Giro 101 – tappa 4: Ricongiungimento tricolore

Dopo la trasferta israeliana e un giorno di risposo, necessario viatico per completare a livello logistico il trasferimento di tutta la carovana dal Medio Oriente, il Giro ha ritrovato il pubblico e il suolo italiano e, considerati i risultati, non ci poteva essere ripartenza migliore di quella a cui abbiamo assistito in Sicilia nella quarta tappa.

Anche se probabilmente è vero che il contesto da cui si proveniva (quello in particolare della terza frazione) ha in maniera inevitabile finito col risaltare ancora di più il contrasto fra due realtà palesemente differenti, lo spettacolo a cui hanno dato vita le terre sicule e la loro gente ha messo a tutti gli effetti in evidenza quale sia lo stretto e reale rapporto che gli italiani e l’Italia hanno con la Corsa Rosa, vetrina e manifesto di qualità uniche del carattere nostrano come di gemme architettonico-paesaggistiche disseminate lungo tutto lo stivale.

Giro d'Italia 2018 - 4a tappa Catania - Caltagirone

Il caloroso abbraccio che la Trinacria ha riservato agli eroi del pedale può essere considerato alla stregua di un incontro fra due cari amici che non si vedevano da tanto tempo e che, con una gioia più forte di prima, finalmente si ricongiungono. È stato fantastico infatti, dopo percorsi piuttosto monotoni fra autostrade e deserto, riscoprire l’aria frizzante dello Ionio, il serpeggiare delle stradine dell’entroterra siciliano in mezzo a una natura rigogliosa e variopinta, l’ergersi inaspettato e a strapiombo di rocche e borghi in cima alle colline, il tutto contornato da un affetto e una passione senza eguali.

Dal Teatro Romano di Catania a Giarratana, da Vizzini all’arrivo in cima a Caltagirone: gente di ogni età si è riversata in strada per salutare l’allegro passaggio dei corridori e condividere con mogli, amici e parenti un piccolo istante di una festa durata 198 chilometri che il pubblico locale, unendosi come a formare un lungo e festante corridoio umano, ha reso indimenticabili.

Le loro urla, i loro incitamenti e i loro applausi, unitamente alle bellezze ammirate lungo un percorso stavolta efficacemente pensato e disegnato, sono stati i veri vincitori di una tappa che tra saliscendi, curve, attraversamenti urbani e restringimenti stradali non ha avuto un metro di pianura e che, come era prevedibile, si è decisa negli ultimi mille metri totalmente in salita.

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Qui lo spunto vincente è stato quello di Tim Wellens il quale, dando per il terzo giorno di fila ragione ai bookmakers, ha centrato così la quinta vittoria in stagione e soprattutto la seconda al Giro (la prima a Roccaraso nel 2016), manifestazione in cui invece speravano di sbloccarsi Michael Woods (secondo) ed Enrico Battaglin (terzo), a secco di vittorie rispettivamente dal 2015 (anno dell’unico successo in carriera al Tour of Utah) e dal 2014 (frazione di Oropa al Giro).

I due niente hanno potuto contro il regolare e possente passo nelle ultime centinaia di metri dell’atleta della Lotto Fix All ma c’è da giurarci che, spinti dalla voglia di alzare le braccia al cielo, entrambi ci proveranno nelle prossime tappe miste che il tracciato della corsa Gazzetta ha in programma.

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In tutt’altro modo rispetto a quelli di questo duo sono da leggere invece i piazzamenti di Simon Yates e, in generale, di una brillantissima Mitchelton-Scott. Il britannico, gemello di Adam, ha confermato piazzandosi quarto di essere in possesso di una solida condizione dopo quasi due mesi di assenza dalle competizioni e, assieme a Roman Kreuziger (sesto di tappa) e Esteban Chaves (decimo), forma un terzetto potenzialmente molto pericoloso cha permetterà alla formazione australiana di esplorare un’ampia gamma di soluzione tattiche.

Resta tuttavia il dubbio sull’effettiva praticabilità della tripla punta: a Caltagirone nessuno si è sacrificato per l’altro, ognuno è stato libero di fare la propria corsa e il risultato sono stati tre buoi piazzamenti e qualche secondo guadagnato sui rivali. Le prossime tappe (quelle dell’Etna e del fine settimana in particolare) si spera che diano qualche indicazione in più sulla reale condizione di ciascuno e, di conseguenza, sulle gerarchie interne: più galli nel pollaio di solito infatti portano solo confusione e non sono per niente facili da gestire.

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Come da loro, nelle prossime frazioni si aspettano risposte anche dai tre sconfitti all’arrivo nella città famosa per la ceramica: Fabio Aru (staccato di 10 secondi da Yates al traguardo), Chris Froome e Miguel Angel Lopez (arrivati insieme a 21 secondi dall’inglese). Se è vero che per il sardo e il quattro vote maglia gialla al Tour un arrivo del genere, così esplosivo, non era particolarmente adatto, un discorso diverso va fatto per il colombiano che su pendenze del genere sulla carta si sarebbe dovuto trovare meglio dei primi due. Il portacolori dell’Astana probabilmente però risente (come Froome) ancora dei postumi della caduta rimediata durante la ricognizione della crono di Gerusalemme e in questo momento sta soffrendo più del dovuto.

Giovedì le pendici dell’Etna potrebbero dissipare ogni dubbio sull’attuale stato di forma dei tre e c’è da credere che se uno di loro dovesse attraversare una giornata storta difficilmente gli avversari lo grazierebbero. Prima comunque del temibile vulcano c’è un’altra tappa insidiosa e ricca di significato verso Santa Ninfa nella Valle del Belice, una frazione che sicuramente, come la precedente e anche quella successiva in territorio siciliano, sarà percorsa dai favoriti e dal gruppo intero fendendo gruppi di pazienti tifosi in estasi.

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