Tour de France – Tappa 20: Rosso, colore di draghi e lanterne

Nella simbologia il rosso è il colore della passione, del sangue, rappresenta la forza (fisica e di spirito), la vitalità e si accosta a qualità come fiducia, determinazione e coraggio. Viene spontaneo quindi associare questa tonalità a figure che rubano la scena, personaggi vincenti, capaci di imporsi sugli altri e, di conseguenza, portati maggiormente a stare sotto la luce dei riflettori.

Guardando al Tour de France che si appresta a concludersi sui Campi Elisi dopo l’ultima decisiva cronometro di Espelette sarebbe immediato, nell’ottica di un gioco di associazioni persona-colore, pensare a Geraint Thomas, terzo nella prova contro le lancette ma definitivamente e meritatamente primo in classifica generale.

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Il 28enne del Team Sky si è dimostrato il più accorto e completo di tutti, non ha avuto cali, si è tenuto alla larga dai problemi e ha costruito il suo trionfo mattone dopo mattone, tappa dopo tappa, rosicchiando preziosi secondi grazie agli abbuoni, mostrandosi brillante e inattaccabile in salita come mai in carriera e, da rinomato ex pistard, solidissimo contro il tempo.

Mixando questi ingredienti sintomo di estrema completezza, Thomas ha messo fra sé e i rivali strada facendo un importante e sempre più consistente cuscinetto di sicurezza, grazie a cui ha potuto disputare una cronometro senza prendersi eccessivi rischi (chiusa comunque al terzo posto, a testimonianza dell’ottimo stato di salute) e per mezzo del quale domani salirà sul gradino più alto del podio di Parigi.

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Sullo sfondo dell’Arco di Trionfo, nel giorno più importante della sua carriera da corridore, “G” (come lo chiamano i compagni) andrà però a indossare un vessillo non tinto di un rosso ardente bensì di un giallo vivace, colorazione con la quale nell’imbrunire della capitale francese sarà visibile da tutti anche da molto lontano e con cui entrerà ufficialmente nell’esclusivo club dei vincitori di Grand Tours e del Giro di Francia in particolare.

Il giallo per l’occasione sarà la tinta predominante: gialli saranno i cappellini dei tifosi, il nastro sui manubri dei compagni di squadra del Team Sky, gli abiti delle miss, la scenografia creata ad hoc per la premiazione e ancora t-shirt, scarpe, braccialetti…Tutto farà riferimento al giallo della sua maglia, un intero viale richiamerà la sua livrea dorata ma se vorremo per forza trovare qualcosa di rosso ci basterà allora distogliere lo sguardo dall’orizzonte e posarlo invece sul cielo dove, fra quella olandese e quella inglese, spiccherà la bandiera gallese.

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Lì, al centro di due fasce bianche e verdi, sventolerà fiammeggiante Y Ddraig Goch o anche The Red Dragon (il drago rosso), l’animale che domina ufficialmente dal 1959 il drappo di questa regione della Gran Bretagna. Le origini della sua comparsa sullo stendardo del Galles sono antichissime e incerte: c’è chi le rintraccia nella storia (la battaglia di Bosworth Field fra Henry Tudor e Richard III a fine del XV secolo) e chi nei miti locali (lo scontro all’epoca del leggendario Merlino fra un drago rosso, simbolo dei gallesi, e uno bianco, simbolo degli inglesi).

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Quel che è sicuro è che per la prima volta nella storia quel drago dominerà, libero nell’aria, il podio del Tour de France e forse farà compagnia al buon Geraint sulle sue spalle: da lui, il nativo di Cardiff, prenderà spunto e forza per il discorso di ringraziamento in cui, conscio delle sue origini, ripercorrerà il duro e lungo cammino che lo ha portato negli anni da essere padrone dei velodromi a fiero portatore della maillot jaune.

In quei minuti verranno fuori le sue emozioni, il suo amore per le due ruote (e non solo) e la sua ferrea volontà, peculiarità sublimate nell’immaginario proprio dal colore rosso, un colore che non per nulla rientra fra quelli primari ed è allegoria di personalità impattanti, tenaci e di animi intensi.

Se dunque, come già si diceva prima, rientra nella norma associare il colore rosso a un vincente o comunque a qualcuno dotato di grande carattere e in grado in primeggiare, non sarebbe esattamente così automatico farlo con un perdente, un ultimo classificato, qualcuno che in poche parole sia agli antipodi del concetto di trionfatore/primattore.

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Nel caso tuttavia dell’atleta che chiuderà in ultima posizione il Tour de France 2018 è opportuno fare un’eccezione alla regola. Chi infatti terminerà in 145esima posizione (a più di 4 ore e mezza da Thomas) quest’edizione della corsa a tappe transalpina è Lawson Craddock, proprio quello che 22 giorni fa ha inaugurato l’ecatombe di cadute microfratturandosi una scapola.

Da quel giorno l’americano ha iniziato un viaggio di sofferenza e dolore, staccandosi nei finali di tappa, inseguendo disperatamente il gruppo quando attardato e lottando contro il tempo massimo. Chilometro dopo chilometro il 26enne texano ha stretto i denti e, sopravvivendo laddove invece altri sono caduti, concluderà incredibilmente una manifestazione in cui, quando i tormenti aumentavano, a buttare il cuore e il corpo oltre il male lo ha spinto la sua missione benefica: donare 100 dollari per ogni frazione portata a termine al danneggiato velodromo di Houston per permettere ai giovani di quella zona proseguire l’attività ciclistica.

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A Parigi l’esponente della EF-Drapac avrà modo di aumentare ancora la cifra accumulata e convertire in gioia immensa (la sua e quella dei ragazzi della sua città) un calvario fatto di 21 sfide personali che pochissimi sarebbero stati in grado di portare a termine come lui. In questo modo Lawson guadagnerà, da ultimo della graduatoria, anche il titolo che in Francia viene assegnato a colui che conclude la Boucle dietro a tutti quanti, quello di lanterne rouge, dal fanale luminoso posto sull’ultimo convoglio dei treni.

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In questa circostanza però, visto ciò con cui è riuscito a convivere nell’arco delle tre settimane, il rosso va ad affiancarsi al nome di un atleta che, anche se ultimo nella classifica a tempo individuale, è certamente nelle prime posizioni in quelle della grinta, della temerarietà e della durezza psicofisica.

A condividere con lui il vertice di queste graduatorie svetta anche il nome di chi in pompa magna verrà celebrato con l’ultima maglia gialla di questo Tour, Geraint Thomas. I loro destini, alla fine di questi 3351 chilometri, risulteranno vicini e accomunati da due fattori: l’ardore messo in strada ogni giorno per raggiungere ognuno il proprio obiettivo e il rosso, colore della passione ma soprattutto del drago del Galles e della lanterna statunitense.

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