Giro 101 – Tappa 6: Eruzione nero-giallo fluo

Neri come le distese di lava che circondano il traguardo, neri come l’asfalto appena rifatto per l’occasione, neri come alcune delle nuvole che hanno fatto da sfondo alla marcia corridori per tutta la tappa: Simon Yates ed Esteban Chaves, di nero vestiti e con nere bici muniti, al contrario del magma che lento talvolta fuoriesce e scende dalle pendici dell’Etna hanno tracciato due scie verticali rapide e nette, all’inizio separate poi praticamente parallele.

Il nero però, per fortuna, non è stata l’unica tinta a dominare la giornata. A stemperarlo e contrastarlo infatti ci sono stati alcuni attimi abbaglianti, sprazzi di luce intensa e colori brillanti come, ad esempio, i dettagli fluorescenti delle specialissime e delle divise dei due portacolori della Mitchelton-Scott, come le scintille che sembravano prodotte dalle loro catene sfrigolanti veloci sulle moltipliche dentate, come i sorrisi sfolgoranti di entrambi dopo aver tagliato insieme la linea bianca dell’arrivo.

I loro due lampi, a 40 chilometri dal via quello del colombiano a 1,5 dal traguardo quello del britannico, gli hanno portato in dote vittoria di tappa, maglia rosa, maglia blu e primato a squadre, ergendoli ad assoluti protagonisti (assieme a tutta la squadra, autrice di una tattica rischiosa ma perfetta) della sesta tappa con arrivo all’Osservatorio Astrofisico del vulcano attivo più alto d’Europa.

Chaves ha avuto il merito di cogliere l’attimo in una fase molto confusa e tirata della frazione in cui tutti cercavano di andare in fuga: è finito così in un ampio plotone di attaccanti e ha alimentato spesso in prima persona il tentativo, staccando poi nel finale i compagni d’avventura e resistendo per tutta l’ascesa al ritorno del gruppo. Quest’ultimo, invero, con 15 chilometri all’insù non è riuscito a riagguantarlo nonostante il 28enne escarabajo fosse in avanscoperta da tutto il giorno e avesse già speso molto.

Tutti infatti hanno chiuso dietro la ruota dell’uomo che al Laigueglia 2013 ha rischiato di mettere la parola fine alla propria carriera a causa di una brutta caduta che ancora oggi lo limita in alcune movenze. Tutti ad eccezione del compagno di squadra nativo di Bury e gemello di Adam che, approfittando dell’assolo in testa di Chaves, ha potuto risparmiarsi e controllare agilmente gli avversari per tutta la salita conclusiva prima di lanciarsi a poco più di mille metri dal termine in caccia del colibrì di Bogotá.

Un’azione tatticamente sconsiderata quella del settimo classificato al Tour del 2017 eseguita però coscienziosamente a una distanza tale che gli avrebbe garantito di portarla a termine con successo: Yates non poteva rischiare, scattando, di riportare sotto tutti i rivali e vanificare gli sforzi del compagno davanti, per cui ha aspettato il momento giusto in cui sapeva che avrebbe fatto la differenza e, dopo aver lasciato sfogare tutti i favoriti, è partito come una freccia con uno scatto che non ha ammesso alcun diritto di replica.

Sospinto da una condizione che la crono di Gerusalemme e le prime nervose tappe in Sicilia avevano già rivelato essere ottimale, il missile nero-giallo fluo si è avventato in men che non si dica su un affaticato Chaves trascinandolo però con sé e lasciandogli da signore, dopo un giorno in fuga, l’onore di vincere la tappa (la seconda per lui dopo Corvara dopo anni fa).

D’altro canto, Simon si è potuto “consolare” con il simbolo del primato, la maglia rosa, trovandosi in questo modo per la prima volta in carriera in cima alla generale di una corsa a tappe di tre settimane. A tal proposito, sarà interessante ora vedere come egli riuscirà a sopportare la pressione derivante dal primo posto, come la squadra lo supporterà e che tipo di dinamiche si instaureranno con Chaves, pure lui al Giro con ambizioni bellicose.

I due, in questo senso, possiamo ipotizzare che proveranno insieme fin da subito ad aumentare i rispettivi vantaggi in graduatoria, con l’intento in particolare di mettere in una tenaglia coloro da cui a cronometro potrebbero pagare dazio (Dumoulin su tutti) e approfittare dello stato di forma attualmente non ottimale di qualcuno (Aru e Froome ad esempio) che potrebbe crescere nell’ultima settimana.

L’Etna ha accesso ufficialmente i fuochi e quello nero-giallo australiano sembra avere le fiamme più alte e spettacolari di tutti. Le loro scintille, nelle prossime tappe, promettono seriamente di incendiare ancora la corsa: vedremo se qualcuno, memore delle scottature, riuscirà a placarlo.

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