Grandi Salite: Lo Zoncolan!

Le grandi salite hanno sempre avuto un grande fascino nelle menti e nei cuori non solo degli appassionati di ciclismo ma anche degli amanti dello sport in generale. Affrontare una “grande salita” vuol dire mettere alla prova se stessi ed entrare, una volta completata, in una sorta di “leggenda” sportiva. Chi di noi non si è mai vantato con amici, parenti o conoscenti per aver portato a termine questa o quella salita? Chi di noi non ha mai provato un senso di invincibilità dopo aver concluso una salita dura e fatica? Nella salita risiede l’animo del ciclismo e, volendo analizzarla in maniera più approfondita, risiede anche la metafora della vita: una costante salita per arrivare al successo; fatica, sacrifici, grinta e carattere per avere poi una ricompensa materiale o anche solo morale.

Ho a lungo pensato a come iniziare questa nuova “rubrica”; ogni salita avrebbe meritato l’onore di essere la prima ad essere descritta e raccontata, ogni salita ha un suo tratto epico e caratteristico. Tuttavia, mi sembrava giusto esordire con una delle più famose ed impegnative salite di tutto il panorama ciclistico europeo e mondiale: lo Zoncolan!

“Quando fai lo Zoncolan ti sei laureato in ciclismo!” – Davide Cassani

Questa citazione dell’attuale commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo riassume perfettamente quello che rappresenta per un appassionato di ciclismo, o anche per un semplice sportivo, scalare questa mitica salita. Se riesci a salire sullo Zoncolan, non hai più nulla da temere!

La salita inizia ufficialmente da Ovaro (Friuli Venezia Giulia) e misura circa 10,1 km, con pendenza media dell’11,9% e pendenza massima del 22%. In totale sono 1203 metri di dislivello: da Ovaro (530 m.l.m) a Sella M. Zoncolan (1730 m.l.m.). Grazie a queste caratteristiche “infernali” la salita si è guadagnata il soprannome di “kaiser”.

Altimetria Zoncolan

Fin dal primo chilometro il ciclista è avvisato: questa salita non scherza; o si è mentalmente e fisicamente preparati o è meglio lasciar stare. Il primo chilometro va dal paese di Ovaro alla piccola frazioncina di Liariis e presenta subito pendenze intorno all’ 9-10%. In questa fase iniziale della salita, solitamente, si è avvolti da un sentimento di timore e di rispetto, ma anche di incredulità e leggere sconforto. “Se è già dura cosi, come sarà più avanti? Ce la farò a raggiungere la vetta?” La strada per lo Zoncolan non è ancora del tutto iniziata ma le pendenze sono di quelle vere, di quelle che si fanno sentire nelle gambe, e il tuo fisico inizia già a mettersi sulla difensiva e tenta di risparmiare più energie possibili.

Arrivati nel centro di Liariis, si svolta a destra e si imbocca il secondo tratto della strada provinciale (SP) 123. Questo è uno dei tratti più famosi e intimidatori di tutta la salita: il ciclista è circondato da cartelli e da scritte “dantesche” poco rassicuranti, roba da far scendere dalla bicicletta. “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” – “La porta per l’inferno” – “Qui si va sulla salita dolente, qui si va nell’eterno dolore”. Nonostante questo però, tutti muoiono dalla voglia di testarsi, di riuscire nell’impresa e di entrare nella “storia”.

Inizio Zoncolan

Subito dopo essere usciti dal centro abitato di Liariis ed essere transitati sotto “La porta per l’inferno”, la salita letteralmente si impenna con pendenze costantemente intorno al 15-16%. Dalla sella della bicicletta sembra di assistere a qualcosa di sovrumano: una parete di asfalto mai vista prima. La salita procede con pendenze costanti per circa sei, interminabili, chilometri e le pendenze raggiungono picchi del 22%. Questo è il tratto dove, durante il Giro D’Italia, i corridori possono fare la differenza ed entrare nella leggenda o dove le ammiraglie e le moto di ripresa bruciano le loro frizioni.

Passati questi chilometri infernali, dove le gambe scottano e la bici sembra essere inchiodata all’asfalto, la strada “spiana” e torna su pendenze più “abbordabili” o, meglio ancora, più umane. Infatti a partire dal nono chilometro dello Zoncolan, dopo aver lasciato sulla destra il bivio che porta alla Malga Pozof (1567 m.l.m.), le pendenze si aggirano intorno al 7-8% di media; la salita consente, quindi, un lieve riposo fisico e nella mente del ciclamotore inizia ad affiorare un sentimento di soddisfazione e di onnipotenza che sarà fondamentale per arrivare fino alla vetta.

La parte più difficile dell’ascesa dello Zoncolan, ormai, è alle spalle. I terribili e interminabili “muri” di asfalto lasciano il posto ai tornanti più famosi e, soprattutto, alle mitiche gallerie. La salita diventa quasi piacevole, la foresta si dirada, e ci si rende subito conto di respirare un’aria diversa, aria di ciclismo. Davanti agli occhi hai la strada, ma dentro ai tuoi occhi ci sono i momenti epici del ciclismo, le folle incitanti, le gesta dei campioni. La tua mente sta sognando e, grazie al tuo sognare, continui ad andare avanti macinando metri su metri. Entri nella prima delle tre gallerie e ti guardi intorno incuriosito e affascinato: il fondo è cementificato ma irregolare; l’aria è molto umida, quasi fredda, e l’impianto di illuminazione c’è ma l’oscurità lo sovrasta. Uno scenario leggendario. Esci dalla medesima galleria e ti vengono in mente le gesta dei campioni: da Gilberto Simoni a Contador, da Ivan Basso a Michele Scarponi e cosi via. E cosi anche nella seconda e nella terza galleria. I tornanti nel frattempo ti aiutano ad entrare nella leggenda di questa salita e ti spronano a spingere sempre di più sui pedali: tutte le ultime curve, infatti, riportano le immagini dei grandi campioni in grado di domare e conquistare questa epica ascesa.

Galleria Zoncolan

L’uscita dalla terza galleria, però, è la più bella e significativa. E’ una sensazione difficile da raccontare. Ti rendi conto di esserci riuscito: stai per conquistare una delle salite più difficili del mondo; forse, la salita più difficile d’Europa. Anche se gli ultimi 500 metri tornano a salire con pendenze significative intorno al 12%, la tua testa e le tue gambe sono oramai proiettate verso la vetta. Saranno i 500 metri più belli ed appaganti che tu abbia mai percorso. Solo gli ultimi metri del Mont Ventoux sono, forse, comparabili per emotività e grandezza.

Alla fine della salita, una volta arrivati in vetta, sorge un monumento in onore di tutti i ciclisti del mondo e la foto di Franco Ballerini, l’amato ex ciclista e commissario tecnico della nazionale morto in un incidente di rally. Portare a termine lo Zoncolan, come abbiamo detto all’inizio, equivale a laurearsi in ciclismo: è un’esperienza unica e indimenticabile. Ti segna dentro, ti cambia, e ti aiuta a comprendere più a fondo che, nonostante le fatiche e gli ostacoli che la vita di tutti i giorni ti può presentare davanti, con costanza, grinta e determinazione tutto diventa possibile. Le salite più pendenti si spianano, le fatiche più grandi vengono ripagate e la paura si trasforma, alla fine, in soddisfazione.

E’ giusto concludere questo breve ma, si spera, interessante articolo ricordando che il Monte Zoncolan è anche definito da molti come “lo Stadio del ciclismo” e l’immagine qui sotto ci spiega il perché….

A presto!

Stadio Zoncolan

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