Tour de France – Tappa 18: Il potere di rialzarsi

La storia di Santa Quiteria, come quella di quasi tutti i beati, è una storia di sofferenza e passione. Secondo la versione portoghese della leggenda, all’epoca dell’Impero Romano Quiteria, assieme alle sue otto sorelle, disconobbe le divinità pagane e rifiutò la volontà del padre di farle convogliare a nozze con ufficiali romani finendo così per essere rinchiusa in una torre e rimanere imprigionata.

I giorni di dolore e agonia però non durarono a lungo: le donne, animate da coraggio, grande forza interiore e voglia di ribaltare la situazione avversa, riuscirono infatti a liberarsi (e con loro altri detenuti) aprendosi in questo modo la possibilità di iniziare uno scontro contro alcuni esponenti dell’Impero, finito purtroppo con il martirio delle stesse femmine.

14

Per i francesi, sostenitori di una versione leggermente diversa del mito, la santa esalò l’ultimo respiro a Aire-sur-l’Adour dove oggi torreggia una splendida chiesa gotica a lei intitolata, inserita nel 1998 nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco e lambita ieri dal passaggio (a 87 chilometri dal traguardo) della diciottesima tappa del Tour de France 2018.

Difficilmente i corridori avranno avuto modo di ammirare e chiedere informazioni sulla storia di questo edificio e della persona di cui porta il nome. Eppure, il percorso di molti atleti in questa Grande Boucle potrebbe essere assimilato per certi tratti alla parabola compiuta dalla santa simbolo della lotta al paganesimo.

Quiteria, considerando complessivamente gli episodi che ne hanno caratterizzato l’esistenza secondo la leggenda, ha avuto il coraggio di sostenere le proprie idee, l’audacia di rischiare la vita per combattere per ciò in cui credeva e soprattutto la forza di non fermarsi davanti agli ostacoli della vita e alle persone che hanno provato a mettere la parola fine alle sue baldanzose convinzioni.

Alla stessa maniera diversi fra i protagonisti al Giro di Francia, falcidiati chi da cadute, chi da crisi apparentemente irreversibili e chi da imprevisti di vario genere, sono riusciti a rialzare la testa di fronte alle avversità, trovando dentro di sé la grinta e la volontà per vincere il dolore e non solo risalire in sella ma addirittura tornare a imporsi. Gli sprinter in quest’ottica sono uno tra i clan di corridori che in queste tre settimane Oltralpe è stato maggiormente martoriato.

13

Per molti le ferite e i malanni sono stati insormontabili (Gaviria e Groenewegen ad esempio), altri invece una soluzione ai capitomboli e al temuto tempo massimo sono riusciti a trovarla, continuando a pedalare affaticati ma imperterriti con in testa i soli pensieri della Torre Eiffel e dei pochi traguardi ancora disponibili per il loro spunto veloce. Uno di questi era certamente quello di ieri a Pau, una delle città più visitate dalla Boucle (ieri era la settantesima volta tra partenze e arrivi), dove a imporsi su Alexander Kristoff e Christophe Laporte è stato Armaud Demare.

Il corridore della Groupama-FDJ ha concretizzato nel miglior modo possibile il gran lavoro compiuto tutto il giorno dalla sua squadra e, grazie ad uno sprint di testa in cui nessuno non è stato nemmeno in grado di affiancarlo, ha vendicato le ore trascorse lottando aspramente in salita contro l’incubo dell’esclusione per il tempo massimo e le accuse piovutegli dai colleghi (vedi Andre Greipel) per i presunti traini nelle ultime frazioni.

10

Come Quiteria, il transalpino non ha desistito nel suo intento, ha stretto i denti nella difficoltà e resistendo alle grinfie delle pendenze pirenaiche ha trovato alla fine la propria personale redenzione. Anche altri, giunti sulla linea bianca a breve distanza da lui, sono rimasti vittima in precedenza di ruzzoloni e impedimenti che ne hanno messo seriamente a repentaglio il prosieguo nella manifestazione.

Nonostante questo però anche loro, mossi dallo stesso obiettivo del francese, hanno scavato dentro il proprio fisico e il proprio animo per trovare quelle energie necessarie per non farsi abbattere definitivamente e continuare a fare sogni di gloria.

Tour de France

Ciò accade perché nell’istinto del ciclista il rialzarsi è una componente naturale ed essenziale: senza quella non vedremmo atleti volare dai burroni, scivolare e venir schiacciati da masse di carbonio scottante a sessanta all’ora nei finali di tappa, immolarsi senza più una molecola di ossigeno in corpo pur di attraversare la fatifica linea bianca in grado di porre fine alle loro sofferenze.

È quello che li rende unici, che li rende una singolare e non replicabile etnia: è il potere di rialzarsi e la possibilità per tutti, una volta toccato quasi il fondo, di agguantare una gloria più grande e luminosa che li erge ad eroi della strada.

4

Quello stesso potere che in un certo senso più di mille anni fa ha portato anche Quiteria a non rassegnarsi di fronte al proprio destino e a ribellarsi alla prigionia e agli ordini impartitegli per seguire un divino e più particolare disegno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close