Giro 101- Tappa 2: Re Mida in bianco-blu

Quando qualcosa di inconsueto diventa consuetudine sicuramente perde in effetto sorpresa ma non per questo non può essere degno di lode e oggetto di meraviglia.

È il caso dei successi di Elia Viviani, in versione Re Mida in questo 2018. Il veronese era ed è il grande favorito per gli arrivi veloci della corsa rosa di quest’anno e alla prima frazione a lui congeniale non ha deluso alle attese, bruciando con apparente velocità un Mareczko buono ma giusto per arrivare in seconda ruota dietro al 29enne di Isola della Scala.

È una stagione indimenticabile per il campione olimpico dell’omonimo di Rio 2016: con quella di oggi infatti fanno 56 vittorie in carriera, sette solo in questo magico 2018 dove il cambio di squadra (dalla Sky a un’attrezzata Quick-Step) ha dato al veneto nuovi stimoli e motivazioni per rendere al meglio e stupire come mai prima d’ora.

Le vittorie fioccano, quelli che erano piazzamenti ora è quasi sintomatico che si trasformino in trionfi (vedi Gent-Wevelgem di quest’anno), la sicurezza e l’autorità stanno toccando vette mai raggiunte prima: insomma Viviani è su una nuvola da inizio anno e con una Quick-Step così decisa a supportarlo (assieme alla mancanza in questo Giro degli sprinter di maggior spicco) sarà difficile che ci scenda a breve.

Lo spunto di oggi ne è la dimostrazione con il polacco d’Italia della Wilier-Triestina che ha provato (senza riuscirci) a giocarsi la carta sorpresa partendo in anticipo e con Sam Bennett che ha confermato di essere, tra i non italiani, quello che potrà dare più fastidio ai nostri portacolori in quest’edizione del Giro.

Di più è lecito aspettarsi da due che in carriera hanno già vinto tappe nella corsa Gazzetta, Sacha Modolo e Andrea Guardini: il primo, due successi nel 2015, si è piazzato quinto ma visto lo sforzo della sua EF-Drapac e le qualità in alcune delle prossime tappe potrebbe insdiare Viviani da vicino; il secondo (piuttosto sorprendentemente lontano dai primi) nel 2012 vinse con uno spunto sorprendente la volata a Vedelago su Cavendish e, memori di quello e di altri sprint di qualità da parte di “Flash”, ci si attende da lui subito una prova d’orgoglio.

Entrambi però avranno modo di rifarsi già da domani in una tappa nel deserto del Negev che nasconde però più di un’insidia per gli uomini veloci come per i pretendenti per la generale.

Sarebbe bellissimo, in condizioni difficili come quelle che si prospettano tra le dune e i monti sabbiosi della terza tappa, vedere le stesse manifestazioni d’affetto e entusiasmo nei confronti dei corridori viste a latere della corsa nella seconda frazione da parte dei tifosi. Sebbene infatti il cuore e la tradizione del grande ciclismo batta in Europa è stato davvero incredibile vedere la gente locale seguire a bordo strada la manifestazione con un trasporto e un impeto così grandi, segno che forse, discorsi retorici a parte, il Giro e un evento del genere erano davvero profondamente attesi dal pubblico israeliano.

Questo, tra Haifa e Tel Aviv, ha potuto seguire, incitare e incoraggiare alcuni dei volti più importanti del panorama ciclistico mondiale, con un occhio di riguardo per gli indomiti atleti della Israele Cycling Academy che in tutti i modi hanno provato ad animare la corsa e a rendersi protagonisti.

Sembrano e sono uomini in missione e c’è da giurarsi che con lo stesso atteggiamento priveranno ad infiammare anche l’ultima tappa di una tre giorni che, alla fine, a suo modo sarà rimarrà negli annali.


A cura di: Federico Guido

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