Tour de France – Tappa 11: L’impronta bianco-nera

Impotenza e incredulità. Sono questi i sentimenti predominanti dopo l’undicesima frazione della Grande Boucle 2018, la prima con un arrivo in salita degno di questo nome e la seconda consecutiva sulle Alpi.

Lungo l’ascesa conclusiva verso il traguardo di La Rosiere, affrontato dal gruppo già lo scorso giugno durante il Criterium del Delfinato, è andato in scena un one team show che non ha lasciato alcun dubbio su quali siano le gerarchie attuali tra i favoriti in questo Giro di Francia, messi indiscutibilmente tutti in fila dal primo all’ultimo dall’armata in maglia bianca con orca nera sul dorso.

Il team Sky, come già successo più volte in passato, ha approfittato del primo arrivo in salita per indirizzare immediatamente la corsa sui binari preferiti, soffocando gli avversari con il ritmo asfissiante dei propri gregari e le impressionanti accelerazioni dei propri capitani.

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La differenza rispetto alle scorse stagioni è che a capitalizzare il fantastico lavoro del collettivo britannico questa volta sono stati in due, Geraint Thomas e Chris Froome.

Il gallese (che dei due era quello più vicino alla maglia gialla) è stato il primo dei due a portare l’attacco, accelerando in maniera tale da ricucire in breve sugli uomini davanti a sè (Dumoulin e Caruso) e rendere impossibile ad altri di stare con lui. Non contento del distacco che con il primo affondo stava portando a casa, Thomas, con istinto da cannibale, ha piazzato nelle ultime centinaia un secondo allungo grazie al quale è andato, infrangendo le speranze di Mikel Nieve (in fuga dal mattino) di vincere la frazione, a centrare così l’invidiabile accoppiata tappa e maillot jaune.

Tutto questo mentre dietro, quasi in una gara a rubarsi l’attenzione delle telecamere, quello che sulla carta è il vero capitano della formazione inglese stritolava a suon di frullate i tentativi dei rivali di riprendere il nativo di Cardiff prima di lasciare i vari Nibali, Bardet, Quintana e Roglic sul posto e andare in prima persona a riacciuffare il gruppetto in testa.

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Un dominio vero e proprio perciò quello esercitato dal Team Sky lungo la scalata finale che, tra i tanti effetti collaterali, ha svelato anche il reale valore degli avversari in gioco. Quasi tutti i leader con ambizioni di podio non hanno retto l’andatura del treno di Dave Brailsford (monumentale Kwiatkowski) perdendo contatto ben prima che i due leader scoccassero le proprie frecce: Uran, Zakarin, Mollema, Majka (questi tre anche ieri in difficoltà), Fuglsang, Landa e Yates non sono stati in grado di seguire l’inesorabile passo degli uomini Sky.

Dei rimanenti, Roglic, Quintana e Nibali sono rimasti a galla grazie a una condizione molto buona ma evidentemente ad oggi insufficiente per impensierire e portare attacchi diretti ai primi due della classe; Valverde ha provato (senza risultati) ad anticipare da lontano con una mossa però portata probabilmente per coprire una mancanza a livello di gambe; Martin è riuscito ad isolarsi con Froome e addirittura a dargli dei cambi prima di mollare la sua ruota per evitare di saltare, mentre Bardet è l’unico che con coraggio ha provato a rispondere ai tentativi di Thomas ma dopo poco anche lui è stato costretto a desistere per conservare le forze sufficienti per arrivare al traguardo.

La curiosità più grande invece è per come Tom Dumoulin sarà in grado di reggere lo scontro face to face con i pari ruolo di Sky. L’olandese ieri con grande accortezza ha approfittato di un momento di distrazione del gruppo per allungare in discesa e salire del proprio passo verso La Rosiere, mantenendo invariato per lungo tempo il proprio vantaggio accumulato nei chilometri precedenti e venendo ripreso solo negli ultime migliaia di metri.

Visto quanto mostrato in salita e le sue capacità contro il tempo, ad oggi il vincitore del Giro d’Italia potrebbe essere considerato l’uomo più pericoloso per Froome e Thomas e sicuramente il favorito principale per un eventuale terzo gradino del podio. Bisognerà verificare come reagirà quando sarà chiamato a rispondere ad un attacco diretto di uno dei due Sky e sopratutto quando i diretti concorrenti lo attaccheranno in salita per mettere più secondi possibili tra loro e lui in vista della crono del penultimo giorno.

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E paradossalmente, anche se mancano più di due settimane a quell’appuntamento, è proprio lo spauracchio della penultima prova contro il tempo che potrebbe influenzare le dinamiche di corsa sia nelle prossime frazioni alpine che in quelle sui Pirenei.

Con Thomas e Froome rispettivamente in prima e seconda posizione infatti il Team Sky potrebbe realisticamente limitarsi a controllare (cosa che le riesce piuttosto bene) gli avversari più vicini in classifica, lasciando di conseguenza molto spazio alle fughe e a coloro più indietro in graduatoria aspettando proprio che siano le lancette a decretare chi dei due salirà sul gradino più alto di Parigi.

Questo ovviamente sarebbe uno scenario possibile se da qui a quel giorno non dovesse accadere niente a nessuno dei due. Ora, è vero che con l’azione di ieri Sky ha certamente terrorizzato e abbassato il morale di molti, ma in un grande giro un imprevisto o una crisi sono sempre dietro l’angolo perciò sia Thomas che Froome dovranno sempre stare in allerta.

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Per lo spettacolo generale speriamo che, tra l’intraprendenza di certi rivali e le insidie della strada, qualcosa accada davvero. Altrimenti la corsa si trasformerebbe in una sonnacchiosa marcia verso i Campi Elisi in cui, se ciò si avverasse, il keniano bianco rischierebbe seriamente di non portare a casa il quinto titolo in Francia per mano tra l’altro di un suo compagno di squadra.

E allora più realisticamente viene da pensare che, per la propria classifica, per la squadra e per evitare imbarazzanti complicazioni interne, sarà proprio il campione britannico a inseguire per primo gli attacchi dei rivali alla maglia gialla e così, usandoli come pretesto, è probabile che andrà ad involarsi in solitaria per annullare il minuto e venticinque secondi che lo dividono dal compagno in maglia gialla.

Smettendo di fare voli pindarici e rimanendo alla stretta attualità c’è realmente da augurarsi che chi ieri ha visto sfrecciare in salita le orche bianco-nere dimentichi in fretta quanto è successo e ritrovi il proprio spirito competitivo, motivazione e ardore per tenere viva la competizione e far emozionare il tanto pubblico che a partire dall’Alpe d’Huez di oggi andrà ad affollare le strade e le vette francesi.

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C’è bisogno insomma di uno (o più) che creda che questo Tour sia ancora aperto, che la corsa sia ancora tutta da giocare, che in due settimane qualcosa al Team Sky andrà per forza storto, che c’è ancora tanta gente da far saltare dal divano, che accontentarsi è un po’ come aver già perso, che la maglia gialla non è un miraggio sulle spalle di un gallese in bianco-nero.

Il quale però ieri, assieme a tutta la sua squadra, ha indubbiamente messo il proprio marchio (se indelebile lo scopriremo più avanti) sulla corsa.

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