Lo Squalo si divora la Milano-Sanremo

 

Neanche il tempo di gustarsi la Tirreno-Adriatico, che è subito il momento di un’altra grande classica del ciclismo mondiale: la Milano-Sanremo!! La prima classica monumento della stagione è alla sua edizione numero 109 e vede ai nastri di partenza numerosi corridori di spessore. A contendersi questa prestigiosa e difficile classica per velocisti ci sono il campione del mondo Peter Sagan, Greg Van Avermaet (Campione Olimpico), Michal Kwiatkowski (campione uscente), Mark Cavendish, Marcel Kittel, Matteo Trentin, Arnaud Demare, Elia Viviani, Andrè Greipel, Michael Matthews, Alexander Kristoff (Campione Europeo), Filippo Pozzato ed un certo Vincenzo Nibali (che proprio veloce non è). Tuttavia, solo uno di questi grandissimi campioni arriverà con le braccia al cielo nel centro di Sanremo ed entrerà a far parte della leggenda.

La Milano-Sanremo si svolge sul classico percorso che, da 109 anni a questa parte, ha collegato Milano con la riviera di Ponente attraversando Pavia, Ovada, il Passo del Turchino per poi scendere su Genova Voltri. Da qui si procede verso ovest attraverso Varazze, Savona, Albenga fino a Imperia e San Lorenzo al Mare dove, dopo la classica sequenza dei Capi (Mele, Cervo e Berta), si affrontano le due salite inserite negli ultimi decenni: Cipressa (1982) e Poggio di Sanremo (1961). In particolare, la discesa dal Poggio è piuttosto tecnica e può favorire eventuali attaccanti: un margine anche ridotto può ampliarsi in vista degli ultimi 2,2 chilometri pianeggianti fino all’arrivo in via Roma. L’ultima vera curva ai 750 metri dalla conclusione, anche se l’ingresso al rettilineo finale tende leggermente verso destra. Dopo circa 290 km il vincitore di giornata potrà salire sul gradino più altro del podio di Sanremo e festeggiare una delle classiche monumento più belle e storiche del mondo.

La partenza da Milano è di quelle da incubo: cielo grigio, freddo, tanta pioggia e strade semi-allagate. Tutto quello che un ciclista non vorrebbe mai incontrare! Quella che viene definita come la “classica di primavera” rischia di trasformarsi in un inferno fatto di acqua e freddo. Pochi chilometri dal via e subito prende il largo un drappello di 9 corridori composto dagli italiani Mirco Maestri e Lorenzo Rota della Bardiani CSF, Matteo Bono della UAE e Jacopo Mosca della Wilier Selle Italia; da Kobernyak della Gazprom, Sagiv e Van Winden della Israel Cycling Academy, Hatsuyama della Nippo Vini Fantini e da Planet della Novo Nordisk. Nessun nome di spicco o di importanza chiave in ottica della vittoria finale. I novi all’attacco arrivano ad avere un vantaggio massimo di 6’22’’ sul gruppo dei migliori ma il loro destino sembra già essere scritto. Quando mancano circa 60 chilometri al traguardo il vantaggio inizia sensibilmente a diminuire finché la fuga esplode sulla spinta della Bora-Hansgrohe di Sagan. In testa restano solo Matteo Bono, Van Winden, Maestri e Rota. Nel gruppo dei migliori sembra in netta difficoltà Marcel Kittel che continua a fare l’elastico sui primi colli affrontati dalla gara. Ai -30 chilometri dal traguardo i 9 corridori che componevano la fuga vengono ripresi e tutto il gruppo si ricompatta.

La Cipressa, salita lunga circa 5,5 km con una pendenza media intorno al 4%, è il primo, vero, spartiacque per testare le reali condizioni dei favoriti. Sulla salita, tuttavia, non succede praticamente nulla. In testa al gruppo si fanno vedere l’Astana e il Team Sky, anche il nostro Vincenzo Nibali corre nelle prime posizioni per non rischiare nulla e per tenere davanti Colbrelli. Sul tratto di strada che precede l’arrivo sul Poggio, c’è  da registrare la clamorosa caduta di Mark Cavendish. Il britannico della Dimension-Data, tanto sfortunato quanto distratto, finisce contro uno spartitraffico ed è costretto al ritiro dopo una capovolta a 360° al limite del comico.

La gara si anima definitivamente quando mancano circa 7 chilometri al traguardo. Vincenzo Nibali, corridore da grandi corse a tappe, parte sulla salita del Poggio e fa subito il vuoto dietro di lui. La salita non è sicuramente delle più dure, stiamo parlando di circa 3,7 km al 4% di pendenza media, ma il gruppo non accenna a reagire e dimostra di non credere troppo nell’azione del siciliano. Anche il pubblico da casa sembra incredulo ma eccitato dall’azione dello squalo: tutti si aspettavano una corsa serrata fino ai chilometri finali ed un classico arrivo in volata. Nibali non ci sta e anticipa tutti provando il numero da circo. In discesa prova ad inseguirlo il solo Matteo Trentin ma l’azione del corridore italiano della Mitchelton-Scott si spegne all’ultimo chilometro.

In un disperato tentativo Maximilian Richeze prova a riportare sotto Alaphilippe (Quick Step – Floors), ma Nibali ha ormai accumulato un vantaggio sufficiente per arrivare da solo al traguardo. Alle sue spalle sprintano Caleb Ewan (compagno di squadra di Trentin) e Démare, seguiti da Kristoff (Campione Europeo 2017) e Roelandts. Al 6° posto si piazza Peter Sagan, che resta ancora una volta a bocca asciutta, con Colbrelli che arriva invece 9°. Kwiatkowski (Team Sky), fresco vincitore della Tirreno-Adriatico, chiude all’11° posto; mentre il campione olimpico, Greg Van Avermaet (BMC), raccoglie solo la diciassettesima piazza. Nibali e tutta l’Italia possono festeggiare una vittoria tanto bella quanto inattesa e insperata. Era dal 2006 che un corridore azzurro non vinceva sul traguardo di Via Roma: era l’anno del #Maestro Pippo Pozzato e della sua Quick-Step. Solo il guizzo di un grande campione avrebbe potuto sorprendere corridori del calibro di Peter Sagan e Michal Kwiatkowski (i due contendenti principali della vigilia).

Non lo se nemmeno io come ho fatto. Dovevo correre per Corbrelli, ho seguito un attacco sul Poggio, poi ho capito che potevo fare il vuoto e sono andato a tutta fino all’arrivo” – cit. Vincenzo Nibali

Questo trionfo alla Milano-Sanremo è soltanto la ciliegina sulla torta di una carriera, come quella di Vincenzo, che deve ancora finire e che ci riserverà sicuramente altre sorprese. Lo squalo non smette mai di stupire e di conquistare i cuori dei numerosi tifosi e appassionati di ciclismo. Dopo 2 vittorie al Giro d’Italia, 1 Tour de France, 1 Vuelta Espana, svariati podi nelle corse a tappe, 2 Campionati italiani e 2 Giro di Lombardia, arriva anche una vittoria in una classica monumento di un giorno. Era da dodici anni che un ciclista italiano non finiva sul gradino più alto del podio alla Sanremo e Vincenzo Nibali, grazie alla generosità, al coraggio e al talento, è riuscito a fare sua la corsa ed entrare definitivamente nella leggenda. Ma erano anche più di vent’anni che un vincitore di corse a tappe non vinceva la Milano-Sanremo. Un’impresa d’altri tempi!

Tuttavia questi sono tutti dati prettamente numerici che non consentono di cogliere appieno le sensazioni e le emozioni che, un corridore come Nibali, riesce a trasmettere. Molto volte il siciliano viene sottovalutato e/o criticato ingiustamente quando non vince; molte persone dimenticano che lo squalo è il corridore italiano più forte e vincente degli ultimi 10 anni e che è solo grazie a lui se possiamo competere ad alti livelli nelle grandi corse a tappe. Vincenzo è un corridore estremamente razionale (si sa gestire molto bene e non corre pericoli) ma al tempo stesso è guidato dall’istinto e dal talento puro di cui è dotato. Grazie a queste caratteristiche distintive si è guadagnato, nel tempo, il soprannome di “Squalo dello stretto” e, proprio come uno squalo, è riuscito a divorarsi una preda forse più grande di lui: la Milano-Sanremo.

CONGRATULAZIONI VINCENZO!!!


Classifica Finale:

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