Giro 101 – Tappa 11: Adam e Simon, capotreni (nel segno di Scarponi) sulla direttissima Filottrano – Osimo

In memoria di Gino Bartali e Michele Scarponi. Sono loro due le figure a cui, attraverso il disegno dell’undicesima frazione del Giro 2018, la corsa ha voluto rendere un profondo e sincero omaggio partendo e transitando da due delle località simbolo delle rispettive vite.

Per il toscano, riconosciuto “Giusto tra le nazioni” e recentemente insignito della cittadinanza onoraria d’Israele in occasione della Grande Partenza da Gerusalemme, Assisi ha rappresentato una spola quasi quotidiana nei suoi infiniti e pericolosi tragitti che, da Firenze, lo hanno visto portare di nascosto carte e documenti falsi in grado di assicurare la salvezza a centinaia di ebrei durante il periodo fascista.

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I suoi più che allenamenti erano veri e propri viaggi di speranza durante i quali il campione di Ponte a Ema, conscio dei pericoli che ne derivavano, metteva senza esitazione a repentaglio la propria vita e la propria incolumità per proteggere e aiutare altre esistenze umane. Un atto di infinita bontà che, scoperto dopo la morte, ha evidenziato il notevole lato umano del fuoriclasse fiorentino, rimasto nascosto per sua stessa volontà sotto l’eco delle proprie imprese sportive mentre era in vita.

Per celebrarlo, nel giorno della partenza del Giro, è stato re-inaugurato il Museo della Memoria a Santa Maria Maggiore e presto gli verrà intitolato un tratto della ciclabile che collega Assisi a Spoleto: in una manifestazione che, con la partenza dalla Terra Santa, richiamava e voleva esplicitamente lanciare un messaggio di pace la figura di Gino Bartali non poteva che assumere un ruolo di primo piano.

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Come non si poteva trascurare, a un anno dalla scomparsa, il compianto Michele Scarponi, deceduto sulle sue strade una mattina di fine aprile proprio mentre si allenava per trovare la condizione migliore in vista del Giro d’Italia. Per ricordarlo l’organizzazione ha scelto che, a concedergli il tributo più sentito, fosse la gente che più lo amava e meglio lo conosceva, quella della sua terra.

Si è transitati così, a una trentina di chilometri dal traguardo, proprio dalla città natia del marchigiano, in un tripudio di bandiere e striscioni giallo-blu inneggianti al suo simpatico campione che, scomparso il 22 aprile 2017, ha lasciato un enorme vuoto in gruppo e in tutto l’ambiente delle due ruote. Il vuoto più grande però lo hanno patito di certo i cuori della moglie Anna e dei gemelli Tommaso e Giacomo: attorno a tutti e tre, la grande famiglia del ciclismo si è stretta nell’abbraccio più umano e caloroso possibile, nel tentativo di provare ad alleviare un dolore indicibile e soprattutto di continuare, attraverso l’affetto e la comunanza, a far sentire viva tra noi la presenza di Michele.

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Con lo stesso sentimento, nel nome della loro Aquila, la gente di Filottrano e i marchigiani in generale hanno accolto l’arrivo della carovana rosa e degli atleti nella propria terra, trasmettendo un trasporto e una passione che, come Adam l’11 marzo di quest’anno, sicuramente ha percepito verso Osimo anche Simon Yates, il secondo di un’altra coppia di gemelli unita sotto il segno di Filottrano e di Michele Scarponi.

Perché prima della frazione del Giro d’Italia, anche la Tirreno-Adriatico aveva voluto fare un tributo all’ex corridore dell’Astana giungendo proprio nel suo paese e quel giorno, con un attacco solitario a poco di meno di quattro chilometri dalla linea bianca, era stato il più anziano (per 5 minuti) dei gemelli inglesi ad alzare le braccia al cielo in una Piazza Mazzini agghindata a festa.

Due mesi e cinque giorni dopo, a dodici chilometri di distanza in linea d’aria, è stata l’altra metà della coppia a esultare sul traguardo di Osimo dopo aver ricevuto gli incitamenti del pubblico di Filottrano. A nulla è valso l’attacco in simbiosi di Tim Wellens e Zdenek Stybar che, appena visto il muro in pavé a 5km dall’arrivo, sentendo profumo di classica del nord hanno provato ad involarsi insieme. I due infatti non hanno fatto i conti con la seconda micidiale rampa in programma di lì a breve e, in particolare, con l’azione della Michelton-Scott e della maglia rosa, desiderosi di rendere ancor più consistente il proprio primato.

Cycling: 101st Tour of Italy 2018 / Stage 11

Con quest’idea, ai 1700 metri dall’arrivo è scattato con un’accelerazione bruciante Simon Yates, il quale da subito ha impostato un passo insostenibile per tutti: Dumoulin (il più vicino a ricucire su di lui e il primo dei battuti) è riuscito a mantenersi in scia senza però avere la forza per riagguantarlo, Pozzovivo sul suo terreno è stato costretto a cedere il passo, Aru ha provato a limitare i danni grazie ai compagni, Pinot si è rifugiato nell’orgoglio più che nelle gambe, Froome è finito nelle sabbie mobili della sua agilità.

Spinto dalla forza della maglia di leader e da una condizione di cui solo lui è in possesso, il nativo di Bury è riuscito quindi nel suo intento di conquistare il secondo successo parziale in questa manifestazione, staccare tutti gli altri annichiliti pretendenti alla rosa di Roma e mettere ulteriore distanza tra sé e loro, lasciando davvero la sensazione che per la vittoria finale si tratti a questo punto di un affare a due con il più esperto (e più cronoman) olandese di Maastricht.

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Non solo questo però: è bello pensare anche che, con questo trionfo nella splendida Osimo, Simon Yates abbia chiuso quell’ideale cerchio aperto dal fratello a una dozzina di chilometri di distanza da lì, avviato sotto due enormi gigantografie di Michele nella sua cittadina e concluso con la sua benedizione da lassù in un’altra perla di quella marchigianità di cui ora anche i gemelli Yates, dopo gli exploit vincenti sull’asse Filottrano-Osimo, magari si sentiranno un poco portatori.

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