinante, i dirupi fanno sospirare e regalano la vista su tutta la pianura padana fino quasi a toccare la laguna Veneziana.

Dopo il passaggio davanti alla “Malga Le Saline”, si incontra un’altra piccola discesa prima di affrontare l’ultimo e decisivo tratto di salita che porterà fino al Rifugio Bassano, situato in cima al Monte Grappa. Questa parte di salita sembra non finire mai e risulta la più difficile non tanto per le pendenze (sempre intorno al 10%) ma piuttosto per la mancanza di ombra e per la fatica che ormai si è trasformata in acido lattico nelle gambe. Questo è il punto in cui, se non ci si è alimentati correttamente, si va incontro ad una crisi di quelle importanti: 20 km di salita senza sosta aggiunti al caldo possono portare anche alla disidratazione. La salita continua dura e costante fino al bivio con “Via Madonna del Covolo” dove mancano circa 700 metri alla vetta. Gli ultimi metri di salita permettono di vedere sulla sinistra la zona del Sacrario (che rimane tuttavia nasconato fino all’ultimo) costruito nel 1935 per commemorare tutti i caduti della prima guerra mondiale. Andando avanti verso la vetta si passa prima il monumento ai partigiani, una statua in bronzo costruita nel 1974, e poi la Caserma Milano, costruita durante la guerra per alloggiarvi il personale addetto ai lavori stradali e di fortificazione del Grappa. Gli ultimi “baluardi” di una salita epica ed interminabile!

Alzando lo sguardo, si erge finalmente il Rifugio del Monte Grappa. È il momento di una meritata birretta, accompagnata da un toast che sembra essere il più buono del mondo e da un panorama davvero mozzafiato! Complice una giornata davvero stupenda sembra di essere sul posto più alto del pianeta e la pianura davanti sembra non avere confini. Un’emozione unica, una sensazione indescrivibile: siamo in un angolo di paradiso!

In definitiva, questa salita è in assoluto una delle più belle e difficili delle prealpi venete e non ha nulla da invidiare alle grandi salite del ciclismo mondiale. Neanche sulle Dolomiti, paradiso dei ciclisti, è semplice trovare salite con 1500 metri di dislivello e pendenze medie così importanti.

Il Monte Grappa, a differenza delle altre salite, sembra avere una sua personalità. Per chi abita e frequenta la zona pedemontana, il Monte Grappa è un punto di riferimento costante; una sicurezza! La montagna sacra della prima guerra mondiale non è come tutte le altre; lei osserva dall’alto la vita che noi umani portiamo avanti tutti i giorni e, nel suo silenzio, offre sempre la possibilità di sognare e di viaggiare lungo quei 20 km di salita. Basta alzare lo sguardo e ammirarlo!

Questo è quello che mi ha fatto innamorare del Monte Grappa!

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