Giro 101 – Tappa 1: Dejà vu e prove (quasi) fatali

“D “e “D”, Dumoulin e Dennis. Il Giro d’Italia numero 101 si è aperto nel segno dei due ragazzi del 1990, favoriti principali alla vigilia della prima frazione con tracciato nel cuore di Gerusalemme, accomunati dalla predisposizione per le prove contro il tempo ma prima ancora dalla lettera iniziale dei rispettivi cognomi, la quarta dell’alfabeto latino.

Nell’alfabeto ebraico invece la quarta lettera è il “dalet”, parola che ha anche il significato di “porta” con duplice funzione, di entrata (verso il mondo materiale, l’ordine) e di uscita (dal mondo trascendentale), in grado di portare l’uomo alla conoscenza e costruire qualcosa di nuovo e concreto. Anche a Dumoulin a distanza di quasi 365 giorni è toccato chiudere e aprire una porta, quella del Giro 2017 (vinto grazie al secondo posto nella crono finale di Milano) e quella della corsa Gazzetta del 2018, inaugurato alla stessa maniera di come dietro di sé aveva chiuso i battenti dell’edizione dello scorso anno: sul podio, esultante, con il roseo simbolo del primato indosso.

dumoulin 2

Come nei più classici dei dejà vu infatti il campione del mondo a cronometro si è imposto anche nella prova inaugurale del Giro 2018 divorando gli insidiosi e ondulati 9,7 chilometri con due secondi di anticipo rispetto all’australiano della Bmc, specialista in prove di questo tipo. Chi dei due si fosse imposto avrebbe arricchito la propria bacheca o con la quarta vittoria parziale al Giro (Dumoulin) o con il quarto successo complessivo in stagione (Dennis): l’onore è spettato al corridore olandese che fasciato con l’iride ha spezzato il sogno dell’aussie di indossare, dopo la rossa nel 2015 e la gialla nel 2017, anche la terza e ultima maglia di leader della classifica generale di un grande giro.

Dennis invece si è dovuto piegare alla legge di un fato ciclico e al potente e sicuro martellare sui pedali del nativo di Maastricht, che così ha colto “perfettamente” (parola più usata da Dumoulin nel dopocorsa per descrivere la propria performance) la doppia chance sia di impreziosire il proprio palmares che di fugare ogni dubbio sulla propria condizione (costruita secondo l’identico programma del 2017) guadagnando preziosi secondi sui diretti rivali per la generale, primo fra tutti quel Chris Froome alla caccia dell’unico trofeo mancante per entrare anche lui nell’esclusivo club la Tripla Corona.

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Il britannico (e questa è la vera notizia del giorno) è indubbio che abbia rischiato di pagare a caro prezzo la brutta scivolata di cui si è reso protagonista in mattinata durante la ricognizione, evento che ha animato la corsa ben prima che questa prendesse ufficialmente il via. Il capitombolo, sebbene gli abbia procurato solo botte e abrasioni superficiali, sicuramente lo ha condizionato nella prova del pomeriggio non permettendogli di pedalare al meglio (più volte le immagini hanno mostrato come arretrasse continuamente  sulla sella e, in generale, avesse una pedalata più scomposta del solito): tuttavia ora, più dei 37 secondi persi da Dumoulin (comunque non pochi), bisognerà in primis verificare come il quattro volte vincitore del Tour riuscirà a passare le prossime notti e a smaltire i traumi rimediati.

Le prossime tappe non eccessivamente impegnative dovrebbero aiutarlo in questo e favorirne il recupero affinché alle prime vere difficoltà in Sicilia il keniano bianco possa farsi trovare pronto e, magari, tenti di approfittare degli sviluppi della gara per recuperare un po’ del terreno perduto. Questo, ovverosia attaccare appena si presenterà l’occasione, invece è ciò che di sicuro dovrà fare Fabio Aru, colui che tra i top rider per la generale ha fornito le risposte meno positive: per valutare la prova del sardo basti pensare che, escludendo i 50 secondi di ritardo da Dumoulin, l’alfiere del team UAE-Emirates ha fatto meglio di soli 6” rispetto a Miguel Angel Lopez, scalatore colombiano dell’Astana infortunatosi anche lui al mattino a causa di una caduta mentre prendeva le misure al percorso.

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Con lui e Froome, a completare l’incredibile ecatombe avvenuta durante l’ispezione del tragitto da parte delle squadre è stato Kanstantsin Siutsou il quale, fra i tre, è quello che ha riportato le conseguenze peggiori essendo stato costretto al ritiro per la frattura di una vertebra. Mai era successo che la vigilia di una prova contro il tempo fosse funestata nelle ore immediatamente precedenti da un numero così elevato di capitomboli (si ricordano alcuni casi isolati, come Peraud al Tour 2013 o Henao al Giro di Svizzera del 2014) e soprattutto mai era accaduto che a finire a terra fossero due dei maggiori aspiranti al successo finale.

Per il Team Sky in particolare sembrerebbe confermato il brutto rapporto con le strade della corsa rosa da parte dei propri atleti: sono ancora fresche infatti le immagini della caduta che l’anno scorso ha tolto di mezzo i due leader, Mikel Landa e Geraint Thomas, prima che la competizione entrasse nel vivo e, tornando ancora più indietro nel tempo, non sono difficili da ricordare i ruzzoloni di Richie Porte nel 2015 (ma l’australiano era già attardato in graduatoria) e soprattutto di Bradley Wiggins (come Froome venuto in Italia per dare seguito alla vittoria al Tour de France l’anno prima) nel 2013.

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Sperando che, a differenza di questi funesti precedenti, le sorti per il quattro volte vincitore della maglia gialla possano essere diverse e che le cose possano migliorare, coloro di cui, al contrario dell’inglese, bisogna registrare una prestazione sopra le righe sono Domenico Pozzovivo, Simon Yates e Thibaut Pinot: il lucano (10°) ha realizzato la quarta personale prestazione di sempre in una crono al Giro, l’inglese ha dato finalmente un segnale incoraggiante dopo più di un mese lontano dalle gare (non correva dal Catalogna a fine marzo), mentre il francese con l’Italia nel cuore si è difeso bene nella prima crono in assoluto disputata questa stagione.

Nota di merito infine per la prestazione complessiva di una squadra, la Katusha-Alpecin, che seppur sia rimasta fuori dal podio di giornata, ha piazzato ben tre uomini nei primi nove issandosi di conseguenza al comando della classifica a squadre dopo la prima tappa, una leadership che la formazione russa dovrebbe riuscire a confermare nelle prossime due tappe israeliane in cui a scendere in campo saranno le ruote veloci.

A cura di: Federico Guido

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