Giro 101 – Tappa 18: Da un rullo compressore a un altro (forse) inceppato

Demolitori, schiacciasassi, annientatori. Se non c’è un termine univoco con cui definire l’incredibile serie vincente della Quick-Step, esiste invece un’immagine chiara e inequivocabile che sintetizza perfettamente ciò che la squadra di Patrick Lefevere sta realizzando in questo 2018, quella di un imperturbabile rullo compressore.

Che sia World Tour o meno, che si tratti di classiche o tappe nei grandi giri, la banda in bianco-blu si è dimostrata ripetutamente e incredibilmente cinica ed affamata. A un successo ne hanno sempre fatto seguire un altro e un altro ancora, inanellando perle su perle con quasi tutti i corridori a disposizione nel proprio roster.

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L’ultimo trionfo in ordine di tempo l’ha portato al Giro 2018 Maximilian Schachmann, già tre volte nella top ten di tappa nelle precedenti settimane della corsa rosa. Il 24enne tedesco è stato abile a inserirsi nella numerosa fuga del mattino (la prima in tutta la manifestazione ad andare al traguardo), a gestirsi grazie al prezioso aiuto del compagno Morkov e a muoversi con freddezza lungo la salita finale verso Prato Nevoso.

Qui con lucidità ha controllato i vani tentativi degli altri avventurieri e, una volta affaticati, ha apportato la selezione decisiva con un solo allungo al quale ha resistito il bravissimo Mattia Cattaneo. Costui, desideroso di portare il primo successo all’Androni dopo 16 tentativi in avanscoperta di squadra, ha provato generosamente poi più volte nel finale a lasciare indietro il tedesco, spendendo però così quelle energie necessarie per contrastarne la forza allo sprint negli ultimi 300 metri, quando Schachmann si è involato con una lunga sparata che non ammetteva repliche verso la linea bianca.

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In questo modo è arrivata per la Quick-Step la quinta gioia in questo Giro (in pratica un terzo delle frazioni totali sono state marcate dalla supremazia della formazione belga), un successo che testimonia un’incredibile compattezza e affinità di squadra e che rafforza ancor di più la qualifica di compagine plurivittoriosa e ammazza-gare conquistata a suon di vittorie in quattro continenti.

Mentre però in testa Schachmann arrotondava i numeri del proprio team alla voce trionfi, dietro la corsa (all’inizio piuttosto addormentata) ha improvvisamente preso vita facendo scoppiare il gruppo e mettendo a nudo, per la prima volta, una piccola crepa nella solida inattaccabilità del padrone (fin ora) della corsa Gazzetta numero 101.

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Dopo gli scatti blandi, più simili a leggere punture, di corridori compresi tra la decima e la ventesima posizione della generale (O’Connor, Konrad), progressivamente sono entrati in azione uomini sempre più vicini in graduatoria alle posizioni di rilievo. Un allungo di Carapaz, in lotta per la maglia bianca, ha permesso proprio al detentore del simbolo del primato dei giovani Miguel Angel Lopez di staccarlo e poi allungare con passo più potente verso il traguardo: questo è stato l’atto che definitivamente ha dissotterrato l’ascia di guerra anche fra gli altri pochi rimasti nel gruppo della maglia rosa che in breve è totalmente esploso.

A lanciare la prima “bomba” ci ha pensato Tom Dumoulin con un’accelerazione violenta e impressionante a cui bene hanno risposto Yates e Pozzovivo, mentre Froome è rientrato col suo passo. Il britannico però, molto intelligentemente, è partito subito in contropiede trovando sempre pronta la risposta del lucano della Bahrain-Merida (in ballo per la terza posizione propria con il corridore del Team Sky) e dell’olandese della Sunweb, ma non della maglia rosa.

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In maniera totalmente inaspettata infatti Yates ha dovuto cedere all’andatura del gruppo dei primi (consolidata da Wout Poels, lanciato all’attacco precedentemente da Froome) non trovando nelle proprie gambe la stessa benzina che lo aveva portato ai grandi assoli sulle salite nella seconda settimana.

Anzi, l’inglese della Mitchelton ha palesato ancor di più la propria crisi mostrandosi incapace di pareggiare la velocità di un trio guidato da Carapaz impegnato, dietro ai migliori della generale, nel tentativo di perdere il meno possibile in chiave maglia bianca dal colombiano dell’Astana in grande spolvero.

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Rimbalzando all’indietro ingolfato, senza l’usuale efficienza bella pedalata, il nativo di Bury ha dato tutto spasimando fin sul traguardo per salvare la propria maglia rosa, riuscendo nell’impresa per soli 28 secondi ossia la metà esatta del vantaggio che aveva al via da Abbiategrasso su Dumoulin.

Il quale ora, rinfrancato sulle sue condizioni e dalla possibilità di attaccare il primo della classe, proverà certamente a testare la resistenza del britannico fin da domani (anche se su un tracciato a lui non molto favorevole sulla carta) per vedere se quella verso Pratonevoso è stata una semplice crisi temporanea o l’inizio di un vero e proprio calo psicofisico, puntando eventualmente a riprendersi quel roseo simbolo lasciato nella seconda frazione verso Tel Aviv.

Questo perché nelle ultime rampe, sotto le bordate col lungo rapporto lanciate dall’oro e dal bronzo mondiale a crono, il solido castello costruito in due settimane da Yates è andato sbriciolandosi (quasi tutto) con una velocità assolutamente non preventivabile, quasi come se un sassolino fosse andato a finire nel suo ingranaggio vincente e ne abbia all’improvviso compromesso il funzionamento.

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Sarà intrigante osservare se egli riuscirà a togliere e a far ripartire totalmente il motore o se il danno si mostrerà invece per lui senza soluzione portandolo ad affondare e a cedere il passo agli avversari, da Dumoulin a Pozzovivo e, perché no, pure a Froome, lucidissimo nel finale a non seguire il compagno Poels che ha rischiato di mandare all’aria quello che di buono avevano fatto imbucando la via di fuga per le auto.

Anche questa è la magia del Giro d’Italia, una corsa che spesso si presta a incredibili ribaltamenti nelle sue frazioni conclusive e che di frequente lascia aperta la porta a qualsiasi soluzione fino all’ultima montagna, differenziandosi così nettamente ad esempio da un Tour de France dove le ultime giornate di recente hanno avuto poca enfasi competitiva.

Qui al contrario ora tutto dipende da Yates: il tarlo, nelle gambe come nella testa, oramai si è insidiato e con esso, assieme alla paura di mandare tutto all’aria e alla pressione di essere rimontato, ci dovrà convivere. Il suo successo finale e, di conseguenza, il proprio ingresso sulla mappa del ciclismo che conta e il passaggio da promessa a corridore di alto rango saranno legate alla sua reazione in gara e alla sua abilità o meno di riprendere in mano il volante della rullante macchina perfetta ammirata fino a questo punto. Lo stesso volante che invece da gennaio a oggi continua ad avere saldamente tra le mani (e pare che non abbia intenzione di mollare) la Quick-Step.

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