Tour de France – Tappa 1: Diecimila metri di TNT

È il pericolo più grande che tutti gli uomini di classifica solitamente indicano per le prime, e altimetricamente facili, tappe dei grandi giri. A volte quando glielo si sente nominare in quelle dichiarazioni che sanno molto di circostanza e politically correct quasi non viene da credergli. Eppure c’è, esiste, è qualcosa che serpeggia sempre nel gruppo e minaccia in qualsiasi momento di farne saltare la normale marcia verso la località d’arrivo.

Il nervosismo, la freschezza degli atleti in gara, la disattenzione, la tortuosità delle strade sono tutti elementi che assieme concorrono a tramutare quest’incubo in cruda realtà. Non c’è niente che si possa fare per prevenirlo, ci si può solo armare di accortezza, prudenza e compattezza di squadra per evitare di essere colpiti e, qualora accada di rimanerne invischiati, reagire immediatamente per limitare i danni.

Stiamo parlando delle cadute, spauracchio (insieme alle forature) di quelle frazioni che, sulla carta, non nascondono difficoltà ma che concretamente possono trasformarsi in inferno per chiunque, dai cacciatori di successi parziali fino agli uomini di classifica. Per questi ultimi alle ferite sul fisico possono sommarsi, come ulteriori handicap, le perdite di preziosi secondi/minuti nella generale, distacchi a cui si può tranquillamente porre rimedio nei giorni seguenti ma che di sicuro intaccano la serenità dei malcapitati, costringendoli fin da principio a uno sforzo extra per sistemare la situazione.

Dopo la frazione inaugurale del Tour 2018, da Noirmoutier-en-l’Île a Fontenay-le-Comte, saranno in parecchi quelli costretti ad adottare una tattica più aggressiva e a cogliere appena possibile l’invito ad attaccare per dimenticare quelli che a tutti gli effetti si sono rivelati dieci chilometri diabolici, in cui un inesorabile e imprevisto susseguirsi di colpi di scena ha provocato un considerevole sparpaglio.

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Ad aprire le danze fra i big ci ha pensato il rookie Egan Bernal il quale, nonostante fosse al debutto nella Grand Boucle, ha impiegato meno di 180 chilometri per avere il primo rapporto ravvicinato con l’asfalto francese. Il colombiano (il più giovane al via coi suoi 21 anni) ha pagato a caro prezzo un inaspettato restringimento della carreggiata finendo a terra dopo il tocco decisivo di un suo compagno di squadra impegnato come lui, in precario equilibrio, a salvare la pelle.

Non un battesimo facile quindi per il grezzo talento del Team Sky che però, impattando col suolo, ha potuto subito capire il tipo di stress con cui i corridori hanno a che fare al Tour. L’inesperienza, nel caso specifico del suo capitombolo, non conta nulla dato che, poco dopo, anche il suo ben più navigato capitano Chris Froome è andato per le terre, impossibilitato a rimanere sull’asfalto perché stretto all’esterno di una semicurva sulla sinistra.

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Tra tutte è stata proprio la caduta del dorsale numero uno quella mediaticamente più importante, uno stop assolutamente non preventivabile che ha evidenziato delle anomale coincidenze con quanto già visto a maggio durante il Giro d’Italia. In uno strano gioco di déjà-vu infatti, da una parte il britannico ha saggiato il bitume nella prima tappa esattamente come gli era capitato in occasione della prima frazione con partenza da Gerusalemme nella corsa rosa 2018 (alla fine vinta con un colpo di straordinario coraggio nella terza settimana), dall’altra la sua defaillance come nelle prime fasi della manifestazione Gazzetta ha messo in luce ancora una volta un team non particolarmente reattivo nel supporto del proprio leader.

Sia Bernal che Froome hanno avuto un sostegno rivedibile da parte dei propri compagni quando si è trattato di provare il ricongiungimento col gruppo principale, un atteggiamento che poco si confà a una squadra che punta solo e soltanto alla vittoria finale.

Cycling: 105th Tour de France 2018 / Stage 1

Lo stesso discorso può valere anche per la Movistar visto che dopo i ruzzoloni dei due con l’orca sul dorso della maglia è toccato alle ruote di Nairo Quintana rompersi e mandare nel panico la compagine spagnola, poco rapida nel sostenere con prontezza uno (se non il principale) leader degli spagnoli, costretto a ricorrere al cambio ruote neutro per riprendere la via del traguardo. La differenza coi diretti rivali del Regno Unito è che, dopo l’imprevisto, i compagni dell’atleta andino hanno subito provveduto a trascinare il proprio capitano per limare il ritardo, cosa che i bianconeri di Sky hanno fatto solo parzialmente con Froome come testimoniano i loro arrivi tutti sfalsati e la loro presenza non massiccia attorno al keniano bianco.

Nel confuso turbinio e spezzettamento finale nel plotoncino del quattro volte vincitore del Tour sono stati risucchiati anche Richie Porte, Adam Yates, altri leader rimasti inviluppati (e forse anche loro non protetti al meglio) nei frazionamenti causati prima appunto dalle cadute e poi soprattutto dall’alta andatura impostata dalle squadre dei velocisti desiderosi di prendersi tappa e primo simbolo del primato della corsa.

Un onore quest’ultimo che è spettato a un’inavvicinabile Fernando Gaviria che imponendosi su un traguardo in leggera salita, oltre a mostrare raggiante la sua nuova camiseta amarilla, ha aggiornato anche alcuni vecchi primati, diventando il primo da 14 anni a questa parte ad alzare le braccia al cielo al debutto al Tour (ultimo Cancellara nel 2004) e allungando a nove la serie di successi consecutivi nei grandi giri della Colombia.

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La sua (ottava vittoria stagionale) e quella della Quick-Step (48esimo sigillo di questo impressionante 2018) possono essere considerate le sole gioie di una giornata che ha visto sì un’accoglienza molto entusiasta da parte del pubblico della Vandea ma che tutto sommato, se non fosse stato per le cadute, sarebbe passata in archivio tra le tante tappe noiose del Tour, tutte paesaggi mozzafiato e copioni già scritti.

A stravolgere la trama ci ha pensato anche in questa circostanza quell’imprevisto tanto temuto, quel fantasma che tutti vogliono evitare e che ieri negli ultimi dieci chilometri ha trasformato la corsa in un inseguimento a perdifiato fra i gruppi di ritardatari, ognuno spinto dalla volontà di non veder tramontare già dopo la prima tappa le proprie speranze di fare una corsa da prim’attore.

05-07-2018 Presentazione Squadre Tour De France 2018; 2018, Groupama - Fdj; Demare, Arnaud; La Roche Sur Yon;

Chi invece, disarcionato dalla propria bicicletta, ha perso immediatamente il proprio spirito battagliero è stato Arnaud Demare che, inaugurando col suo capitombolo gli ultimi infuocati 10 chilometri, ha perso di conseguenza ogni possibilità di giocarsi il tanto agognato primo successo in quest’edizione della gara a tappe francese, raggiungendo ammaccato e con passo mesto il traguardo in 173esima posizione e quart’ultimo di giornata.

Peggio è andata solo al vero eroe della prima frazione Lawson Craddock, ultimo nell’ordine d’arrivo e primo in assoluto a testare l’asfalto transalpino verso Fontenay-le-Comte. L’americano della EF-Drapac stava correndo con una doppia e onorevole missione, quella di vendicare un 2017 anonimo e corso sotto tono per problemi di sottopeso e troppo allenamento e quella di fare contemporaneamente della beneficenza.

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Il texano infatti stava pedalando con un paio di scarpe personalizzate che avrebbe poi messo all’asta per dare il ricavato a una lega giovanile che porta il suo nome e al velodromo della sua città natale (danneggiato gravemente dal passaggio dell’uragano Harvey) che avrebbe ospitato le gare fra questi ragazzi. Due obiettivi questi che rischiano di svanire per l’impatto e la conseguente scivolata capitategli nella zona del rifornimento e dalla quale il 26enne è uscito decisamente malconcio, con un rigagnolo di sangue che l’ha accompagnato fin sulla linea bianca e soprattutto con una spalla fuori posto (frattura della scapola) che ora ne mette seriamente in dubbio il prosieguo.

Lawson però ha tenuto duro e senza dubbio proverà a resistere al dolore, per lui e per i suoi ragazzi, anche nella giornata di oggi: terminare o comunque portare avanti un Tour de France nelle condizioni con cui è arrivato al traguardo della prima tappa diverrebbe il terzo obiettivo personale da realizzare in questa corsa, una gara che improvvisamente presenterebbe per lui più salite di quelle che realmente sono indicate sul libro ufficiale della manifestazione. E per superarle sarebbe il caso che, d’ora in avanti, il filo del destino non incocci un’altra volta con le ruote ad alto profilo del suo velocipede, causando quella caduta che sarebbe irrimediabile per lui e renderebbe potenzialmente ancora più esplosiva tutta la competizione.

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