Tour de France – Tappa 14&15: Anestesia e Kazakistan

Erano attesi prima e sono ancora più attesi adesso. Invocare i Pirenei, snodo cruciale e ultima difficoltà altimetrica della Grande Boucle 2018, dopo quanto successo nel weekend sul Massicio Centrale diventa cosa tanto naturale quanto obbligatoria.

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A niente infatti sono serviti i terreni ondulati del Lozere e le ventose distese dell’Aude, lo strappo di Mende e lo spelacchiato Pic de Nore: il gruppo, provato e anestetizzato dalle fatiche dei giorni precedenti, ha percorso nel quasi più completo torpore le due frazioni del fine settimana, venendo guidato dall’apparentemente invincibile armata del Team Sky, pronta nel sbrigare con estrema efficienza anche le situazioni più caotiche e potenzialmente pericolose per i propri leaders.

Sugli insidiosi tre chilometri della ripida ascesa sopra la città della Linguadoca, grazie all’impeccabile lavoro dei luogotenenti in salita dei britannici, Froome e Thomas non hanno avuto problemi a controllare i rivali, gestendo da vicino il tentativo audace e potente di Roglic (quarto della generale) e guadagnando terreno su tutti gli altri big di classifica.

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L’ennesima demoralizzante dimostrazione di forza della compagine inglese è stata quindi l’unico sussulto vissuto dal plotone della maglia gialla fra sabato e domenica.

Per il resto, i chilometri sono scivolati via placidi sotto le ruote di un gruppo decisamente accondiscende nei confronti dei coraggiosi di giornata e degli avventurieri in cerca di gloria. In due giorni consecutivi infatti non vi sono stati particolari impedimenti al fatto che corpose fughe prendessero corpo e rendessero praticamente priva di qualsiasi interesse la lontana marcia del resto dei corridori nelle retrovie. Così facendo, in back-to-back metà dei contendenti si è catapultata all’attacco alla ricerca dei successi parziali, diventati preda in entrambe le ultime due frazioni di atleti dell’Astana.

La formazione in maglia celeste è stata la migliore nel capitalizzare gli sforzi profusi nei tentativi di fuga da parte dei propri uomini portando a casa, prima con Omar Fraile in solitaria e poi con Magnus Cort Nielsen in volata, due trionfi che cambiano completamente il senso della spedizione kazaka a questo Tour in cui, finora, le uniche note positive sono l’attuale nono posto parziale nella generale di Jakob Fuglsang.

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A nulla è valsa la solita determinazione degli abitudinari della fuga ancora a secco, la voglia dei Bahrain-Merida di dedicare una vittoria a capitan Nibali, la temerarietà di Stuyven e dei Trek-Segafredo, il desiderio di Peter Sagan (record di maglie verdi per lui e classifica a punti quasi già aritmeticamente conquistata) di vincere e alzare le braccia al cielo per Paolo Zani ex patron della Liquigas, i proclami dell’enfant du pays Lilian Calmejane (nativo della regione del Tarn): tutti si sono dovuti arrendere alla cinica freddezza dei ragazzi del team di Vinokourov, bravi ad accendere un weekend privo di grandi emozioni dal punto di vista agonistico e a dare il là a una settimana che si aprirà nel segno di tanti interrogativi senza risposta.

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Quanto dureranno la pace e la coesione fra i due leader Sky (negli ultimi 6 giorni senza Moscon, espulso per un ingiustificabile pugno a Gesbert)? Chris Froome è realmente infastidito dalla situazione e attaccherà (magari sfruttando le azioni altrui) Geraint Thomas in salita o si arriverà con distacchi inalterato alla crono conclusiva? Il gallese reggerà la pressione della maglia gialla? Qualcuno avrà il coraggio di attaccarli o inizierà la solita lotta per i piazzamenti fra gli altri big? Cosa produrrà la mini-tappa di 65km con traguardo al Col du Portet? Ce la faranno i Direct Energie e/o Warren Barguil a trovare gioie personali? Come finirà la lotta per la maglia a pois?

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A questi e altri quesiti speriamo che i protagonisti cercheranno di dare una soluzione togliendo quel pesante velo soporifero che ha finito per sedare la corsa transalpina negli ultimi suoi due capitoli.

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