Tour de France – Tappa 10: Fuga ed errori nella polvere

Tornano le vette, i profili appuntiti e rocciosi delle Alpi francesi, le pendenze, gli scenari incantati. Tornano la selezione naturale, il gruppetto, il pubblico bizzarro e caloroso, le salite vere. Insomma, il Tour de France torna in montagna e con questo tornano purtroppo anche il solito copione e i consueti abbagli organizzativi.

La decima tappa della Grande Boucle 2018, da Annecy a Le Grand Bornard, vedeva la carovana gialla riprendere la propria marcia (dopo il giorno di riposo) lungo l’Alta Savoia e alcuni dei suoi colli più rappresentativi: un invito alla battaglia quindi, un’esortazione ad attaccare e a dare spettacolo rivolta sia ai cacciatori di tappe che agli uomini di classifica. Peccato però che alla fine dai secondi l’appello non sia stato affatto accolto, permettendo così che la corsa si dividesse in due, una molto animata davanti con l’obiettivo di aggiudicarsi il successo parziale, l’altra quasi apatica dietro fra i big della generale.

Il momento della separazione fra le due è avvenuto in corrispondenza del punto e dell’ascesa più rappresentativa di giornata, quella all’inedito Montée du plateau des Glières (6km all’11,2%), iconico luogo della resistenza partigiana francese durante la Seconda guerra mondiale. Lì, lungo le arcigne pendenze della salita e il successivo tratto di sterrato (che non si vedeva al Tour dall’edizione 1991 nella Pau-Jaca) a 90km dal traguardo, si è compreso che indirizzo avrebbe preso la tappa e quali sarebbero stati gli esiti finali.

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In quegli 8000 metri di tragitto c’è stato infatti chi, tra i 21 fuggitivi di giornata, ha fatto capire di avere le gambe migliori per provare a giocarsi la vittoria fino in fondo e, chi, regolando l’inseguimento e il ritmo del gruppo ha fatto intendere che qualcuno di quelli in fuga sarebbe potuto arrivare e che fra i grandi favoriti difficilmente sarebbe successo qualcosa.

A transitare per primo in vetta al GPM classificato come Hors Categorie e ad imboccare per primo il successivo tratto non asfaltato è stato proprio colui che poi si è rivelato essere il trionfatore di giornata, ossia Julian Alaphilippe. Il francese (commosso dopo il traguardo) ha dimostrato di possedere una condizione davvero invidiabile scalando saettante e reattivo sui pedali tutte le cinque difficoltà altimetriche di giornata. Agile ed efficace, l’alfiere della Quick-Step (50esima vittoria stagionale) non ha lasciato scampo a chi ha provato a mettersi fra lui e la prima posizione al traguardo, seminando in mezzo a due ali di folla adoranti i vari Rein Taaramäe, Jon Izagirre e Greg Van Avarmaet, splendido quarto all’arrivo e autore di una magnifica prova d’attacco per difendere la propria maglia gialla.

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Se però il vincitore della Freccia-Vallone di quest’anno si è potuto involare di prepotenza verso Le Grand Bornard lo si deve anche all’atteggiamento assunto del gruppo. Questo, come la prassi degli ultimi giri di Francia, è tornato a esser condotto in salita dall’armata bianco-nera del Team Sky che, con Luke Rowe e Gianni Moscon, ha dapprima inseguito con una certa convinzione i primi e poi, esattamente in prossimità della cima su cui nel 1944 gli Alleati fecero atterrare tramite paracadute importanti rifornimenti ai maquisard, ha deciso di mollare la presa consentendogli di accumulare un buon margine di sicurezza per giungere indisturbati all’arrivo.

Sulle successive cime in seguito i britannici si sono limitati a controllare impostando un ritmo regolare ma abbastanza sostenuto in grado di mietere alcune vittime importanti (Zakarin, Mollema, Uran e Majka per i quali a questo punto si prospetta una due giorni piuttosto complicata) e portare a termine con successo il piano-gara. Così facendo la formazione più ricca del panorama mondiale, un po’ in sordina al Giro d’Italia rispetto alle abitudini, si è ripresa il ruolo e la posizione che da anni le spettano in gruppo in terra transalpina, eseguendo alla perfezione il copione di “padrona della corsa” più volte già visto nelle stagioni addietro.

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Impostando e controllando a piacimento l’andatura in testa il gruppo, Froome (per sua stessa ammissione non al top ieri) e soci sono riusciti difatti a portare a termine tre missioni in un colpo solo: mettere in difficoltà alcuni uomini importanti, portare a termine con relativa tranquillità un giorno che poteva rivelarsi piuttosto complesso e scongiurare possibili azioni da parte dei diretti rivali, non svegli ad accorgersi delle difficoltà del keniano bianco.

Molti si sono lamentati di questo immobilismo da parte dei diretti concorrenti per la maglia gialla di Parigi ma qui tra le spiegazioni possibili, tenendo fermo il fatto che il passo e il numero dei gregari Sky in testa al gruppo ha sicuramente fatto desistere i più baldanzosi, rientrano anche alcuni errori di valutazione da parte di chi questo Tour lo ha disegnato.

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Siamo abbastanza sicuri infatti che una salita come quella verso Glières e il suo sterrato (idea certamente suggerita dal successo di tratti come quelli delle Strade Bianche, dell’Alpe di Poti al Giro 2016 e del Colle delle Finestre quest’anno) sarebbero stati maggiormente decisivi e avrebbero invogliato ad attaccare se solo fossero stati collocati più a ridosso del traguardo.

Come siamo abbastanza sicuri che forse qualcosa fra i big ci sarebbe stato se solo nei due giorni successivi non fossero stati programmati due duri consecutivi arrivi in salita. Allo stesso modo siamo abbastanza certi anche del fatto che gli ideatori della corsa, provando a leggerla in anticipo, abbiano forse in generale sopravvalutato alcune discese (in gradi di creare distacchi solo se tecniche e/o bagnate) visto che, altrimenti, non si spiega l’elevato numero di arrivi di questo tipo (ben 4): chi oggi attacca sapendo che, se la differenza non sarà sostanziale, verrà probabilmente ripreso in discesa vanificando lo sforzo fatto?

TOPSHOT-CYCLING-FRA-TDF2018

Tutte queste considerazioni ovviamente non sono nuove e in ogni edizione, con più o meno insistenza, vengono riproposte e ridiscusse. E immancabilmente anche quest’anno, alla prima tappa di montagna, eccole riaffiorare e prendere nuovamente piede tra i tifosi e gli addetti ai lavori, questi ultimi sempre più speranzosi che, prima o poi, le pecche vengano finalmente risolte.

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