Giro 101 – Tappa 17: Questione di attimi e questione di scelte

Attimi. Uno in più, uno in meno. È questo a volte quello che può far la differenza tra vittoria e sconfitta, tra gioia e lacrime, tra appagamento e rimpianto. Decidere come affrontare quel secondo, in che direzione approcciarlo, come sfruttarlo è considerata da alcuni un’arte (molto redditizia) che se allenata, nella vita di tutti i giorni come nel ciclismo, può produrre considerevoli benefici al pari di grandi rammarichi.

Su due ruote, in questo senso, è specialmente nei rush finali molto veloci che si vede applicata con successo o meno questa particolare abilità. Una volata giocata su punte di 60-70 km/h può risolversi in favore di chi è in grado istantaneamente, oltre a sprigionare potenza e velocità maggiori, di leggere in maniera lucida quello che sta accadendo attorno, reagire di conseguenza e aprirsi così un varco e la possibilità di giocarsi fino in fondo tutte le proprie carte. Tutto in pochissimi secondi.

Sono infatti diversi gli imprevisti e le incognite a cui uno sprinter può e deve far fronte all’interno di una volata. Detto che il successo o meno in questo frangente di corsa non prescinde solo dalla vena del singolo atleta ma anche certamente dal lavoro svolto dalla squadra in fase di preparazione, lo sprinter designato ha sempre a che fare con quello che i propri diretti rivali decidono di attuare per provare a passare per primi sulla linea bianca.

C’è chi attende, chi lima alla ruota di un compagno, chi ha bisogno di una volata lineare e del suo treno e c’è infine anche chi (di solito chi è sfavorito dai pronostici) prova a giocare la carta dell’anticipo, una soluzione per scombussolare i piani di chi sta impostando uno sprint regolare.

Danny Van Poppel, figlio di Jean-Paul (9 tappe al Tour e 4 al Giro) e fratello di Boy, ha optato per questa tattica nell’ultimo sprint del Giro d’Italia 2018 disputato ad Iseo, circostanza in cui (come nella volata precedente) non ha trovato però il successo parziale.

A Nervesa della Battaglia l’olandese della Lorto-Nl Jumbo aveva seguito le ruote dei compagni di squadra non riuscendo però, una volta trovato il vento in faccia, a guadagnare e poi a mantenere la prima posizione. In provincia di Brescia invece, dopo l’importante lavoro del suo team per tenere cucita la corsa e riprendere i vari attaccanti di giornata (nota di merito per due instancabili della fuga quali De Marchi e Sanchez), Van Poppel ha preferito nel finale saltare su ruote altrui e lanciare all’improvviso una volata lunga quando ancora l’ultimo vagone del treno Quick-Step era in azione.

Anche in questo caso, dove l’errore nella scelta del momento in cui partire si è aggiunto all’insufficiente velocità prodotta per provare ad allungare, non c’è stato niente da fare: a giustiziarlo per la seconda volta consecutiva ci ha pensato Elia Viviani, al quarto trionfo in questa edizione della corsa rosa.

Se in Veneto il veronese era stato lesto e coraggioso a buttarsi in un improvviso spazio creatosi tra Modolo e proprio Van Poppel, in Lombardia l’olimpionico invece ha scelto di perseverare sulla scia del compagno Sabatini superando poi, senza farsi minimamente influenzare, ancora il nativo di Utrecht: questione di scelte, questione di attimi.

Quelli che invece, a differenza di Viviani, non ha colto in ciascuno degli ultimi due sprint il vincitore di Praia a Mare e Imola, Sam Bennett. L’irlandese, autore a Nervesa di una volata lunghissima e disperata perché troppo indietro nel finale, si è fatto cogliere nuovamente in posizione troppo arretrata al momento del lancio dello sprint, compromettendo anche a Iseo una volata conclusa con un secondo posto che profuma molto di rimpianto: sempre questione di attimi, sempre questione di scelte.

Come quella (si spera pensata) del Team Sky che ha improntato una condotta garibaldina per tutta la frazione della Franciacorta, lasciando a più riprese il proprio capitano con poco supporto in gruppo. Poels, Henao, Elissonde, De la Cruz, Puccio: più volte i gregari di Froome hanno provato a evadere dal gruppo seguendo un disegno che poteva rivelarsi davvero pericoloso per loro.

Il gruppo infatti si è spezzato più volte a causa del tracciato tortuoso, il nervosismo come le alte andature non sono mancate e, sopratutto, alla vigilia di tre impegnative tappe di montagna ci sarebbe aspettati una corsa votata al risparmio e maggiormente conservativa da parte degli otto di Dave Brailsford. Costoro invece si sono prodigati in continui ed impegnativi allunghi che capiremo solo nei prossimi decisivi giorni se, a seconda di come verrà supportato il quattro volte vincitore del Tour, saranno stati controproducenti e avranno inficiato il risultato finale del britannico, frutto sicuramente anche questo di una questione di scelte…nei giusti attimi.

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