Un Olandese in Rosa!

Milano, Piazza Duomo,ore 17.32; Tom Dumoulin si aggiudica la centesima edizione del Giro d’Italia! E’ in assoluto il primo olandese ad aggiudicarsi la corsa rosa e già questo basterebbe a rendere indimenticabile questa edizione già di per sé storica e speciale!

Questo, in poche parole, è il Giro 100!!! (Figura 1)

Trofeo Senza Fine
Figura 1 – Trofeo Senza Fine, Giro 100

Tutto parte, però, 3.615 km prima da Alghero, in Sardegna! La prima tappa di un grande giro, si sa, è un concentrato di tensione, emozioni e felicità; ma questa volta invece la prima tappa assume un significato ben più profondo. Questa volta la piazza ed il gruppo (il “peloton”) sono tutti esclusivamente per una persona, un campione: Michele Scarponi. L’omaggio è di quelli forti, sentiti ed indimenticabili. Indimenticabile, proprio come la corsa che di lì a poco prenderà il via!

La prima tappa si conclude senza problemi e, come previsto, con una volata di gruppo. La prima maglia rosa, però, è una assoluta sorpresa; un nome pressoché sconosciuto anche ai bookmakers! E’ Lukas Pöstlberger, della Bora-Hansgrohe (il team del campione del mondo Peter Sagan, per intenderci), il nome che ha messo in scacco i vari Greipel, Ewan, Nizzolo e Gaviria; i “giganti” dello sprint!! E’ la prima grande sorpresa di questa edizione!

La seconda e la terza tappa volano via senza problemi e, come da previsioni dei più esperti, si concludono con volate di gruppo. La vittoria va, rispettivamente, a André Greipel (Lotto Soudal) e a Fernando Gaviria (Quick-Step Floors); i quali avranno anche il privilegio di indossare il simbolo del primato (3 maglie rosa diverse in 3 giorni) e la storica maglia ciclamino (leader della classifica a punti). (Figura 2)

Gaviria Rosa
Figura 2 – Fernando Gaviria in Rosa!

La quarta tappa, invece, è una delle più temute di tutto il Giro ed una delle più attese da tutti gli uomini di classifica. In particolare, ce n’è uno che l’ha cerchiata di rosso sul suo calendario fin dalla presentazione del tracciato in autunno: stiamo parlando di Vincenzo Nibali, “Lo squalo dello stretto”. L’arrivo di tappa è previsto in cima all’Etna, la montagna di casa del campione siciliano. Tutto procede secondo i piani: tappa veloce, fuga ristretta tenuta sotto controllo dal gruppone, big che aspettano l’ultima ascesa e che fanno lavorare i loro squadroni. Sull’ultima salita, però, non succede niente: i big si studiano e si marcano stretti e questo favorisce solo il fuggitivo Jan Polanc (UAE Team Emirates) che andrà ad aggiudicarsi la tappa dopo una giornata intera in fuga (Figura 3). L’unico dei big che tenta un timido allungo è proprio Vincenzo Nibali, ma senza aver successo. Così, anche la tappa dell’Etna vola via senza particolari stravolgimenti in classifica generale. Cambia solo la maglia rosa che, dalle spalle di Gaviria, va su quelle del compagno di squadra Bob Jungels.

Polanc Etna
Figura 3 – Jan Polanc sull’Etna

Nelle tappe successive tutto procede in maniera tranquilla, con i big che non si sfidano e attendono momenti più propensi. Infatti, è la tappa del Blockhaus che fornisce le prime indicazioni su chi potrai giocarsi la vittoria finale di questo Giro 100. O almeno, ci dice con certezza chi non se lo giocherà affatto! Geraint Thomas e Mikel Landa, i capitani della corazzata del Team Sky, rimangono coinvolti in un discutibile incidente e finiscono subito fuori dai giochi con ritardi abissali (Landa) e danni fisici non irrilevanti (Thomas). Tra gli altri big bisogna invece registrare i continui attacchi di Nairo Quintana (Movistar Team), forse il più forte scalatore presente a questo giro, e le altrettanto continue risposte di Thibaut Pinot (FDJ) e di Vincenzo Nibali (Barhain Merida), il quale però dovrà desistere a 3 km dall’arrivo. Bisogna però sottolineare la formidabile prova di un olandese! No, non è Bauke Mollema della Trek Segafredo. Questa volta è un cronoman, una ragazzo classe ’90 proveniente da Maastricht: si chiama Tom Dumoulin. Il capitano del Team Sunweb si stacca subito all’inizio della salita del Blockhaus, ma lo fa volontariamente per andare su col suo passo e non andare fuori giri. Si rivelerà la scelta migliore in assoluto e uno dei momenti chiave di tutto questo Giro d’Italia. Al traguardo arriverà terzo, dietro solo a Quintana e Pinot, perdendo solo una manciata di secondi dal primo (30 circa) ma staccando tutti gli altri scalatori nonché diretti avversari (Nibali, Mollema, Pozzovivo, Zakarin, Jungels). Alla nona tappa cambia anche la maglia rosa, che va sulle spalle di Nairo Quintana (sembra l’inizio della cavalcata gloriosa per il campione colombiano).

La tappa successiva, la decima, arriva dopo un giorno di riposo ed è una prova a cronometro individuale (ITT) di circa 40 km (da Foligno a Montefalco). I pronostici della vigilia vengono rispettati: Tom Dumoulin, argento olimpico nella disciplina a Rio 2016, si aggiudica la tappa senza problemi. Quello che lascia tutti con la bocca aperta sono i distacchi, dei veri e propri “solchi”, che l’olandese è riuscito a mettere tra sé e i più forti uomini da corse a tappe. Infatti, alla fine della giornata la classifica generale recita questo: Tom Dumoulin leader e in maglia rosa, Quintana a 2’23”, Mollema a 2’38”, Pinot a 2’40”, Nibali a 2’47, Thomas e Landa definitivamente fuori dai giochi con più di 3 minuti.

Una primo verdetto è stato emesso: l’olandese della Sunweb sembra fare sul serio!! E proprio nella tappa dedicata al ricordo di Marco Pantani, sulla salita che porta al santuario di Oropa, questa sensazione viene ribadita e confermata alla grande! Dopo i primi affondi di Quintana ad inizio salita, la maglia rosa si muove in prima persona e va prima a riprendere lo scalatore colombiano e poi a vincere la tappa staccando tutti. E’ la consacrazione definitiva della maglia rosa, l’atto che fa entrare di diritto Tom Dumoulin tra i principali (se non il principale) favoriti per il successo finale! D’altra parte, la cronometro finale con arrivo a Milano gioca tutta arrivo suo favore!

Prima di arrivare a Milano, però, c’è da affrontare una terza settimana, l’ultima del Giro, piena di insidie e piena di montagne (le temutissime dolomiti) con dislivelli quasi disumani.

La prima tappa (16esima sulla carta) della terza settimana viene dopo il giorno di riposo e porterà i corridori da Rovetta a Bormio, attraversando prima il Mortirolo (cima Scarponi) e poi i due versanti dello Stelvio (cima Coppi). Basta questo per capire che la giornata sarà dura e sicuramente fondamentale per l’esito finale del Giro 100. E così sarà..

Nibali Stelvio
Figura 4 – Nibali sullo Stelvio

Tom Dumoulin si alimenta male e, nella seconda discesa dallo Stelvio, prende un colpo di freddo: è costretto a fermarsi a bordo strada per una pausa fisiologica. Si perdono minuti importanti, minuti che pesano come macigni sulle spalle dell’olandese!! Ma l’olandese non sembra scoraggiarsi, rimonta in sella alla sua bicicletta e affronta di petto le difficoltà sia fisiche che psicologiche che la salita dello Stelvio gli mette davanti. Ha un ritardo dal gruppo dei migliori di circa due minuti, ma davanti nessuno ne approfitta: sembrano essere quasi finite le forze per tutti. Per tutti, ma non per Vincenzo Nibali che, dopo numerosi allunghi riesce a portarsi via un gruppetto ristretto cui fanno Quintana e Zakarin con i quali scollinerà in vetta all’ultimo passaggio dello Stelvio. La discesa verso Bormio è qualcosa di inenarrabile: lo Squalo dello Stretto si scatena nel suo terreno preferito e, tra gesti tecnici impressionanti e tornanti disegnati meglio di Valentino Rossi, stacca Quintana e si riporta su Mikel Landa (in fuga sin dalla mattina). E’ il trionfo del campione siciliano (Figura 4), la prima vittoria italiana di questo Giro 100, la certezza che questo giro è ancora tutto da giocare e da correre. Infatti, al traguardo finale, la classifica viene notevolmente accorciata: guida sempre uno stoico e incredibile Tom Dumoulin, che riesce a tenere la maglia rosa nonostante le difficoltà fisiche, seguito da Quintana a 31″, Vincenzo Nibali a 1’12”, Thibaut Pinot a 2’38” e Ilnur Zakarin a 2’40”. Tutti gli altri (Pozzovivo, Jungels, Adam Yates, etc.) oltre i 3 minuti di ritardo. Geraint Thomas (capitano del Team Sky) purtroppo non figura più in classifica: ritirato!

Il giorno dopo, 17^ Tappa con arrivo a Canazei in Val di Fassa, ci sarebbe ancora il terreno per qualche attacco importante da parte dei “big” ma le fatiche dello Stelvio e la paura dei difficili giorni che ancora devono arrivare fanno trascorrere al gruppo una delle giornate in assoluto più tranquille di tutto il giro. All’arrivo se la giocano i fuggitivi con vittoria di Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), davanti all’ex campione del mondo Rui Costa (UAE Emirates) e a Gorka Izaguirre (Team Movistar).

La 18esima tappa invece rappresenta il temutissimo e famosissimo tappone dolomitico: “solo” 137 km, da Moena a Ortisei; 3 passi dolomitici (Pordoi, Valparola e Gardena) e circa 4000 metri di dislivello, con arrivo in leggera ma costante salita. Il ritmo iniziale del gruppo è, come in tutto questo giro, supersonico. E’ quindi molto molto difficile fare la differenza quando conta. I tapponi dolomitici, si sa, sono i più temuti da tutto il gruppo e, infatti, non succede nulla fino all’ultima “semplice” salita fino a Ortisei. Sull’ultima ascesa i big giocano a sfidarsi ma senza affondare il colpo: scatta Quintana, risponde Nibali; scatta Nibali, risponde Dumoulin. Solo Pinot e Pozzovivo riescono a trarre vantaggio da questa situazione guadagnano sul traguardo una manciata di secondi che sicuramente non saranno determinanti per la vittoria del Giro. La vittoria di tappa andrà all’americano della BMC, Tejay Van Garderen, davanti ad un sempre ottimo Mikel Landa.

Alla fine del giro, ormai, manca sempre meno. Tre sole tappe: un arrivo in salita (Piancavallo), una tappa mossa (con Grappa e Altopiano di Asiago) e una cronometro di 30 km (l’arrivo finale in piazza duomo a Milano). Chi vuole vincere il giro e sconfiggere il dominio olandese deve muoversi adesso!!!

Infatti nella 19^ Tappa (da San Candido a Piancavallo), l’ultima con arrivo in salita, qualcosa accade. Cambia la maglia rosa!! Sul Piancavallo, dove Pantani riuscì a fare la differenza, Tom Dumoulin da i primi segni di cedimento dopo 3 settimane da assoluto dominatore. Quintana e Nibali (aiutato da un grande Franco Pellizzotti) provano subito ad approfittarne aumentando il ritmo e provando a mettere più secondi possibili tra loro e la “sorpresa” olandese di questo Giro (che, si sa, è anche un grande cronoman). L’obiettivo, alla fine della tappa, viene centrato: Nairo Quintana si riprende la rosa (Figura 5) con 38″ di vantaggio su Tom Dumoulin, 43″ su Nibali e 53″ su Thibaut Pinot.

Quintana Piancavallo
Figura 5 – Quintana in Rosa a Piancavallo

Il giorno seguente, 20esima tappa con arrivo ad Asiago, è quello decisivo! Tutti si sono ormai resi conto che il vero obiettivo é uno solo: staccare il più possibile il capitano della Sunweb, anche e soprattutto adesso che non è più in Rosa. Anche 10 secondi possono risultare un bottino prezioso, ma non sufficiente, in vista della cronometro finale. La tappa, come è facile immaginare, viene affrontata a ritmi impressionanti e già sul Monte Grappa ci sono i primi tentativi di scatto da parte dei big. Sia Nibali che Quintana provano in tutti i modi prima ad isolare e poi a staccare l’olandese “volante” che, almeno in un primo momento, ma non senza fatica, resiste. Sull’ultima salita però, quella che porta sull’altopiano di Asiago, l’ex maglia rosa cede e si stacca scortato dal compagno di squadra Simon Geschke. Cede, si stacca, ma non molla assolutamente: il suo ritardo rimane sempre nell’ordine dei 10/20 secondi, mai di più! E così arriverà anche sulla linea del traguardo: staccato di soli 15 secondi da tutti gli altri pretendenti alla classifica generale grazie al fondamentale aiuto del connazionale Bauke Mollema, del lussemburghese Bob Jungels e di Adam Yates. Dumoulin perde addirittura il podio, ora è 4° a 57″ dalla maglia rosa, ma non perde assolutamente la speranza e la determinazione per ambire alla vittoria finale! Sa bene che tutti lo vedono come il favorito numero 1 e che questa è l’occasione per cambiare la sua carriera e per scrivere la storia del ciclismo olandese (nessun olandese, infatti, ha mai vinto il Giro d’Italia).

Finalmente, o purtroppo (per i milioni di tifosi incontrati per le strade), è arrivata la giornata conclusiva di questo Giro 100. Domenica 28 Maggio, partenza dal famoso autodromo di Monza, arrivo in piazza duomo nel pieno centro di Milano, circa 30 km a cronometro da fare a tutta. In palio c’è la vittoria del Giro d’Italia e a sancirla saranno le lancette impietose di un orologio. Alla partenza la classifica generale dei primi 5 recita questo: Nairo Quintana maglia rosa, Nibali secondo a 39″, Thibaut Pinot terzo a 43″, Tom Dumoulin quarto distante 53″ e Ilnur Zakarin quinto a 1’15”. Probabilmente il giro più indeciso di sempre, tutto si può ancora decidere: alla fine basta poco: una giornata storta, una foratura, un problema meccanico, una caduta. Si sa, il ciclismo è anche questo!

L’ultima tappa è una passerella praticamente per tutti, tranne che per gli uomini che si giocano la top 10 della classifica generale. Questo volta, oltre alla maglia rosa, ci si gioca anche la maglia bianca di miglior giovane (contesa tra Adam Yates e Bob Jungels). L’emozione e la tensione dell’ultima tappa è qualcosa di indescrivibile, come è indescrivibile la prestazione di un altro olandese, Jos Van Emden della Lotto NL-Jumbo, che vola letteralmente verso il traguardo finale chiudendo i 29 km dell’ultima tappa in 33’08” (quasi 53 km/h di media). Si preannuncia una festa tutta olandese al Giro 100.

Tom Dumoulin
Figura 6 – Tom Dumoulin all’Autodromo di Monza

Alle 16.47 scende dalla pedana Tom Dumoulin (Figura 6), visibilmente teso ma allo stesso tempo estremamente concentrato: tutti i favori del pronostico sono su di lui! Tre minuti dopo, alle 16.50 scende in strada il quarto della classifica general, Thibaut Pinot; alle 16.53 è il turno del nostro Vincenzo Nibali (vincitore già di 2 Giri, 1 Tour de France e 1 Vuelta Espana). Ma tutti attendono la maglia rosa, sulla carta il più penalizzato tra i migliori in questo tipo di disciplina: alle 16.56 è la volta di Nairo Quintana (vincitore del Giro nel 2014). Il pronostico, purtroppo per i rivali, viene ampiamente rispettato: il capitano della Sunweb, argento olimpico a cronometro, vola verso il centro di Milano “mangiandosi” tutto il vantaggio che i rivali diretti avevano provato a guadagnare nei giorni precedenti. Nairo Quintana e Vincenzo Nibali non sfigurano ma neanche brillano, diciamo che fanno il possibile per tenere duro e almeno non perdere il podio.

Alle 17.32 di Domenica 28 Maggio, dopo 3615 km lungo tutta la penisola italiana, Tom Dumoulin diventa ufficialmente il primo olandese a vincere il Giro d’Italia e soprattutto il vincitore di una edizione che rimarrà nella storia: il Giro numero 100!! Dopo 21 tappe la classifica finale recita (Figura 7): Tom Dumoulin 90h,34min,54sec; Nairo Quintana secondo a 31″, Vincenzo Nibali terzo a 40″ (9° podio per lui in un grande giro, come Fausto Coppi e Miguel Indurain); Thibaut Pinot è la grande delusione di questa ultima giornata, sfigurando a cronometro e finendo giù dal podio a 1’17” dal fenomeno olandese.

Le altre maglie se le aggiudicano: Mikel Landa (Maglia Blu, classifica degli scalatori), Fernando Gaviria (Maglia Verde, classifica a punti) e Bob Jungels (Maglia Bianca, miglior giovane). Da menzionare anche la Maglia Nera di Giuseppe Fonzi (Wilier Triestina) per un giro di assoluta “ignoranza” e grinta.

Podio Giro 100
Figura 7 – Il podio del Giro 100

Che dire di questo Giro 100. Nonostante molti tifosi si siano lamentati per il poco spettacolo in corsa e siano rimasti delusi, bisogna anche dire che è stato un giro di altissimo livello. Erano parecchi anni che non si presentavano al via cosi tanti campioni. Esclusi i vari Froome, Sagan, Contador, Valverde e Aru (infortunato), gli altri c’erano tutti (Nibali, Quintana, Pinot, Mollema, Jungels, etc.) e tutti sono venuti in Italia con ambizioni di classifica e non per fare una semplice comparsa. La media della corsa è sempre stata altissima anche in tappe che potevano essere di semplice trasferimento. Lo spettacolo offerto da tutto il pubblico per le strade e nelle piazze e dallo splendido scenario della nostra penisola (dalle isole alle dolomiti,) non ha nulla a che vedere, secondo me, con la mediaticità pura del Tour de France: il Giro è passione, è spettacolo, è amore, è fatica, è sofferenza, è gioia.

In poche parole, il Giro è vita e già ci manca da morire!! Appena finisce il Giro ti manca qualcosa, ti manca un punto fermo; subito scatta il conto alla rovescia, le indiscrezioni e le fantasie per l’anno successivo. Ai tifosi piace sognare e fantasticare sulle gesta dei loro beniamini, si sa, e il Giro d’Italia rappresenta per molti un momento di fratellanza e libertà. E’ sempre stato cosi e sempre lo sarà: i campioni passano ma le emozioni restano, per sempre!!

P.S. Da ultimo mi sento di menzionare ancora una volta Michele Scarponi (Figura 8). Questo Giro credo sia stato per te: ci sei mancato e ci manchi da morire campione. Tutti hanno cercato di onorarti e di dedicarti un gesto sportivo degno di nota (Mikel Landa, Nibali, Luis Leon Sanchez e altri); questo il pubblico lo ha notato e per le strade i cartelli e le scritte dedicate a te erano quasi ad ogni chilometro. Ciao Michele, resti sempre con noi!

Michele Scarponi
Figura 8 – Ciao Michele!

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