Tour de France – Tappa 5: Sapori dell’Est

La città di Quimper, sede di arrivo della quinta tappa del Tour de France e capoluogo del Finistere, deve la sua fama, secoli addietro, per aver ricoperto l’importante ruolo di centro di riferimento di quella comunità celtica le cui vicende e la cui storia restano ammantate da sempre da un velo di fascino e leggenda. È normale quindi che quello stesso velo circondi anche le origini dell’ex capitale della Cornovaglia francese, la cui fondazione è legata a due figure mitiche, quella di Re Gradlon e quella di Saint Corentin.

L’epica locale racconta che il sovrano fu l’unico a sopravvivere all’inondazione della cittadina di Ys causata dall’incauta figlia Dahut, incapace di resistere a un tranello portatole dal diavolo travestito. Scampato alla tragedia, Gradlon decise di fondare un nuovo centro nell’area in cui poi sorse Quimper e diede a Corentino la missione di costituire una diocesi di cui poi il futuro santo divenne il primo vescovo.

Tornando ai giorni nostri, la prima e principale attrazione di questa località della Bretagna è la cattedrale che porta proprio il nome del beato, tra le cui guglie del versante occidentale è possibile scorgere anche la statua del re fondatore della città, raffigurato a cavallo con lo sguardo volto verso l’orizzonte, forse per l’appunto verso quel lontano centro abitato sprofondato sotto le acque dell’oceano.

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Ieri però gli occhi di pietra di Sua Maestà hanno assistito a uno spettacolo diverso da quello delle solite orde di turisti che occorrono ad ammirarlo dal basso: un plotone variopinto, in sella ad esemplari decisamente più moderni e tecnologici di cavalli, è venuto a sfrecciare sotto la sua effige colorando la sua città e portando con sé una scia di eccitazione e adrenalina.

Tra i tanti che il saggio Gradlon ha potuto ammirare ve ne sono tre che più di altri sono riusciti a mettersi in mostra sotto il suo impenetrabile sguardo: tre che, per uno strano gioco del destino, sono uniti da un particolare minimo comune denominatore che è la provenienza dai territori dell’est Europa, quelli che una volta erano posti tutti sotto il rigido controllo dell’Unione Sovietica.

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Il primo è colui che, dalla sua posizione privilegiata sulla sommità della cattedrale, il re ha osservato più a lungo mentre dalla strada proveniente da Lorient si avvicinava asfaltando le cotes della zona con andatura decisa. L’atleta in questione è Toms Skujiņš, lettone della Trek-Segafredo che assieme al duo della Direct-Energie Sylvain ChavanelLilian Calmejane e a Nicolas Edet (Cofidis) ha alimentato fino ai -12km dal traguardo l’unico tentativo di fuga di giornata.

La vittoria per lui (e per gli altri avventurieri) non è arrivata, ma il nativo di Sigulda ha potuto consolarsi con la conquista della maglia a pois, centrando così una storica prima volta per la piccola nazione baltica dato che mai nessun atleta del suo Paese era riuscito ad indossare un simbolo del primato al Tour.

Cycling: 105th Tour de France 2018 / Stage 5

Toms, che ha prelevato il vessilo di miglior scalatore dalle spalle di Dion Smith (un altro che come lui qualche giorno fa vestendolo aveva dato una prima gioia assoluta alla Nuova Zelanda), è il quinto corridore lettone di sempre a prender parte al Giro di Francia (prima di lui gli altri erano stati Piotr Ugrumov, Arvis Piziks, Romans Vainsteins e Gatis Smukulis) e ha l’onere/onore di condividere il cognome con uno dei pilastri della letteratura del suo Paese, quel Zigmunds Skujiņš poliedrico autore di diversi best sellers tradotti in diverse lingue (alcuni recentemente anche in Italia) nonché vincitore di diversi premi e riconoscimenti a livello nazionale.

Per il 27enne, cresciuto in mountain bike a partire dall’età di 15 anni grazie al ragazzo di sua sorella, è sicuramente un grande privilegio essere affiancato al nome del letterato, la cui importanza e fama hanno ormai strabordato oltre i confini continentali. All’ex Cannondale certamente farebbe piacere, per quanto possibile, seguire le orme dello scrittore e ritagliarsi una minima finestra di visibilità all’interno del proprio sport, cosa che a partire da questa stagione in parte è già riuscito a fare grazie ai tre successi conquistati nel Campionato nazionale a cronometro a giugno, nel Trofeo Lloseta-Andratx a gennaio e al Giro di California (dove era stato protagonista di una terribile caduta nel 2017) a maggio, occasione in cui per la vittoria di tappa nel noto circuito motoristico di Laguna Seca si è esibito in una pazza esultanza danzante che è subito diventata virale sul web.

Cycling: 13th Amgen Tour of California 2018 /  Stage 3

Chissà se un giorno riuscirà a replicarla per un podio ai giochi olimpici (il suo sogno) o per la vittoria in una delle classiche delle Ardenne (che adora): nel frattempo, di fronte alla sua azione potente sia sul passo come in salita, in molti oggi hanno alzato un sopracciglio e anche re Gradlon dall’alto del suo pinnacolo sicuramente ne ha riconosciuto il valore.

Il monarca bretone però non si è limitato a deliziarsi le gesta del giovane lettone ma ha proseguito, una volta esauritasi l’azione dei fuggitivi, la propria ricerca di valorosi cavalieri trovandone dopo poco tempo ben due.

Prima le sue marmoree occhiate si sono soffermate su un atleta che, guidato da spirito battagliero e dalla voglia di cogliere un trionfo che manca ormai da due anni, si è lanciato senza paura in una breve anche se ragguardevole azione solitaria. Dunque, ricompattatosi il plotone principale, ha potuto letteralmente bearsi dell’apparente facilità e del travolgente turbinio di gambe con cui un corridore di verde vestito è andato a prendersi il suo secondo successo a questo Tour.

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I riferimenti sono a Rein Taaramäe, esibitosi in un attacco poco fortunato ai -10km dal traguardo, e ovviamente a Peter Sagan, involatosi splendidamente e senza alcuna ammissione di replica verso la doppietta alla Grande Boucle e soprattutto verso il novantesimo giorno in maglia a punti della carriera (record all time).

Per l’estone, attualmente in forze alla Direct-Energie, a questo punto della carriera (31 anni) vale l’appellativo di “promessa mai sbocciata”, un titolo che in parte è frutto dei tanti infortuni di cui è stato vittima (mononucleosi e frattura alla mano nel 2012, operazione per problemi alla laringe nel 2014) e in parte all’incapacità di fare il passo successivo dopo una serie di buoni piazzamenti nei primi anni da professionista.

La conseguenza è che l’uomo di Tartu, appassionatosi alle due ruote dopo una gara di duathlon organizzata dal gruppo sportivo della sua città, si è dovuto parzialmente reinventare una volta capiti i suoi limiti e le sue reali possibilità, spostando il target più verso le brevi corse a tappe e i successi parziali che verso la classifica dei grandi giri. In questo modo, ad esempio, sono arrivati i successi nella Vuelta a Burgos e nell’Arctic Race of Norway nel 2015, nel Giro di Slovenia nel 2016 e, parallelamente, sono aumentati i tentativi di fuga alla ricerca di vittorie di tappa (memorabile quella a Sant’Anna di Vinadio al Giro 2016 nel giorno della conquista della maglia rosa di Vincenzo Nibali).

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In quest’ottica si spiega anche il tentativo nella tappa di ieri dell’atleta che, con Tanel Kangert, corre nel solco tracciato di recente dai vari Jaan Krisipuu e Rene Mandri e oggi rappresenta l’Estonia nel ciclismo che conta: Rein è consapevole di ciò e, come Skujins, è andato e andrà all’attacco con l’obiettivo di portare in alto il nome del proprio Paese.

Un obiettivo, quest’ultimo, che invece con estrema naturalezza e guidato da un incredibile talento sta compiendo il tre volte campione del mondo su strada. Costui (affiancato da una squadra che complessivamente si sta rivelando ben al di sopra delle aspettative) era il principale favorito per l’arrivo a Quimper ma, nonostante questo e la pressione che ne derivasse, non ha lasciato scampo agli avversari, controllando la situazione con calma serafica e aprendo con sapienza il gas al momento e al posto giusto.

Tour de France

Il 28enne di Zilina non si è lasciato minimamente scalfire dalla lotta dietro di lui per la sua la ruota e neanche dalla superiorità numerica (gestita male) degli uomini della Quick-Step: vigilando sull’attacco non a tutta di Philippe Glbert e approfittando del lavoro in chiusura di Greg Van Avermaet per difendere la maglia gialla, lo slovacco ha speso il giusto per restare sempre nelle prime 5-6 posizioni e “portato in carrozza” negli ultimi 250 metri ha lanciato uno sprint dove, a differenza della seconda frazione, stavolta si è concesso il lusso di distanziare tutti con una grande dimostrazione di forza.

La sua scia vincente ha così scosso l’aria e gli animi di tutta Quimper giungendo fin sotto il viso dell’imperscrutabile re Gradlon, rimasto impassibile all’esterno ma sicuramente col cuore in subbuglio dentro di sé quando a spolverarne l’effige, insieme a quella del campione slovacco, sono arrivate anche le sferzate audaci degli esponenti estoni e lettoni. Sferzate che hanno dato alla giornata un gusto tutto particolare: quello dell’Est del continente.

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