Miriam Terruzzi di “E mi alzo sui pedali” ci racconta la sua Parigi-Roubaix

Dopo aver vissuto la Ronde Van Vlaanderen, vinta da Niki Terpstra, grazie alle parole e alle esperienze di Federico, ora ci apprestiamo a rivivere le emozioni e le sensazioni che solo la Parigi-Roubaix sa dare. Finalmente il trionfo di Peter Sagan grazie ad un’azione spettacolare ai -50 km dall’arrivo. Una delle blogger più brave e seguite del ciclismo italiano proverà a farci assaporare un pò di pavé a modo suo.

Buona lettura!


Ciao Miriam, innanzitutto raccontaci qualcosa di te in poche parole: età, da dove vieni e se hai qualche hobby.

Ciao, ho 26 anni e vengo da un paesino in Brianza. Per gli hobby ultimamente ho davvero pochissimo tempo però mi piace molto leggere e nuotare, è il mio modo per staccare la spina da tutto.

Da una grande passione per il ciclismo hai fondato il tuo blog personale “E mi alzo sui pedali” che sta avendo un bel successo. Da cosa è nata l’idea di questo blog e qual è il tuo obiettivo?

E’ nato tutto per puro caso. Tra me e il ciclismo non c’è mai stato un colpo di fulmine, ho iniziato a seguirlo assiduamente nel 2011 e poi un amico ha letto un pezzo che avevo scritto su Cadel Evans e mi ha detto che avrei dovuto aprire un blog. Così, il 14 febbraio 2012 ho scritto il primo post su “E mi alzo sui pedali” e da lì non mi sono più fermata, ho cominciato a fare sempre più gare live – in Italia e poi all’estero – e l’hanno scorso sono arrivata a qualcosa come trentacinque o giù di lì. A volte credo sia il primo stadio della pazzia. Ma chi vuole smettere? Il blog è un diario scombinato di tutto quello che vivo quando sono alle corse e il vero obiettivo è portare più persone possibili con me, sulla strada, agli arrivi, alle partenze. Compresi quelli che al ciclismo non si sono mai interessati nemmeno un pochino.

Passando al ciclismo su strada: Un tuo idolo nel ciclismo del passato e uno nel ciclismo di oggi-giorno?

Per il passato non ho dubbi: decisamente Jacques Anquetil. Tanto affascinante sulla bicicletta quanto nella vita per quella sua esistenza piena di contrasti. Per quello che riguarda oggi è un po’ più difficile. Ho un po’ di amici in gruppo e questa cosa mi piace, mi piace fare il tifo per loro sulle strade ma a parte questo non ho idoli. Più che le persone mi affascinano le storie.

Dopo essere stata al Giro delle Fiandre sei andata a vedere anche la Parigi-Roubaix. Che differenza si percepisce tra le due corse?

Erano anni che sognavo di vedere la Roubaix dal vivo ma ero anche curiosa di capire se fosse tutto vero quello che hanno sempre detto su questa corsa. Sono due competizioni diametralmente diverse. Il Fiandre è tradizione e orgoglio, è lo spirito dei fiamminghi, il tripudio delle bandiere gialle con il leone, viscerale, appassionata. La corsa in cui ti senti a casa.
La Roubaix invece è un inferno vero e proprio anche se c’è il sole. Non c’è nessuna casa, sei da solo contro tutti e persino contro te stesso. E’ la corsa più dura di tutte, una guerra quasi.

In che posto del percorso eri? E come mai proprio lì?

Ero quasi alla fine della foresta di Arenberg. Ho scelto quel punto perché volevo “sentire” la foresta che è un po’ il cuore della corsa, nonostante sia a molti chilometri dall’arrivo. La prima volta meritava un posto speciale.

Com’è stata l’atmosfera pre e post gara?

Posso dirlo? Una figata. Beh, ad Arenberg il clima era veramente quello di un ciclocross e io adoro questo genere di cose. La gente portava gli sgabelli di legno, le griglie, le birre vicino alle transenne e, alla fine, aspettare quattro ore il passaggio non è stato così male. Mentre nel post-gara il pullman Bora ha reso il velodromo una specie di discoteca e si può immaginare la marea di gente che ha aspettato Sagan fino alle sette e mezza di sera.

Si dice che la Parigi-Roubaix sia una delle corse più epiche di tutto il ciclismo mondiale: hai percepito anche tu questa cosa? Se si, come vive la gara il pubblico a bordo strada?

Decisamente sì. Ma non per i tifosi: sono ancora convinta che il premio per il miglior pubblico lo vinca il Fiandre a mani basse, specialmente per i costumi che sono decisamente borderline. Lo spirito epico della Parigi-Roubaix sta nella corsa stessa, nell’atmosfera dei luoghi, nelle strade, nel format del percorso che è veramente unico al mondo. Un fattore x che è impossibile da definire.

Al passaggio dei corridori, chi ti ha colpito di più? Chi era il più in forma?

Non sono una tecnica e mi faccio spesso distrarre da tutto il resto. Perciò, a dire la verità in quel momento non ho fatto caso a chi fosse più in forma o no, ho solo pensato a godermi il momento.

Meglio andare a vedere una tappa di un grande giro o una classica?

Per chi non ha mai visto una gara di ciclismo, dico una Classica in Belgio ed è subito amore. Ma anche le tappe di montagna al Giro non scherzano.

La prossima gara dal vivo: Direttamente il Giro d’Italia? Andrai anche al Tour?

Questo weekend sarò alla Amstel Gold Race per chiudere il giro delle Classiche. Poi farò il Giro d’Italia di sicuro e penso anche qualche tappa al Tour. Ma sulle Alpi stavolta, che con la gendarmerie ho litigato fin troppo!

Se dovessi dare un pronostico per le prossime gare, chi vedi favorito? Liegi, Giro d’Italia e Tour de France

Purtroppo sono un’autentica frana coi pronostici. Spero solo che chi vinca lo faccia dando spettacolo, è quello che vuole la gente. E’ quello che la gente ama.


Ci teniamo a ringraziare ancora una volta Miriam Terruzzi, fondatrice e scrittrice di “E mi alzo sui pedali”. Grazie alle sue parole abbiamo potuto comprendere cosa vuol dire essere presenti e vivere una Parigi-Roubaix: un’esperienza di sport senza eguali e sicuramente degna di essere vissuta non solo da appassionati di questo sport. Per concludere vogliamo consigliarvi di seguire ed andare a leggere ogni tanto i racconti e le curiosità di “E mi alzo sui pedali” per vivere il ciclismo in maniera diversa dalle solite dirette tv.

 

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