Giro 101 – Tappa 5: Rimonte agrodolci nel giorno dei ricordi

Fin dal giorno della presentazione di Milano si era dedotto che quella che avrebbe portato i corridori da Agrigento a Santa Ninfa sarebbe stata una frazione di commemorazione, di rievocazione di tragici eventi del passato da non dimenticare assolutamente ma, anzi, da ricordare perché la memoria ne rimanga sempre viva anche al di fuori dei libri e degli annali.

Era inevitabile che fosse così e così giustamente è stato: impossibile sottrarsi al pesante e puntuale appuntamento con la storia, specialmente se questa riporta alla mente momenti funesti coi quali è sempre difficile rapportarsi sul piano emotivo anche a distanza di anni.

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Lungo i 153 chilometri della quinta tappa ci si è mossi per terre segnate da un cataclisma, il terremoto, che cinquant’anni orsono ha fatto scendere il buio su una porzione fra le più belle e dense di storia del territorio italiano segnandola per sempre. Comuni sbriciolati, morte, dolore: il Giro ha voluto rendere omaggio a queste zone, ha voluto ripassare e trasmettere alle nuove generazioni una delle pagine più drammatiche della storia recente dello stivale andando a toccare con mano i luoghi della tragedia.

Lo ha fatto unendo alla rievocazione del dolore che è stato di una nazione intera quelli che invece sono stati due momenti di forte sofferenza per il mondo sportivo e delle due ruote in particolare. Passando da Sciacca infatti la manifestazione ha voluto omaggiare Emilio Ravasio (corridore scomparso nel 1986 in seguito a una caduta avvenuta durante la tappa che in quell’edizione della corsa Gazzetta terminava proprio in quella località), ultima morte occorsa durante un Giro d’Italia prima di Wouter Weylandt, compianto corridore belga che il 9 maggio del 2011 perse la vita nella discesa del Passo del Bocco.

A loro e alle vittime di quel tremendo terremoto sono andati i pensieri di molti durante la tappa, accompagnata così, nonostante l’ennesimo caloroso abbraccio del pubblico, da un velo di silenziosa e sentita tristezza dal via fino sul traguardo di Santa Ninfa.

09-05-2018 Giro D'italia; Tappa 05 Agrigento - Santa Ninfa; 2018, Lotto Nl - Jumbo; Battaglin, Enrico; Santa Ninfa;

Dove, a illuminare i volti della gente e ad alzare finalmente le braccia con fare liberatorio, ci ha pensato Enrico Battaglin il quale, rinfrancato e rammaricato allo stesso tempo per il piazzamento del giorno prima, dopo quattro anni (e sempre al Giro d’Italia) ha trovato la forza di mettere nuovamente per primo la sua ruota davanti a quella degli altri, riallacciando in questo modo quel filo con la vittoria che sembrava davvero perso.

Di pari valore all’autoritario sprint compiuto dal classe 1989 della Lotto Nl-Jumbo vanno però registrati altri due “numeri” di notevole fattura compiuti in maniera non molto dissimile l’uno dall’altro nelle retrovie da due protagonisti diversi. La caduta (con maxi-rallentamento annesso) capitata a 14 chilometri dall’arrivo ha attardato infatti numerosi atleti nel finale fra cui anche Domenico Pozzovivo e Maximilian Schachmann, rispettivamente sesto e settimo (nonché maglia bianca) della generale.

09-05-2018 Giro D'italia; Tappa 05 Agrigento - Santa Ninfa; 2018, Bahrain - Merida; Pozzovivo, Domenico; Agrigento;

Rimasti indietro per il gran groviglio di biciclette e uomini innescato dal capitombolo, entrambi si sono da subito prodigati nell’inseguimento per rientrare in gruppo e difendere le rispettive posizioni in classifica: in quest’azione, alimentata dall’ansia e dalla paura di non riuscire a ricucire su un gruppo lanciato ad alta andatura verso l’insidioso finale, i due hanno dato sfoggio di una grandissima condizione, zigzagando con decisione e fare poderoso fra un uomo e l’altro e recuperando con sicurezza posizioni su posizioni.

Non solo: ricongiuntisi con successo col gruppo della maglia rosa, il lucano e il giovane della Quick-Step hanno trovato anche le forze non solo per difendersi ma addirittura per rilanciare l’azione in salita e tentare infine pure lo sprint sulla linea del traguardo, terminando ambedue tra i primi nove di tappa (quarto il tedesco, nono l’italiano) e confermandosi con successo nei primi posti della graduatoria.

Al contrario, non si può dire che sia andata altrettanto bene a Miguel Angel Lopez, sempre più in difficoltà e sempre più in ritardo dalle posizioni di vertice: il colombiano infatti si è reso protagonista di una caduta in solitaria in cui solo la presenza di un’erba folta e alta a bordo strada gli ha evitato conseguenze peggiori.

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Risalito in sella l’alfiere dell’Astana ha provato, nei pochi chilometri a disposizione, ad emulare in tutto e per tutto le gesta di Pozzovivo e Schachmann, tentativo però alla fine rivelatosi vano: il vincitore all’Alpe di Pampeago all’ultimo Tour of the Alps ha rimediato un ritardo di 43 secondi sulla linea bianca che, sommati agli altri persi nelle precedenti frazioni, hanno portato il distacco in classifica generale dalla maglia rosa a poco meno di due minuti, sicuramente non un bel modo di approcciare il primo arrivo in salita della corsa sull’Etna.

Il vulcano, come nella precedente edizione, terrà ancora a battesimo le ruote degli arrampicatori e le ambizioni dei principali favoriti al successo finale, obiettivo per cui diversi uomini (se davvero convinti di voler aspirare al Trofeo Senza Fine) dovranno fin da subito provare a far la differenza. È vero però anche che in generale le cadute, come le tante energie spese da molti in queste prime nervose tappe, potrebbero aver già fiaccato parecchio le gambe, la resistenza e la tenuta mentale di parecchi: “a muntagna” però non perdona e più di qualcuno in cima potrebbe rimanere seriamente scottato.

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