Giro 101 – Tappa 8: In picchiata per diecimila chilometri

A dominare lo stemma presente al centro della bandiera dell’Ecuador è il condor, uno degli uccelli con apertura alare e dimensioni più grandi al mondo che anima da nord a sud i cieli sopra le montagne e le lande dell’America meridionale. A fargli compagnia, tra la fauna locale, non è raro trovare pure una particolare tipologia di volatile che, con peculiarità differenti, popola anche lo stivale italiano: il falco pellegrino.

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Quest’ultimo, tra le molte zone in cui nidifica ed è osservabile sul nostro territorio, rientra tra i principali protagonisti del panorama faunistico anche del Parco regionale del Partenio (rigoglioso polmone verde del Sud Italia e della Campania in particolare) che tra i suoi gioielli e siti più visitati presenta il Santuario di Montevergine, fondato nel XII secolo e da lungo tempo meta di pellegrinaggio.

Sopra i tetti della basilica e dell’abbazia benedettina (custode in segreto durante la Seconda guerra mondiale della Sacra Sindone) assieme a poiane, corvi imperiali e allodole, spesso volteggiano proprio diversi esemplari falchi pellegrini ai quali oggi, per l’occasione, se n’è unito uno piuttosto singolare, arrivato dopo una picchiata (negli ultimi chilometri per la verità più simile a un fulmineo volo verticale) transoceanica lunga più di 10000 chilometri.

Diecimila e centosessantaquattro per la precisione, quelli che in linea d’aria separano il noto luogo di culto nella provincia di Avellino a Julio Andrade, nido e residenza del falco in questione, ossia Richard Carapaz, un falco che vola in bicicletta e da pochissimo ha iniziato a volare a livello di alcuni dei migliori assi delle due ruote.

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Per affiancarli, ha compiuto una traversata durata 10 anni (nel 2008 ha iniziato a cimentarsi nelle prime gare) che non gli ha impedito di mettere su famiglia (ha moglie e due figli) e durante la quale ha compiuto alcune inevitabili soste da cui se ne poteva dedurre l’avvicinamento: l’anno scorso in Francia alla Route du Sud quando ha vinto la classifica dei giovani, quest’anno in Spagna alla Vuelta Asturias (tappa e classifica generale) e poi proprio in Italia alla Settimana Coppi e Bartali (tre volte nei dieci di tappa su quattro frazioni totali).

Per mettere però il primo sigillo importante della carriera è sceso, nella sua picchiata, ancora più a sud, cercando e trovando l’habitat a lui congeniale, la montagna. Così, di bianco vestito per i buoni risultati ottenuti nelle prime tappe e in particolare sull’Etna, ha aspettato gli ultimi 1500 metri dell’ascesa verso il Santuario di Mercogliano e poi, sfruttando il controllo trai favoriti, ha aperto le ali in maniera mirabile ed ha spiccato deciso il volo verso il suo primo successo parziale in un grande giro, il primo anche di un ecuadoregno nella corsa Gazzetta.

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Non lo hanno intimorito i nomi di chi aveva affianco, non lo ha spaventato la pioggia battente e neanche la paura di essere ripreso: una volta partito il 25enne di El Carmelo ha divorato prepotentemente i metri che lo separavano dalla linea bianca, ha ripreso a doppia velocità i fuggitivi della prima ora e si è presentato da solo, raggiante e incredulo, sul traguardo dove, aprendo le ali, ha siglato il proprio patto con la storia.

In questo modo Carapaz ha consolidato la propria leadership nella graduatoria del miglior giovane grazie a cui almeno per un altro giorno potrà continuare a coprire con la maglia bianca la divisa azzurro-blu della Movistar, il cui Giro tutto d’un tratto ha acquisito un significato dopo un avvio piuttosto anonimo e la scelta di non far correre in Italia nessuno dei tre leader (Mikel Landa, Alejandro Valverde e Nairo Quintana) designati del team.

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Tornando al figlio di Ana e Antonio, è presto per dire se potrà portare fino a Roma il simbolo che premia i migliori corridori nati dopo il 1° gennaio 1994 come è difficile pronosticare dove potrà arrivare e fino a che punto potrà stupire nelle prossime due settimane.

Di certo c’è che mentre c’è chi cade e continua a cadere (vedi Chris Froome, capitombolato per la seconda volta su un scivoloso tornante dell’erta finale) Richard non vuole porsi limiti e, se si presenterà l’occasione e il fisico lo sosterrà, proverà in tutti i modi continuare il suo volo tentando di posarsi su altri arrivi e curare nel miglior modo possibile la classifica generale: nel frattempo, già da stanotte, in Ecuador qualche bambino in più sognerà di emulare le sue gesta e, come lui, di aprire le ali verso le vette più alte valicabili su una bicicletta.

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