Parigi-Roubaix 2018

Quando il cielo viene riconquistato dalle rondini, quando i germogli sugli alberi si tramutano in fiore, quando l’inverno cede il passo alla primavera; allora si, è tempo di Parigi-Roubaix. Una sfida epica, una corsa dal fascino quasi ineguagliabile e sicuramente intramontabile. Da Compiègne a Parigi, lungo 257 chilometri e attraversando 29 settori in puro pavé: una corsa sicuramente fuori dal comune, dal sapore “medievale”.

Da più di 100 anni, infatti, la Parigi-Roubaix rappresenta la regina delle classiche monumento; la corsa più prestigiosa e (forse) la più difficile da vincere nella prima parte della stagione. Vincere una Parigi-Roubaix può valere come la vittoria di un grande giro (Tour compreso), sia in termini di prestigio che quelli relativi alla difficoltà. Esiste un detto che recita: “Non sei tu a vincere la Roubaix, è lei che sceglie te!”. Niente di meglio poteva essere scritto: il fascino di questa corsa ammalia quasi tutti, professionisti o semplici appassionati, ma solo pochi eletti hanno la fortuna di capire fino in fondo cosa vuol dire vincerla e cosa vuol dire sollevare al cielo quel pezzo di pavé tanto ambito.

Tra questi pochi eletti, finalmente, vi entra anche Peter Sagan; si proprio lui, il porta colori della Bora-Hansgrohe nonché campione del mondo su strada per due anni di fila. A lungo, il campione slovacco, ha inseguito questa classica monumento, una delle poche cose che mancavano nel suo prestigiosissimo palmares, e finalmente è riuscito a coronare il sogno. Lo ha fatto alla sua maniera, solo contro tutto e tutti; lo ha fatto rispondendo alle pesanti critiche che gli sono piovute addosso dopo il mezzo fallimento della Ronde Van Vlaanderen di una settimana prima. Molti lo hanno provocato (persino Tom Boonen, che a Roubaix regna incontrastato) e lui ha risposto alla sua maniera: vincendo e convincendo da campione del mondo in carica. Una cosa più unica che rara.

Trionfare al Velodromo di Roubaix con la maglia iridata era riuscito solo a quattro campioni prima di lui: Rik Van Looy, Eddy Merckx, Francesco Moser, Bernard Hinault. Non gli ultimi arrivati.  Il capitano della Bora-Hansgrohe compie probabilmente l’impresa più bella della sua carriera. Ha condotto una corsa praticamente impeccabile, restando al coperto per buona parte della gara (scortato alla grande dai suoi compagni) e attaccando quando all’arrivo mancavano 55 km. Un’azione splendida che, km dopo km, si è trasformata in un misto di razionalità tattica ed arte ciclistica. Erano parecchi anni che, alla classica più temuta e desiderata della campagna del nord, non si vedeva un’azione del genere; probabilmente dai tempi di “Spartacus” (Fabian Cancellara).  L’unico a resistere sulla ruota di Peter Sagan è, tuttavia, un altro svizzero. Stiamo parlando di Silvan Dillier della Ag2r La Mondiale: è uno dei fuggitivi della prima ora, un cliente pericolosissimo quando si tratta di interpretare i segreti di una gara del genere e di un finale su pista. Peter Sagan però questa volta è imbattibile: parte prima dell’ultima curva tagliando verso l’interno e svuotanto subito l’ultima goccia di benzina nel serbatoio del rivale. Volata apparentemente semplice e trionfo strameritato.

“Quest’anno è andato tutto bene! Non ho avuto forature o problemi meccanici, ho attaccato al momento giusto e sono arrivato sino in fondo. L’anno scorso ero più stanco, i miei compagni hanno fatto un lavoro fantastico e tutto lo staff è stato compatto con me per portarmi a questa giornata. Sono felicissimo, è stato un finale straordinario. E’ una sensazione bellissima”.

Il podio viene completato da Niki Terpstra, vincitore del Giro delle Fiandre sette giorni prima e trionfatore anche alla E3-Harelbeke. Un podio che sa di delusione per la Quick Step Floors, abituata a vincere questo tipo di corse e a piazzare minimo due uomini sul podio.. Lo squadrone belga si è giocato le numerose frecce al proprio arco, ma probabilmente nel modo sbagliato: Stybar prima, Gilbert poi, quindi lo stesso Terpstra in ultima battuta, ma contro un Sagan così non c’è nulla da fare. I nostri italiani, invece, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a lasciare un segno positivo su questa classica leggendaria. Tralasciando Daniel Oss, il quale compito era quello di scortare il campione del mondo nei momenti difficili, le nostre speranze erano riposte nel due Moscon – Trentin. Il giovane del Team Sky ha pagato le numerose energie spese per recuperare da una serie di inconvenienti (caduta e cambio bici), mentre Matteo Trentin è stato protagonista di una bruttissima caduta prima di entrare nella mitica Foresta di Arenberg, il primo punto chiave della corsa francese.


Proprio nella Foresta di Arenberg, quando al traguardo mancano circa una novantina di chilometri, iniziano a muoversi i big della corsa. Tutti vogliono entrare per primi nel punto dove l’inferno è ancora più infernale, dove le pietre (in tutto 55 km) di sconnesso pavé sono ancora più taglienti. Sembra di assistere ad una volata del Tour de France o del Giro d’Italia: il nervosismo in gruppo, la gente che spinge e sgomita per una posizione in più e i treni delle squadre a scortare i loro capitani. Peter Sagan entra praticamente per primo nella foresta, scortato a dovere dai compagni della Bora-Hansgrohe, lesti nell’andare a chiudere qualsiasi tentativo di fuga, compresi quelli di due pezzi da novanta come Gilbert e Stybar. L’obbiettivo, neanche troppo velato, è quello di andare a riprendere quel che resta della fuga iniziale. Protagonisti fin dalla mattina abbiamo Bystrom, Robeet, Duquennoy, Wallays, Soler, Thompson, Soupe, Smukulis e, ovviamente, quel Silvan Dillier che arriverà con Sagan fino al traguardo. Quando parte il campione del mondo gli altri hanno probabilmente già finito quasi tutte le energie e si forma un quartetto, con dei fuggitivi, che ben presto diventa una coppia. Mancano circa una cinquantina di chilometri. Nel gruppo di tutti gli altri big, i vari Terpstra, Van Avermaet e Stuyven collaborano più che altro di circostanza ma senza dare l’impressione di poter realmente andare a riprendere uno scatenato Peter Sagan. Il vantaggio si dilata fino ad assestarsi intorno al minuto; un’azione incredibile dello slovacco: coraggio e talento al servizio della sua Specialized. Il tentennamento di tutti i migliori, dettato sicuramente da energie carenti, è stato il via libera definitivo per Sagan verso la leggenda e la conquista di un altro pezzo di storia del ciclismo.

Camphin-en-Pévèle e soprattutto Carrefour de l’Arbre, sono gli il ultimi e durissimi settori di pavè che restano per compiere questa fantastica impresa. Sagan prende la testa, si volta di tanto in tanto e quasi si sorprende di come Dillier (che va detto non risparmia cambi secondo le proprie possibilità) sia ancora attaccato alla sua ruota. Una lieve sensazione di beffa che però sparisce al Velodrome. In questo teatro hanno trionfato i più grandi del ciclismo mondiale e anche questa volta non può che essere cosi:  Peter Sagan sfodera l’attacco decisivo a 100 metri dal traguarda e, si sa, pochi lo battono in volata. Un trionfo! L’esultanza del campione del mondo lascia sfogare tutta la tensione e probabilmente anche tutta la rabbia accumulata in una settimana piena di polemiche e di pressioni. Alla fine ha vinto il più forte!

Purtroppo, a chiusura di questo articolo sulla Roubaix,  dobbiamo dare la bruttissima notizia della scomparsa di è Michael Goolaerts, 23enne belga della Verandas Willems-Crelan. Il 23enne è stato trasportato in elicottero a Lille dopo aver accusato un arresto cardiaco nel settore 28 di pavè fra Viesly e Briastre: è caduto ed è stato rianimato a bordo strada. I sanitari lo hanno sottoposto a massaggio cardiaco in gara, è stato rianimato con il defibrillatore e dopo essere stato intubato è stato portato direttamente in ospedale. Purtroppo dopo poche ore, intorno alle 22.40, si è spento mettendo giustamente in secondo piano l’aspetto agonistico della gara. Rimane il grande dolore e dispiacere per la carriera di un ragazzo che si è infranta così, pedalando sulle strade della leggenda alla rincorsa di sogno chiamata Parigi-Roubaix.

CIAO MICHAEL!!! 


ORDINE D’ARRIVO DELLA PARIGI-ROUBAIX
1 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 05:54:06
2 Silvan Dillier (Swi) AG2R La Mondiale
3 Niki Terpstra (Ned) Quick-Step Floors 00:00:57
4 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team 00:01:34
5 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo
6 Sep Vanmarcke (Bel) EF Education First-Drapac p/b Cannondale
7 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin 00:02:31
8 Taylor Phinney (USA) EF Education First-Drapac p/b Cannondale
9 Zdenek Stybar (Cze) Quick-Step Floors
10 Jens Debusschere (Bel) Lotto Soudal

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