Tour de France – Tappa 19: Una battaglia velata

There’s nothing here that’s clear to me, this place is not, not you, It’s just not my day (“Non c’è niente che mi sia chiaro qui, non questo posto, non voi, non è semplicemente la mia giornata). A prima vista queste, facendo riferimento al Tour de France 2018, potrebbero sembrare alcune delle dichiarazioni post tappa rilasciate da qualche sconfitto di giornata dopo l’arrivo della diciannovesima frazione a Laruns.

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Le parole invece sono quelle di Matias Tellez e degli Young Dreams, band della scena indie pop norvegese, che definisce proprio in questo modo quella “nebbia della guerra” (in inglese Fog of War) che è il titolo della terza traccia del loro primo album come gruppo (Between Places) rilasciato nel 2013.

Ridimensionando i toni ed estraniandoci dal contesto della canzone, è pur vero però che anche alla Grande Boucle ieri si è finalmente assistito a una guerra (o forse meglio dire una battaglia) con la nebbia a fare da suggestivo sfondo, uno scontro da tutti atteso per settimane e che, meglio tardi che mai, è andato in scena solo nell’ultima tappa di montagna della manifestazione.

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Il più combattivo, quello che per tutta la salita verso la cima del temuto Aubisque ha sferzato gli attacchi più pericolosi e quello che in fondo al sipario bianco ha trovato la luce della gloria ad illuminarlo è stato Primoz Roglic. Da buon ex saltatore con gli sci lo sloveno è planato con la furia di un falco sul traguardo, concretizzando perciò con una picchiata d’autore l’imperiosa scalata realizzata sulla vetta precedente.

Unico forse privo di spirito conservatore, Roglic ha fatto dell’erta conquistata per la prima volta nel 1910 da François Lafourcade il proprio personale campo di combattimento mettendo a dura prova la resistenza dei suoi avversari a suon di superbe accelerazioni che, allargando l’orizzonte, hanno confermato come l’alfiere della Lotto Nl-Jumbo sia stato il più brillante di questo evento quando la strada saliva assieme al futuro di questo sport, Egan Bernal, al probabile vincitore della maglia gialla di Parigi Geraint Thomas.

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Il gallese non era però nel mirino delle sferzate di Roglic in quanto troppo solido e lontano in classifica. I suoi reali obiettivi erano Tom Dumoulin e Chris Froome, duellanti con lui per un posto sul podio. In questo senso il responso dell’ultimo giorno pirenaico, prima della cronometro decisiva, è stato positivo per il nativo di Trbovlje visto che grazie all’assolo negli ultimi chilometri si è issato al terzo posto della generale, diciannove secondi dietro a un olandese sempre reattivo e tredici secondi avanti rispetto al britannico di Sky per il quale la frazione di ieri poteva rivelarsi ben più sfavorevole.

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Il detentore del titolo, come due giorni orsono, stava per affondare sotto i brutali colpi dello sloveno ma, più con la testa che con le gambe (evidentemente stanche dopo un Tour praticamente concluso e il primo posto al Giro d’Italia) e soprattutto grazie al quanto mai provvidenziale “salvagente” Bernal, è riuscito a mantenersi in scia al gruppo principale, non avendo poi in difficoltà in discesa a stare con i primi.

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Se quindi, tra le potenti rasoiate nemiche e il latteo scenario attorno a lui, il keniano bianco stava per perdere la bussola, tutt’altro discorso invece va fatto per Nairo Quintana, Jakob Fuglsang e Alejandro Valverde, nel cui caso le parole degli Young Deams sembrano calzare decisamente a pennello. Fra coloro che al via da Lourdes occupavano i primi 15 posti della graduatoria generale sono loro quelli che hanno subito le perdite maggiori, non trovando modo di mantenere l’orientamento né nello spazio circostante né nei confronti della corsa.

Detto delle rese piuttosto premature da parte dello spagnolo (sul quale ci si chiede con quale compito realmente avesse preso il via dalla Vandea) e del danese (forse poco aiutato da un Kangert decisamente pimpante e sognante in fuga), la debacle del colombiano ha rappresentato la vera notizia del giorno. Pesantemente afflitto dai postumi della caduta occorsagli verso Pau (all’arrivo ha affermato che sentiva male dappertutto e non riusciva ad alzarsi sui pedali), la Movistar a posteriori è riuscita a nascondere bene le difficoltà del proprio capitano che ha dovuto alzare bianca quando la lotta fra i primi della classe è entrata nel vivo.

Cycling: 105th Tour de France 2018 / Stage 17

Si spiega così il piano attuato dagli uomini di Unzue lungo tutta la tappa dove Mikel Landa è stato investito improvvisamente dei gradi di leader e i compagni in avanscoperta (Bennati, Amador, Soler) hanno agito per favorirne l’azione in ottica vittoria di tappa e miglioramento della propria classifica. Il disegno dei blu-azzurri, a causa del rimo imposto dai Lotto Nl-Jumbo e dagli Sky, è però riuscito a metà: il successo parziale non è stato centrato, mentre nella generale il basco è scalato dalla settima alla sesta posizione, piazzamento che difficilmente potrà migliorare contro le lancette e che invece dovrà difendere da un Romain Bardet che ora incalza (a 2 secondi) alle sue spalle.

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Indipendentemente da cosa combinerà nella prova contre-la-montre il 28enne di Murgia, la Movistar può già essere considerata come la grande delusa di questo Tour. Presentatasi con intenti iper-bellicosi e tre capitani sulla carta, la formazione iberica chiuderà con un successo di tappa (che da solo non vale come consolazione e attenua solo parzialmente l’amarezza) e due uomini nella top ten entrambi giù dal podio, un risultato che non può soddisfare viste le premesse fatte prima del via di una corsa in cui, più della squadra, è mancata la fortuna e in particolare la continuità ad alti livelli da parte dei propri uomini di punta.

I quali, non sempre e solo a turno, hanno dato filo da torcere agli avversari. Ieri, alla fine, evidentemente “non era posto […] non era giornata” per i Movistar e neanche indubbiamente per il Team Katusha, che dopo aver mancato la fuga con il proprio uomo più importante è stata costretta a inseguire i primi per far sì che Ilnur Zakarin avesse almeno la possibilità di giocarsi la vittoria (poi non arrivata a Laruns). Per loro lo score sarà anche peggio di quello degli spagnoli: zero successi, il proprio velocista ritirato presto, polemiche e malumori interni che han rischiato di far scoppiare la squadra ancor prima della fine e un posto fra i primi dieci conquistato praticamente all’ultimo respiro.

10-07-2018 Tour De France; Tappa 04 La Baule - Sarzeau; 2018, Katusha - Alpecin; Zakarin, Ilnur; Sarzeai;

Zakarin infatti, generosissimo fino in fondo, ha provato con tutte le forze rimastegli a giocarsi le proprie chance ma ha la colpa di aver perso l’attimo lasciandosi fuggire più volte il duo Landa-Bardet, un errore e uno sforzo che poi, assieme al tentativo di resistere al passo dei primi, ha pagato da un parte perdendo il treno di coloro che sono andati poi a disputarsi la tappa e, dall’altra, facendo una discesa da brividi che ha costretto più d’uno spettatore a stare a lungo col fiato sospeso.

Una razione di emozioni quest’ultima, dopo quelle dell’inferno bellicoso nella nebbia, che per qualcuno forse è stata di troppo, per altri forse ha rappresentato una vera benedizione dopo diciotto giorni di quasi totale apatia tra i big.

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