Tour de France – Tappa 16: Pruriti nella noia

Speranze, ipotesi, elucubrazioni: niente di tutto ciò si è avverato. Tutte le più incoraggianti e intriganti prospettive per la sedicesima tappa di questo Tour 2018 sono saltate, sepolte da un mare di immobilismo solcato da correnti di timore e ondate di attendismo e rassegnazione.

I primi Pirenei non hanno sortito alcun effetto sul gruppo maglia gialla e sulle intenzioni dei rivali del Team Sky i cui leader, Geraint Thomas e Chris Froome, hanno così potuto archiviare senza patemi un’altra giornata potenzialmente pericolosa risparmiando energie che potranno risultare utili nei prossimi giorni.

37720917_1747096362006402_5345366771610157056_o

Nessuno degli altri big è stato solleticato dal Col de Mentè, dal Portet d’Aspet o dal Col du Portillon, asperità di giornata racchiuse tutte nel finale di una frazione che seppur disegnata male (inutile l’arrivo in discesa tanto quanto gli infiniti chilometri di pianura precedenti) con il giusto approccio e una tattica di squadra aggressiva poteva sulla carta creare più di un disagio a qualcuno.

L’atteggiamento dei favoriti dietro al treno bianco-nero invece ha palesato una certa arrendevolezza da parte dei vari Tom Dumoulin, Primoz Roglic, Nairo Quintana e Romain Bardet: nessuno di questi ha provato neanche a punzecchiare e a testare la resistenza della compagine britannica e dei suoi capitani dopo il giorno di riposo, quasi ammettendo in questa maniera che, sebbene la terza settimana di un grande giro sia imprevedibile e le possibilità di attaccare sulla carta non manchino, il discorso per i primi due gradini del podio possa essere chiuso.

Così facendo l’unico pizzicore alla corsa e al noioso avanzare del gruppo verso la nota località termale dell’Occitania l’hanno dato l’assalto campestre al gruppo capitato appena poco il via da Carcassone e un paio di capitomboli surreali.

L’episodio di giornata resta tuttavia indubbiamente il tentativo di fermare la competizione da parte di alcuni contadini della regione della Piege, desiderosi di approfittare del riflesso mediatico della Grande Boucle per porre l’attenzione su una serie di sussidi che il governo francese vorrebbe sottrargli.

37760077_1747095782006460_5609108524140331008_o

Il risultato è stato un veemente intervento delle forze d’ordine che, per disperdere i manifestanti con le loro bestie e garantire il normale transito degli atleti, hanno usato spray urticanti e gas lacrimogeni i cui residui nell’aria però, al momento del passaggio del gruppo, hanno messo in ginocchio diversi corridori costringendoli a fermarsi per le cure del caso.

Si tratta di un episodio di violenza mai visto che getta un’ulteriore macchia su quello che dovrebbe essere il terzo evento sportivo mondiale, la cui reputazione tuttavia si sta sgretolando ogni giorno che passa sotto i colpi di accadimenti sempre più gravi e intollerabili per una manifestazione di questo tipo.

L’attualità della corsa poi di per sé non aiuta a distogliere l’attenzione da questa serie di episodi che hanno a che vedere più con il malcostume e la stupidità umana che con il ciclismo.

Anche ieri, detto dell’anestetizzante passo del Team Sky e della titubanza di quelli che dovrebbero provare a impensierirli, la tappa è proseguita seguendo il solito copione della fuga numerosa che è andata a giocarsi la tappa mentre il gruppo dietro procedeva placido verso il traguardo.

37809346_1747094852006553_55753090728460288_o

L’onore di alzare le braccia al cielo è spettato ancora una volta a Julian Alaphilippe, zampettante, agile ma soprattutto determinato sulle asperità di giornata nel tenere duro e conquistare altri preziosi punti per la sua maglia a pois.

Il francese, già vincitore della prima tappa sulle Alpi, è riuscito a venire a capo di un tentativo da lontano molto numeroso dove l’equilibrio tra gli attaccanti è sembrato precario fin da subito.

C’era chi voleva giocarsi il successo parziale, chi lottava per la maglia bianca e chi per il piazzamento nella classifica a punti: Alaphilippe è stato bravo a non rispondere a tutti gli scatti, impostando sempre un ritmo sicuro ma al contempo efficace per essere tra i primi alla fine e non solo prevalere sui Gpm ma anche provare a fare bottino pieno.

37692604_1746640875385284_3733080450063663104_o

Cosa quest’ultima in cui il vincitore della Freccia-Vallone di quest’anno è riuscito anche grazie alla caduta di chi, a 9 chilometri dalla linea bianca, era in testa e finendo per terra lo ha lanciato verso la gloria. Parliamo di Adam Yates, cascato quando in discesa stava provando a mantenere il vantaggio sugli inseguitori e cercare quella vittoria che desse un senso al suo Tour fino a qui piuttosto deludente.

L’australiano invece ha visto sfumare tutti i propri progetti scivolando in un innocuo tornante verso sinistra, regalando così il terzo colpo di scena di questa tappa sui Pirenei diventata improvvisamente di transizione.

Prima infatti, suscitando più brividi che incredulità, era stata la paurosa caduta di Philippe Gilbert lungo la discesa del Porter d’Aspet (già fatale 23 anni fa a Fabio Casartelli) a dare uno sbalzo all’elettrocardiogramma della tappa. Sbagliando l’impostazione di una curva sempre verso sinistra, il belga in quel momento da solo al comando non è riuscito infatti a correggere il suo errore planando oltre il parapetto di mattoni e finendo il proprio volo nel duro sottobosco sottostante.

37756430_1747096475339724_2106625993480339456_o

Per sua fortuna (e non solo) il nativo di Remouchamps è stato ripescato cosciente dal piccolo baratro e immediatamente issato di nuovo sulla sua bicicletta con la quale è poi giunto, passato lo shock, fino al traguardo dove è stato premiato con il numero rosso del più combattivo.

Poco importa se domani non ripartirà per i postumi di questo tremendo ruzzolone: per lui, considerata la gravità dell’accaduto, profuma già di miracolo esser stato ripescato senza lesioni importanti e sa di impresa il fatto che abbia terminato la frazione.

37734240_1747095522006486_6323006108201910272_o

Per non parlare poi della lezione data al globo in mondovisione con il suo gesto che, se da un lato mostra di che scorza siano fatti i ciclisti e fino a che punto possano soffrire sopportando il dolore, dall’altro parafrasando l’accaduto può rappresentare l’esempio concreto di “soffrire per quello che si ama” e “passare oltre al dolore per raggiungere i propri obiettivi”.

Significati e azioni in grado di arricchire una persona e dare al contempo un senso emozionale, come punture sotto pelle o pruriti dell’animo, alla calma distesa di noia che il gruppo sta attraversando passivo in queste ultime giornate di Giro di Francia.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close